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Report 2020 sui chiedenti asilo della Fondazione Migrantes: “Costretti a fuggire…ancora respinti”

MIGRAZIONI

 

ROMA – “La crisi causata dalla pandemia da Covid-19 ha ridimensionato tante altre emergenze umanitarie che affliggono milioni di persone, relegando iniziative e aiuti internazionali, essenziali e urgenti per salvare vite umane, in fondo alle agende politiche nazionali. Ma non è questo il tempo della dimenticanza”, si apre con questa citazione di Papa Francesco il Report 2020 sul diritto d’asilo della Fondazione Migrantes che fornisce dati e una ricostruzione sintetica delle principali aree di rischio nel mondo. Sempre più persone in fuga, sempre meno quelle accolte in Europa e in Italia: una domanda globale di protezione in crescita per guerre, violazioni dei diritti, disuguaglianze economiche, mancato accesso al cibo o all’acqua, disastri ambientali e attacchi terroristici trova sempre meno risposte nell’Unione Europea e in Italia. “Con la situazione dei migranti che giungono in Europa via mare attraverso il Mediterraneo centrale – sottolinea il Report – e le risposte di alcuni governi dell’Ue hanno messo in evidenza come la pandemia di Covid-19, una dura prova per tanti Paesi, abbia fornito allo stesso tempo anche i pretesti per una serie di misure ‘difensive’”.Attraverso la geo-localizzazione, il progetto “Exodus-Fuga dalla Libia” si mette in contatto con chi si collega in rete dal suolo libico. Sono centinaia i messaggi vocali ricevuti via WhatsApp a partire dall’estate del 2018. In un anno, solo uno su 140 tra i migranti in Libia raggiunge l’Europa via mare. Gli altri al mare nemmeno arrivano. Nei centri di detenzione ‘governativi’ sono trattenuti altri due migranti su 140. Tutti gli altri sono in balia di un’impunità diffusa che li assoggetta a lavoro forzato non retribuito. La pandemia di Covid-19 ha messo a dura prova persino i sistemi sanitari dei Paesi più avanzati. Ma fra i Paesi che ospitano più rifugiati o sfollati sono soltanto due quelli che, già in una situazione normale, dispongono di posti letto ospedalieri sopra lo standard umanitario di 18 posti ogni 10.000 abitanti: la Germania (80 posti letto) e la Turchia (28,5). Sono oltre 107 mila i rifugiati reinsediati in 26 Stati del mondo da precari Paesi di primo asilo nel 2019, con o senza l’assistenza dell’UNHCR (l’agenzia ONU per i rifugiati). L’UNHCR però stima che i rifugiati che ne avevano bisogno e diritto nell’anno fossero 1 milione e mezzo circa con nuovi sfollati prodotti nel 2019 da disastri ambientali legati a eventi meteorologici: si tratta dei cosiddetti “migranti ambientali” da cambiamento climatico. Sono circa 72 mila gli attraversamenti “irregolari” di migranti e rifugiati registrati alle frontiere esterne dell’Unione europea fra gennaio e settembre 2020: – 21% rispetto allo stesso periodo del 2019. Fra le “rotte” d’ingresso principali sono in aumento solo quella del Mediterraneo centrale e quella dei Balcani occidentali, sia pure con cifre incomparabilmente inferiori rispetto al 2015 dell’emergenza migranti in Europa. Negli ultimi mesi, tuttavia, nell’Atlantico si sono moltiplicati gli arrivi alle Canarie, territorio spagnolo. Sempre fra gennaio e settembre, le rotte migratorie mediterranee e interne all’Europa hanno contato almeno 672 morti o dispersi in mare e 76 in percorsi via terra. Nel 2020, sulle richieste d’asilo nell’Unione europea (circa 196 mila quelle presentate per la prima volta fra gennaio e giugno) si è registrato un calo del 31% rispetto allo stesso periodo del 2019: hanno pesato le restrizioni e i lockdown per la pandemia di Covid-19 in primavera. Nel 2019 l’Ue a 27 Paesi ha registrato circa 612 mila richiedenti asilo per la prima volta (+12% rispetto al 2018). Per numero assoluto l’Italia è quinta dopo Germania, Francia, Spagna e Grecia. Ma se si guarda ai richiedenti per milione di abitanti, con 580 per milione siamo sotto la media europea di 1.371 per milione. Nel 2019 l’Ue ha garantito protezione a circa 295 mila persone (status di rifugiato, protezione sussidiaria o umanitaria). Ancora una volta il 2020 è avviato a concludersi con un totale di arrivi in Italia di migranti e rifugiati via mare certamente in crescita rispetto al biennio 2018-2019 dei ‘porti chiusi’, ma comunque a livelli minimi rispetto agli anni precedenti: poco più di 23 mila gli arrivi nel nostro Paese a fine settembre 2020 contro i circa 132 mila nello stesso periodo del 2016 ed i circa 105 mila del 2017. La rotta del Mediterraneo centrale, cioè quella verso l’Italia e Malta (poco più di 25 mila gli arrivi da gennaio a settembre 2020), continua ad essere la più pericolosa. Anche nel 2020, nelle acque del solo Mediterraneo centrale si è registrato il 70% di tutti i morti e dispersi stimabili per difetto nel “Mare nostrum”. I richiedenti asilo in Italia nel 2020 sono ai minimi degli ultimi anni, anche per il lockdown della prima ondata di Covid-19, che ha paralizzato per mesi anche le procedure d’asilo: al 30 settembre sono stati registrati circa 16 mila richiedenti, due terzi rispetto allo stesso periodo del 2019. Fra i 10 Paesi d’origine con il maggior numero di richiedenti asilo in Italia nel 2020, ci sono i Paesi più insicuri al mondo per guerre e conflitti esterni o interni, militarizzazione, criminalità e violenze. Si tratta di Pakistan, Nigeria, Venezuela e Somalia. Fra gli esiti delle richieste d’asilo in Commissione territoriale, nel 2020 hanno fatto il loro esordio i numeri della protezione speciale introdotta dal primo “decreto sicurezza”, che ha abolito la protezione umanitaria. Numeri bassi: nel 2019 la protezione speciale è stata riconosciuta a 616 richiedenti, meno dell’1% di tutti quelli esaminati; lo stesso è avvenuto nel 2020, con 204 concessioni (periodo gennaio-agosto). Nei primi otto mesi del 2020 sono stati riconosciuti in Italia 5.900 benefici fra status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione speciale: ha ottenuto uno dei tre riconoscimenti appena un richiedente asilo su 5. A fine settembre 2020 il totale di migranti, richiedenti asilo e rifugiati nei servizi di accoglienza italiani, circa 82 mila persone, ha toccato il minimo dell’ultimo periodo: per trovare un valore più basso occorre risalire al 2014, subito prima della grande ‘emergenza migranti’ europea del 2015. Quali sono le zone calde del momento? La rotta balcanica e il confine tra Bosnia e Croazia, ma anche il dramma al confine fra Ue e Turchia alla frontiera ellenica-turca. (Inform)

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