ITALIANI ALL’ESTERO
ROMA – “Il Governo continuerà ad assicurare il massimo impegno per risolvere la vicenda che coinvolge Giovanni Lo Porto, rapito assieme a un suo collega tedesco il 19 gennaio 2012 nell’area di Multan, regione meridionale del Punjab pakistano. Purtroppo, la delicata situazione lungo il confine afghano-pachistano rende particolarmente complessa la raccolta e la verifica delle informazioni sul nostro connazionale e costituisce un oggettivo fattore di rischio per la sua incolumità”. Lo ha affermato il vice ministro degli Esteri Marta Dassù, rispondendo in commissione Esteri della Camera dei Deputati all’interrogazione di Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle.
Nell’interrogazione rivolta al ministro Emma Bonino, il deputato chiedeva di quali aggiornate informazioni si disponga e quale sia lo stato di salute di Giovanni Lo Porto (il cooperante palermitano lavorava per la Ong tedesca Welt HungerHilfe, ndr); inoltre se siano stati stabiliti i necessari contatti e rapporti internazionali per rintracciarlo e quali azioni siano state intraprese o s’intenda intraprendere per assicurare una rapida soluzione della vicenda a due anni esatti dal rapimento..
Sin dai giorni immediatamente successivi al sequestro – è detto nella risposta – si è consolidato uno stretto coordinamento tra la nostra Unità di crisi e quella tedesca, anche con ripetuti scambi di visite nelle rispettive capitali. In questi ventiquattro mesi in ogni occasione è stata assicurata la massima e coordinata pressione diplomatica da parte italiana e tedesca sulle locali autorità.
A livello nazionale, abbiamo avuto più occasioni di incontro con la controparte pachistana, nelle quali abbiamo riaffermato l’aspettativa del Governo italiano ad una soluzione della vicenda e sottolineato il primario interesse alla tutela dell’incolumità del nostro connazionale.
Al riguardo, Dassù ha ricordato da ultimo l’incontro del sottosegretario agli Esteri Giro con il ministro per il Commercio e l’industria tessile pachistano, tenutosi il 28 ottobre 2013, e i numerosi passi ufficiali che, a più riprese, l’ambasciatore italiano in Pakistan continua a compiere a tutti i livelli del governo e delle autorità politiche locali.
I funzionari dell’Unità di crisi mantengono un costante contatto con la famiglia, in particolare con la madre Giuseppina Pia ed il fratello Giuseppe, i quali sono anche stati personalmente ricevuti dalla ministro Bonino nei mesi scorsi. Il 22 dicembre 2012 l’emittente pachistana Dunya News ha trasmesso un video in cui il collega tedesco rapito insieme a Lo Porto ha rivolto un appello al Governo di Berlino affinché ottemperi a non meglio precisate richieste dei sequestratori.
Si tratta di una situazione estremamente difficile – ha concluso Dassù -, per la quale si impone, come di consueto in queste circostanze, la massima discrezione e cautela e per la quale il ministero degli Esteri, assieme a tutte le altre articolazioni dello Stato coinvolte, continuerà a compiere ogni sforzo al fine di riportare a casa il più presto possibile il nostro cooperante. (Inform)