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Reddito di cittadinanza e assegno unico: Fabio Porta (Pd) sulle procedure di infrazione avviate contro l’Italia dalla Commissione Europea

PARLAMENTARI CIRCOSCRIZIONE ESTERO

 

ROMA – La Commissione Ue ha deciso di avviare procedure d’infrazione contro l’Italia in merito al nuovo assegno unico e al reddito di cittadinanza.

Per la Commissione il reddito di cittadinanza non è in linea con il diritto Ue in materia di libera circolazione dei lavoratori, diritti dei cittadini, residenti e protezione internazionale. Le prestazioni di assistenza sociale come il reddito di cittadinanza “dovrebbero essere pienamente accessibili ai cittadini dell’Ue che sono lavoratori subordinati, autonomi o che hanno perso il lavoro, indipendentemente dalla loro storia di residenza”, spiega la Commissione in una nota.

Per quanto  concerne il nuovo assegno unico e universale per i figli a carico, in vigore da marzo 2022, di cui possono beneficiare solo le persone che risiedono in Italia da almeno due anni e solo se risiedono nella stessa abitazione dei loro figli, a parere della Commissione le norme violano il diritto dell’Unione Europea  in quanto non trattano i cittadini dell’Ue allo stesso modo, prefigurando una discriminazione.

Il deputato del Pd Fabio Porta (circoscrizione Estero-ripartizione America Meridionale) intervenendo sulla questione ricorda che nella scorsa legislatura era stato  segnalato questo problema “in particolare con le interrogazioni e gli emendamenti della ex parlamentare e collega Angela Schirò”  che “la normativa sul Reddito di cittadinanza e sull’Assegno unico violava il diritto dell’Unione europea in materia di libera circolazione dei lavoratori e di diritti sociali dei cittadini danneggiando soprattutto i nostri connazionali i quali rientravano in Italia e anche i nostri connazionali residenti all’estero”.

Ora, spiega Porta, “la Commissione ha praticamente invitato l’Italia ad allineare la sua legislazione sul RDC al diritto della UE in materia di mobilità dei lavoratori avviando una procedura di infrazione ed inviando quindi una lettera di costituzione in mora (INFR2022/4024)”.

“La Commissione – prosegue il deputato – sottolinea che una delle condizioni per accedere al reddito di cittadinanza in Italia è di aver soggiornato nel Paese per 10 anni di cui 2 consecutivi immediatamente prima della presentazione della domanda. Invece a norma del regolamento UE n. 492/2011 e della direttiva 2004/38/CE le prestazioni di sicurezza sociale come il ‘reddito di cittadinanza’ dovrebbero essere pienamente accessibili ai cittadini della UE che sono lavoratori subordinati o autonomi o che hanno perso il lavoro, indipendentemente da dove abbiano soggiornato in passato”.

Il parlamentare eletto all’estero fa osservare che “noi del Pd avevamo criticato con fermezza i requisiti di residenza che impedivano l’accesso al Reddito di cittadinanza ai nostri emigrati che  rientravano in Italia” e ricorda che “la direttiva CE summenzionata prevede inoltre  che i soggiornanti di lungo periodo provenienti da paesi terzi abbiano accesso a tale prestazione”. “Il requisito della residenza, infine, potrebbe impedire agli italiani di trasferirsi al di fuori del Paese per motivi di lavoro, in quanto non avrebbero diritto al reddito di cittadinanza al rientro in Italia” ,sottolinea l’on. Porta.

In merito all’Assegno unico universale, Porta richiama “le nostre battaglie (insieme alla collega Angela Schirò) a tutela del diritto alle prestazioni familiari per figli (detrazioni e ANF) ora negati agli italiani residenti all’estero e le nostre perplessità sull’inesportabilità dello stesso assegno”.

“Ebbene ora la Commissione europea  ha deciso di avviare una procedura di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora all’Italia (INFR2022/4113) per il mancato rispetto delle norme UE sul coordinamento della sicurezza sociale e sulla libera circolazione dei lavoratori sostenendo che l’introduzione dal marzo 2022 del nuovo assegno unico e universale per figli a carico – cui hanno diritto solo le persone residenti in Italia da almeno due anni a condizione che vivano in uno stesso nucleo familiare insieme ai figli – contrasta con il diritto UE in quanto non tratta i cittadini della UE in modo equo e si qualifica pertanto come discriminazione. Infatti i regolamenti comunitari di sicurezza sociale vietano qualsiasi requisito di residenza ai fini della percezione di prestazioni di sicurezza sociale, quali gli assegni familiari”.

“Alla luce ora di queste procedure di infrazione l’Italia dovrà rivedere al più presto i vincoli e i requisiti di residenza previsti dalle norme sul Reddito di cittadinanza e sull’Assegno unico per conformarsi alle norme della UE che vietano le discriminazioni basate sulla residenza.  L’Italia  dispone ora di 2 mesi per rispondere ai rilievi espressi dalla Commissione, trascorsi i quali quest’ultima potrà decidere di inviare un parere motivato”, spiega l’on. Porta facendo presente che  “nel caso in cui lo Stato membro non si adegui al parere motivato, la Commissione può presentare ricorso per inadempimento davanti alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee contro lo Stato in questione (art. 258 de Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, par. 2)”. (Inform)

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