direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Restrizioni dei criteri post Brexit per il visto lavorativo in UK, interrogazione della senatrice Sbrollini (Italia Viva) al Ministro degli Affari Esteri

SENATO DELLA REPUBBLICA

 

ROMA – La senatrice Daniela Sbrollini (Italia Viva) ha indirizzato al Ministro degli Esteri un’interrogazione in merito alle restrizioni dei criteri post Brexit per ottenere il visto lavorativo nel Regno Unito. Nell’interrogazione si segnala l’entrata in vigore nel Regno Unito di un importante pacchetto sull’immigrazione, varato dal Governo guidato da Rishi Sunak, che restringe ulteriormente i criteri per il visto lavorativo che consente la permanenza nel Paese. In particolare si prevede l’innalzamento dello stipendio minimo annuo richiesto per ottenere il visto che passa dalle attuali 26.200 a 38.700 sterline. Senza il raggiungimento di tale soglia, nessun lavoratore potrà essere sponsorizzato dalle aziende e quindi ottenere il visto lavorativo. In proposito nell’interrogazione si ricorda che solo il 27 per cento degli inglesi guadagna quanto il nuovo salario minimo richiesto e che quindi appare quindi estremamente difficile per un giovane lavoratore o un neolaureato italiano, che magari ha investito in somme notevoli per formarsi nel Regno Unito, ottenga un lavoro con una retribuzione simile. Nel Regno Unito, – si segnala poi nel testo – secondo i dati dell’AIRE, ci sono attualmente oltre 550.000 italiani, cifra che supera le 700.000 unità se si considerano anche i non iscritti. L’età media è di 37 anni e circa il 30 per cento sono ragazze e ragazzi under 30. Dall’interrogazione viene anche rilevata l’introduzione di una nuova soglia salariale necessaria per ottenere un documento che consente il ricongiungimento con un familiare nel Regno Unito, che passa da 18.600 a 29.000 sterline. Una cifra che poi, entro l’inizio del 2025, salirà ulteriormente a 38.700. Previsto inoltre un visto speciale che consentirebbe ai lavoratori under 30 o under 35 di restare nel Regno Unito per due anni senza sponsorizzazione. Questo visto è concesso però solo a persone provenienti da Giappone, Australia, Canada, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Monaco, San Marino e Andorra, non includendo quindi alcuno Stato dell’Unione europea. Alla luce di questo contesto, che rappresenta un problema per i per tutti i cittadini italiani che hanno rapporti stabili e consolidati col Regno Unito o che, comunque, intendono recarvisi per sviluppare relazioni che affondano le proprie radici nella comune storia europea, che sussiste a prescindere dalla Brexit, la senatrice Sbrollini chiede di sapere “quali iniziative di propria competenza il Ministro degli Esteri intenda intraprendere al fine di sollecitare l’adozione di criteri per il rilascio del visto per il Regno Unito che consenta di tutelare i lavoratori o giovani laureati italiani che attualmente risiedono nel Regno Unito e che rischiano di non ottenere il rinnovo del visto dopo anni di lavoro o investimenti sul proprio futuro professionale”. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform