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Renato Zilio: “Pellegrini da Marsiglia”

MONDO SCALABRINIANO

 

MARSIGLIA – Avanzava nella notte come un vascello fantasma. O una chiesa galleggiante. Il nostro bus procedeva tranquillo nell’oscurità tra preghiere e canti da Marsiglia a Padova, per un pellegrinaggio dal 15 al 18 ottobre 2015. Da un porto di mare a un porto… di grazie. Due differenti corali si alternavano: quella dei capoverdiani della Belle de Mai e quella degli studenti universitari dal Gabon del Bon Pasteur. Tutta la notte non si è chiuso occhio. Una veglia, in tutti i sensi. Ma alle 7,00 del mattino appariva davanti una visione: maestosa e solenne la celebre basilica di sant’Antonio, visitata ogni anno da 4 milioni di fedeli.

Prima tappa: Padova

L’hotel ci accoglieva con una colazione fastosa… Ogni delizia a volontà, quasi a ricompensare la notte combattuta – come quella dell’angelo e Giacobbe – tra sonno e preghiera. Padre Enzo Poiana, rettore della basilica, invitava allora i leader della comunità capoverdiana a scegliere la statua del Santo come dono della basilica. Da buoni marsigliesi, la loro scelta cade sulla più bella e la più cara. Così, nella celebrazione più solenne della giornata alle 17,00 la statua posta sulla tomba di sant’Antonio viene benedetta e consegnata. Momenti forti di emozione.

Davanti a un’assemblea numerosa e devota la preghiera in portoghese e il canto delle nostre due corali conquistano i cuori e qualche lacrima. «Ci hanno fatto onore – si confida un’emigrante portoghese del nostro gruppo – per la prima volta mi sono sentita importante!».

Delle strade di Padova e degli altri luoghi visitati non ci dimenticheranno facilmente. Il passaggio della nostra parrocchia internazionale di emigranti era accompagnata da una bandiera arancione di ben cinque metri e una scritta: Marseille et ses mille visages (Marsiglia e i suoi mille volti).  Dietro seguivano cinquanta pellegrini, tra capoverdiani, gabonesi, francesi, maltesi, congolesi, portoghesi… insomma, tutti marsigliesi. Una bella testimonianza di intercultura e di comunione vissuta e testimoniata. Mostrata gioiosamente a un popolo italiano ancora troppo monoculturale. Tuttavia, accogliente e rispettoso.

Seconda tappa: Venezia

A Venezia ci saranno perfino gli inglesi che si avvicinano per conoscere il motivo della manifestazione con un loro «Why, please?…». Il secondo giorno infatti era san Marco che ci attendeva nell’antica e splendida basilica del IX secolo. In un unico battello tutto il gruppo arrivava cantando orgoglioso – quasi in un’invisibile regata – direttamente nel cuore della città costruita sull’acqua. Una sorpresa d’incanto per i nostri emigranti, umilissimi lavoratori nei cantieri o nella pulizia degli uffici. Luisa allora, la guida volontaria della diocesi, ci fa restare con il naso in su per più di un’ora a contemplare la storia e il sapore spirituale degli 8mila metri quadrati di mosaico d’oro, che ricopre volte, pareti e cupole. La si chiama basilica d’oro non per nulla.

L’atmosfera magica di una Venezia sotto un bel sole d’estate in pieno ottobre, ancora straripante di gondole e turisti, ci trasporta in un altro mondo. Ma il nostro passaggio con canti, ritmi e volti africani fa girare la testa a tutti. La clientela dei ristoranti all’aperto si volta sorpresa come un solo uomo. Così, per una segreta vendetta, il canto, il passo e l’allegria del nostro plotone aumentano di ben due toni.

Terza tappa: Vicenza

Al terzo giorno, conquista del famoso santuario di monte Berico di Vicenza, lassù in collina. La Messa è stracolma di fedeli, a stento si fanno largo i nostri marsigliesi quando si sentono invitare per una preghiera e un canto in francese. «Son venuti da Marsiglia per onorare la nostra Madonna!» dice sorridendo padre Lino, il priore della basilica. Poi prende lui stesso un interprete per raccontare la storia del santuario e la fede coraggiosa di un popolo. Ancora dei momenti di grazia alla terza stazione della nostra avventura spirituale.

Il pellegrinaggio si conclude con una nota originale. Ognuno può partecipare ognuno secondo le proprie tasche. O le proprie possibilità. Chi con duecento o chi solo con qualche decina di euro. Alcuni, infatti, ci avevano inviato da sant’Antonio come loro ambasciatori, manifestando la loro solidarietà e il loro aiuto. Merci beaucoup! In fondo, per questi migranti dei quartiere più poveri di Marsiglia non è stato solo vivere un sogno: è stato crescere nella forza della fede. Renato Zilio* – Inform)

* Missionario scalabriniano, autore di Dio attende alla frontiera, Emi, 2011

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