direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Progetto di comunità

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “Tribuna Italiana” del 27.4.2016 l’editoriale del direttore Marco Basti

 

BUENOS AIRES – Nel referendum sulla durata delle concessioni per l’estrazione di idrocarburi che si è svolto in Italia domenica scorsa e che all’estero si è chiuso quattro giorni prima come stabilito dalla legge del voto per corrispondenza, i cittadini italiani residenti in Argentina, hanno ribadito la loro volontà di partecipazione, visto che quasi il 25 per cento ha restituito le buste per esprimere la propria opinione sul quesito referendario. Una percentuale che supera la media di tutta la Circoscrizione Estero, che è stata di poco superiore al 19%.

Al di là dei risultati sul quesito referendario, c’è da dire che la risposta degli italiani in Argentina alla convocazione elettorale, è stata data in gran parte per tornare a dire “noi ci siamo”.

Una conferma della volontà di appartenenza o almeno, di mantenere un legame forte con l’Italia.

Bisogna ricordare che oggi la maggioranza dei cittadini italiani residenti in Argentina, sono nati in questo paese, mentre per ragioni anagrafiche, gli emigrati nell’ultimo dopoguerra sono sempre meno. Una percentuale attorno al 25% di risposte, dimostra che hanno restituito le buste, insieme ai vecchi emigrati, una buona parte dei discendenti.

Un risultato che, di fronte alle numerose prese di posizione sulla validità o meno dell’attuale struttura di rappresentanza della nostra comunità, porta a farsi qualche domanda.

La prima riguarda l’interesse e la volontà della classe politica italiana di mantenere un legame con questi cittadini residenti all’estero, ammesso che ci sia consapevolezza sulla realtà degli italiani all’estero e interesse a mantenere un legame, anzi, a far sistema con loro. I segnali al riguardo sono contrastanti, perché se da una parte viene manifestata la volontà di lavorare insieme a scienziati e uomini di successo del mondo degli affari, specialmente tra esponenti delle “nuove mobilità” (vietato chiamarli “nuovi emigrati”), dall’altra si continuano a tagliare, nonostante gli annunci in contrario, i fondi destinati alle comunità. Specchio della società in cui viviamo, si punta a rapporti e sostegni a iniziative e individui singoli e si tagliano sempre di più i fondi a tutto quanto rappresenta l’ambito della comunità di prima: Comites e Cgie, ma anche Camere di Commercio all’estero, corsi di lingua e cultura italiane, patronati, assistenza. arà anche giusto che gli investimenti dei pochi fondi a disposizione siano mirati e a colpo sicuro, almeno nelle previsioni della vigilia. Ma puntare al nuovo e al nome di successo, non significa per forza mettere da parte un patrimonio umano, culturale ed economico che ancora oggi, può dare tanto all’Italia.

Un’altra domanda dobbiamo invece porcela noi come comunità. E’ evidente che quella di oggi non è la collettività italiana degli inizi del secolo scorso e nemmeno quella pur influente degli anni ‘60 e ‘70. Non è una comunità fatta di emigrati come allora, ma – come dicevamo sopra – principalmente di discendenti. Una comunità che col passare degli anni ha perso molti elementi che la tenevano unita, che aveva riferimenti culturali e storici e sociali comuni. La collettività di allora, pure in un vasto territorio come quello dell’Argentina, riusciva a esprimersi in modo unitario, parlando delle questioni comuni, e proponendo idee, soluzioni e progetti condivisi.

Da anni però questo non avviene. C’è una galassia di sigle e di comunità. Da tempo la FEDITALIA, vertice della struttura dell’associazionismo è assente e sembra che non ci sia l’intenzione di riportarlo a galla. Quasi unico, ma spesso non molto efficace strumento di collegamento tra le associazioni italiane dell’Argentina, sono le federazioni regionali.

L’altro ambito di incontro sono le riunioni dell’Intercomites che man mano che sono passati gli anni, sono diventate soltanto una prassi burocratica alla quale sono costretti presidenti dei Comites e diplomatici, per adempiere alle leggi e regolamenti. Un peccato, anche perché quasi tutti i presidenti dei Comites e le rispettive maggioranze, fanno parte dello stesso partito/movimento politico che ha vinto tutte le elezioni da quando è nato nel 2008 fino ad oggi, sia quelle parlamentarie, sia quelle per i Comites e anche le elezioni indirette dei consiglieri del Cgie. In teoria si tratta di una straordinaria forza di aggregazione, che potrebbe benissimo proporre un progetto di comunità e portarlo a compimento. Ma da quel che si è visto fino ad oggi il MAIE, il movimento creato dall’on. Merlo che ha vinto tutto, fino ad oggi non è stato capace di impostare un programma che coinvolga la comunità. L’entusiasmo, il senso di appartenenza alla comunità e i buoni propositi iniziali hanno lasciato lo spazio ad un affievolimento dell’impegno e a una crescente burocratizzazione che sembra avere come unico scopo concreto, la sua stessa sopravvivenza.

Forse alla base di questo stato di cose c’è proprio la mancanza di un progetto di comunità, di un progetto o anche di una idea nella quale possa identificarsi la maggior parte dei discendenti, e anche quanti partecipano alla vita delle associazioni e persino i giovani che sono venuti negli ultimi anni dall’Italia. Ci vorrebbe, appunto, un progetto nel quale tutte queste “categorie” possano identificarsi.

Certo che ci sono progetti anche molto interessanti, di settori, enti o istituzioni della comunità. Citiamo ad esempio, quello messo in atto dalla Camera di Commercio Italiana, su proposta del vicepresidente Arturo Curatola, di prendere contatto con esponenti delle grandi imprese o del mondo degli affari o con noti comunicatori dell’Argentina, accomunati dall’origine italiana, farli premiare dal collega “l’Italiano” e ottenere la loro collaborazione nelle attività della Camera, avvicinandoli inoltre al Sistema Italia. Citiamo l’esempio delle Scuole italiane che in tutta l’Argentina diffondono la lingua e la cultura italiane a migliaia di alunni, quasi senza sostegno da parte dell’Italia, con esempi di eccellenza che sarebbe lungo elencare, ma che in gran parte sono riunite nell’Associazione della Scuole Italiane di Argentina e Uruguay (ACIAU). E lo stesso vale per i Comitati della Dante Alighieri dell’Argentina che rappresentano il venti per cento di tutti quelli che ci sono al mondo, con casi di eccezionale prestigio e professionalità. E se si tratta di progetti, ce ne uno, molto concreto, che potrebbe e dovrebbe essere sentito come obiettivo irrinunciabile da tutta la comunità, che può essere coinvolgente, che potrebbe dare visibilità all’italianità in Argentina, diventando un punto di incontro e di ritrovo, un faro di italianità, sorto come esempio dello spirito di creatività e della volontà di superamento degli italiani: il museo dell’Italianità, da costruire nello stesso isolato dove sarà rimesso in piedi il monumento a Cristoforo Colombo, nella Costanera, di fronte all’uscita dell’aeroporto Jorge Newbery. Un progetto che dovrebbe essere di tutta la comunità, di tutti quanti onestamente si sono impegnati nella vicenda del monumento a Cristoforo Colombo (anche di quelli che ancora sperano, – crediamo invano – che sia riportato in piazza Colombo), ma anche di quanti di Colombo conoscono poco, ma che in qualche modo si sentono legati all’Italia e agli italiani. E’ un esempioalla portata di tutti.

C’è in Argentina tanta gente che ama l’Italia, la sua musica, i suoi balli, la sua gastronomia, la sua cultura. Che hanno bei ricordi del “nono”, o che hanno ammirato il “tano” vicino di casa. Gente che può essere portata alla scoperta di un mondo italiano presente in questo Paese. Argentini che devono conoscere quanto di italiano c’è nella cultura argentina, e quindi quanto bisogno c’è di riscoprirla e di conoscerla per essere più genuinamente argentini.

Tanti spunti a partire dai quali sviluppare un progetto di comunità. Tante strade da percorrere, che portano tutte, non a Roma, ma ad una comunità che può e deve essere ponte tra l’Argentina e l’Italia. Apriamo le menti, apriamo il dibattito, cominciamo a proporre idee, a costruire il nostro progetto di comunità. (Marco Basti – Tribuna Italiana del 27 aprile 2016 /Inform)

marcobasti@tribunaitaliana.com.ar

 

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