direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Referendum, consiglieri Cgie e presidenti Comites nel webinar informativo in diretta su RadioCom

ITALIANI ALL’ESTERO

 

 

ROMA – Con l’organizzazione della Commissione Continentale Europa e Africa del Nord del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, in collaborazione con RadioCom, i Consiglieri del Cgie ed i Presidenti dei Comites europei hanno discusso con due esponenti politici le ragioni del No (Rosy Bindi) e del SI (Andrea Romano) del prossimo referendum sul taglio dei parlamentari.   Vedi Inform N. 208 https://comunicazioneinform.it/referendum-sul-taglio-dei-parlamentari-ultimo-appuntamento-informativo-del-cgie-in-collaborazione-con-radiocom-ospiti-rosy-bindi-e-andrea-romano/)

Fra i vari interventi del dibattito segnaliamo le parole di  Eleonora Medda (Cgie-Belgio) che ha parlato della necessità di considerare la riduzione dei parlamentari “non come un tabù in se stesso ma dovrebbe essere un aspetto casomai conclusivo nel processo di riforma delle nostre istituzioni e non il punto di partenza”. Per Medda questa modalità di intervento è “un tagliare i parlamentari senza sapere verso dove si va”. La consigliera ha ricordato che, durante una plenaria Cgie di alcuni anni fa, erano stati approvati due articolati di riforma rispettivamente sulla legge istitutiva del Cgie stesso e su quella del Comites “per cercare di rafforzare questi organismi intermedi di rappresentanza che si basano sul lavoro volontario dei consiglieri eletti”, articolati che sono rimasti inascoltati e non hanno avuto seguito. Medda ha poi evidenziando come “il collegio estero sia mal sopportato dalla politica italiana”. Dunque il timore di Medda di fronte al Referendum è quello di una rappresentanza al ribasso per gli italiani all’estero soprattutto al Senato dove si avrà un solo senatore per ogni ripartizione: se passasse la riforma, un senatore eletto in Italia rappresenterebbe circa 300 mila elettori mentre un senatore eletto all’estero circa un milione e mezzo. “In una circoscrizione estera che va, nel nostro caso dal Portogallo alla Siberia, avremo un senatore solo e senza finanziamento pubblico ai partiti. Quale possibilità può avere un cittadino, per quanto bravo, di sostenere una campagna elettorale in queste condizioni?”, ha sollevato il quesito Medda senza contare il rischio di far diventare la Circoscrizione Estera un serbatoio di “posti jolly” per candidati residenti in Italia rimasti senza seggi ai quali poter aspirare ma al contempo senza alcun reale interesse per i problemi degli italiani all’estero. Luca Tagliaretti (Cgie-NCD) ha evidenziato come “il fatto che il taglio dei parlamentari fosse stato già in passato al centro di progetti di riforma non è un dato giustificativo ma solo un dato storico: non è un dato che mi fa capire quale ragione logica ci sia adesso per procedere a questo taglio”, ha commentato Tagliaretti menzionando uno studio di alcuni giorni fa dell’Università Cattolica che ha analizzato il rapporto con gli altri Paesi. “L’Italia è il 24° Paese in Europa come numero di rappresentanti in rapporto alla popolazione, quindi non è vera la leggenda per la quale l’Italia sarebbe il paese con più parlamentari: dopo il taglio diventerebbe il 27° Paese europeo”. Raffaele Napolitano, Presidente dell’Intercomites Belgio, ha ricordato come già oggi la rappresentanza estera sia in sofferenza con diciotto parlamentari e quindi con meno eletti si avrà una squilibrio ancora più grande. “Abbiamo un bisogno urgente di riforme: quella che noi chiamiamo democrazia rappresentativa si nutre di rappresentanza”, ha commentato Napolitano evidenziando come questi problemi strutturali non verranno meno in assenza di riforme anche nel caso in cui prevalga il ‘no’ al referendum. “Nel 2021 saremo chiamati al rinnovo dei Comites e dobbiamo arrivare a questa scadenza elettorale con un sistema riformato ed il quesito referendario non va a regolare i problemi che abbiamo come italiani all’estero”, ha precisato Napolitano. Isabella Parisi (Cgie-Germania) ha parlato “non di crisi della politica ma di crisi dei partiti che hanno portato a questo referendum, perché c’erano altre riforme da fare per gli italiani all’estero”, ha lamentato Parisi evidenziando come le rappresentanze spettino di diritto a tutti i cittadini a prescindere da dove vivano. Enrico Musella (Cgie-Francia e membro del Comites di Nizza) si è detto “preoccupato da un taglio fatto con la scure sul nostro Parlamento perché la democrazia deve essere partecipata come quando si viveva la politica con la consapevolezza del peso della scelta degli elettori”, ha spiegato Musella auspicando dei correttivi alla disaffezione dei cittadini verso la politica. Pietro Mariani (Presidente Comites Madrid) ha definito a sua volta il referendum come “un taglio con la scure usando la scusa del risparmio: la democrazia ha un costo e se continuiamo con questa linea arriveremo al risparmio su tutti gli altri servizi”, ha commentato Mariani rilanciando la tutela degli italiani all’estero in quanto rappresentano un valore per il Paese. Maria Chiara Prodi (Cgie-Francia) ha ricordato anche il lavoro che i parlamentari devono svolgere nei territori di provenienza ed il fatto che i corpi intermedi sono più deboli. “Ridurre la rappresentanza ad una ‘regione’ come quella degli italiani all’estero che invece si spande di anno in anno è una scelta suicida”, ha commentato Prodi evidenziando come a fronte di questa riduzione parlamentare Comites e Cgie dovranno assumere un ruolo maggiore: a tal proposito è stato ricordato l’imminente avvio del ciclo di incontri formativi preparatori in vista del rinnovo di questi organismi rappresentativi. Tommaso Conte (Comites Stoccarda) ha espresso il proprio parere contrario al taglio dei parlamentari. Vincenzo Mancuso (Cgie-Germania) ha espresso contrarietà a questa riforma e ha sostenuto la neccessità di avere una rappresentanza proporzionale al numero di residenti all’estero e ha ricordato le proposte di riforma di Comites e Cgie. (Simone Sperduto/Inform)

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