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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Prosegue alla Commissione Affari Costituzionali la discussione sulle modifiche alla legge per la cittadinanza

SENATO DELLA REPUBBLICA

Gli interventi dei senatori Antonio D’Alì (FI), Lucio Malan (Fi), Paola Pelino (Fi) e Roberto Cociancich (Pd)

 

ROMA – Prosegue alla Commissione Affari Costituzionali del Senato la discussione sul provvedimento, già approvato dalla Camera dei Deputati, che modifica la legge sulla cittadinanza n.91/1992.

Durante la discussione ha preso la parola il senatore Antonio D’Alì (FI) che ha auspicato un più ampio dibattito  sulle modalità di acquisizione della cittadinanza in primo luogo per comprendere l’eventuale impatto economico derivante dall’ampliamento delle opportunità di acquisire la cittadinanza. In proposito D’Alì ha ricordato come storicamente vari Paesi, come ad esempio gli Stati Uniti dove oggi è molto più difficile ottenere la cittadinanza, abbiano utilizzato la concessione della cittadinanza come strumento per incentivare flussi migratori funzionali allo sviluppo economico e sociale dei loro territori, salvo poi introdurre limitazioni per ragioni di opportunità, in presenza di una diversa congiuntura economica. D’Alì ha inoltre criticato la possibilità, prevista dal provvedimento in esame,  che un bambino straniero diventi cittadino italiano su richiesta del genitore, indipendentemente dalla sua effettiva integrazione dal punto di vista sociale e culturale e dalla sua volontà. Secondo il senatore di Forza Italia è infatti soltanto previsto che l’interessato possa rinunciare alla cittadinanza acquisita entro due anni dal raggiungimento della maggiore età. D’Alì, nel criticare il provvedimento, che ha suo avviso pone a rischio la coesione della società italiana basata sullo ius sanguinis,  ha infine auspicato una maggiore prudenza in relazione al riconoscimento della cittadinanza per ius soli e ius culturae, anche in rapporto ad altre modifiche normative in corso di esame, che nel loro complesso potrebbero favorire un uso strumentale di alcuni istituti.

Argomentazioni simili dal senatore Lucio Malan (Fi) secondo cui questo provvedimento  finirebbe per stimolare ulteriormente la pressione migratoria sull’Italia, soprattutto in considerazione del prolungato periodo di difficoltà economica del Paese. Per Malan il riconoscimento della cittadinanza per ius soli e ius culturae, comporterebbe certamente un considerevole aumento delle richieste, per la prospettiva di acquisire tutti i diritti conseguenti in materia di istruzione e sanità, nonostante a tutt’oggi il nostro sistema sanitario italiano non riesca a garantire un’assistenza adeguata neanche alle famiglie italiane con basso reddito. Un ampliamento della platea dei beneficiari, quest’ultima, che metterebbe a rischio la fornitura dei servizi sociali. Secondo Malan appare poi criticabile quella parte del provvedimento che dà la possibilità di riconoscere la cittadinanza a conclusione di un ciclo di istruzione negli istituti scolastici italiani,  senza una verifica del livello di apprendimento, qualora si tratti di formazione professionale. In questo modo, per Malan, si incentiverebbe la richiesta di concessione della cittadinanza anche da parte di stranieri che, in realtà, avrebbero intenzione di trattenersi in Italia solo per un periodo di tempo determinato, con l’obiettivo di fare ritorno nel Paese di provenienza dopo aver realizzato,  attraverso l’attività lavorativa svolta in Italia, guadagni congrui rispetto alle loro aspettative.

Dal canto suo la senatrice Paola Pelino (Fi) ha parlato della necessità di un profondo ripensamento delle nuove norme sulla cittadinanza , soprattutto dopo gli attentati terroristici di Parigi. Secondo la Pelino l’acquisizione della cittadinanza per ius soli e ius culturae, attraverso un ampliamento indiscriminato degli ambiti di tutela giuridica a favore degli stranieri, si pone in contrasto con le esigenze di sicurezza dei cittadini italiani. Alla luce di queste valutazioni La Pelino ha quindi posto in evidenza l’esigenza di modificare radicalmente le norme in esame, favorendo la concessione della cittadinanza solo agli stranieri che dimostrino di condividere i valori sociali e culturali occidentali.

Roberto Cociancich (Pd) ha invece espresso un giudizio positivo sulla nuova impostazione culturale proposta dal provvedimento, che, secondo il senatore, indica la strada per una società più aperta e integrata, basata su un differente concetto di cittadinanza, intesa come comunanza di valori e principi. Secondo Cociancich è per questo motivo che si prevede la possibilità, qualora un genitore lo richieda, di concedere la cittadinanza anche ai bambini stranieri nati in Italia che siano inseriti in una comunità scolastica. Per Cociancich, che respinge l’ipotesi di provvedimenti repressivi per fermare l’ondata migratoria di persone in fuga da guerre e miseria, è possibile preservare l’identità nazionale solo attraverso l’integrazione e l’incontro di culture diverse, con un arricchimento reciproco e la partecipazione a un progetto comune. “Occorre considerare, peraltro, – ha proseguito Cociancich  – il consistente apporto degli immigrati allo sviluppo economico del Paese e al mantenimento di un equilibrato sistema di welfare. È quindi auspicabile che anche l’Italia introduca finalmente, nel proprio ordinamento, il criterio dello ius soli”. Il seguito dell’esame del provvedimento è stato rinviato ad altra seduta. (Inform)

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