CAMERA DEI DEPUTATI
L’intervento del presidente, Mariano Rabino, su ruolo e attività del Comitato istituto dalla Commissione Affari esteri il 4 novembre scorso, seguito da quelli di Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa) e Valentino Valentini (Fi). Nell’ambito della proposta di un’indagine conoscitiva che cominci dal processo di riorganizzazione del Maeci, la prima audizione prevista sarà quella del segretario generale della Farnesina, Michele Valensise
ROMA – Si è svolta ieri alla Camera dei Deputati la prima riunione del Comitato permanente sulla riforma delle strutture istituzionali della politica estera dell’Italia, istituto dalla Commissione Affari Esteri il 4 novembre scorso (vedi anchehttp://comunicazioneinform.it/
Fanno parte del Comitato, oltre al vice presidente Emanuele Scagliusi (M5S) e al segretario Andrea Romano (Pd), i deputati del Pd Vincenzo Amendola, Bruno Censore, Marco Fedi (eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide), Laura Garavini (ripartizione Europa), Francesca La Marca (America settentrionale e centrale), Francesco Monaco, Andrea Rigoni e Alessio Tacconi (Europa); i deputati del M5S Alessandro Di Battista e Manlio Di Stefano; Bruno Archi e Valentino Valentini per il gruppo di Forza Italia; Erasmo Palazzotto per il gruppo SI-SEL; Gianluca Pini per la Lega Nord; Paolo Alli per Alleanza Popolare; Fucsia Fitzgerald Nissoli (ripartizione America settentrionale e centrale) per il gruppo Per l’Italia-Centro Democratico, mentre per il gruppo Misto è attesa la designazione del componente.
In apertura l’intervento del presidente che ha precisato i contorni del mandato conferito al Comitato, “il cui titolo, da un lato – segnala Rabino, – propone una prospettiva di riforma dell’attuale assetto istituzionale preposto alla politica estera dell’Italia; dall’altro, quanto all’orizzonte di lavoro, ricorre ad una formula volutamente ampia, che travalica l’amministrazione della Farnesina per includere tutte le realtà istituzionali italiane che, a vario titolo, si occupano di politica estera”. Richiamato inoltre come sul piano procedurale i Comitati permanenti non assumano deliberazioni ma assolvano ad un “ruolo di carattere conoscitivo o istruttorio rispetto a questioni, documenti, proposte rientranti nelle materia di competenza e nella titolarità della Commissione ai fini della decisione finale”. “Il ruolo di questo Comitato, pertanto – precisa il presidente, – consiste nella promozione di conoscenza e approfondimento ed eventualmente, in seconda battuta, nella formulazione di proposte o indirizzi rivolti alla Commissione plenaria”.
Il lavoro del neo istituito Comitato, sul piano del merito, è da inquadrare “nel più ampio contesto di razionalizzazione e riorientamento degli apparati amministrativi dello Stato anche nel campo della politica estera, in un’ottica di necessariaspending review ma anche di innovazione, rilancio e sinergia tra i vari segmenti dell’amministrazione dello Stato – prosegue ancora Rabino, che ascrive tale “azione virtuosa” all’attuale maggioranza parlamentare, cui concorre anche “una forte sensibilità condivisa dai gruppi di opposizione”. Richiamate poi le “importantissime iniziative di razionalizzazione e le riforme interne, di cui la più impegnativa in anni recenti risale al 2010”, già assunte dalla Farnesina, che hanno portato ad una “revisione della struttura delle direzioni generali per aree tematiche in luogo di aree geografiche, modificando gli organici interni e promuovendo approcci trasversali – segnala il presidente, rilevando come in tale contesto siano state chiuse numerose sedi diplomatico-consolari e ne siano state aperte di nuove, “pur se in numero sensibilmente minore, in Paesi emergenti o di rilievo strategico per l’Italia”.
“La Farnesina ha inoltre, più di altri ministeri – riconosce Rabino, – provveduto ad accrescere il grado di trasparenza interna anche mediante l’implementazione costante di un sito internet estremamente ricco di materiali ed informazioni relative anche a temi sensibili, come il bilancio, l’assetto patrimoniale o le consulenze”, “sforzo per il quale sussiste – rileva – un margine di miglioramento per quanto riguarda una pari ricchezza informativa nei siti internet delle diverse sedi all’estero”. Per il presidente tutto ciò “ha avuto un’incidenza positiva anche nell’opinione pubblica”, ma “ha posto sfide ulteriori derivanti anche dalla crescente pervasività della politica estera, come dimostra, tra l’altro, anche la presenza di consiglieri diplomatici prestati ad istituzioni anche di livello non nazionale”. “Peraltro – aggiunge, – la trasparenza ha avuto per effetto anche quello di fare emergere la ridotta percentuale di Pil che il nostro Paese destina, a differenza di altri maggiori Stati europei, all’amministrazione degli Affari esteri”. Un Ministero che – viene rimarcato – ha il compito di “reggere il passo in una politica estera che non è più esclusivo appannaggio del corpo diplomatico classico, ma che è attuata da più amministrazioni, oltre che da operatori economici, enti culturali, organizzazioni non governative e dalla stessa diplomazia parlamentare”.
Due i profili che costituiranno “l’orizzonte strategico del Comitato”: la crisi economica, che “impone alle strutture istituzionali della politica estera di cooperare più che in passato in termini di sistema Paese, internazionalizzazione del sistema produttivo, promozione del made in Italy e creazione di opportunità di lavoro e di rilancio economico”, e la crisi della sicurezza globale, che impone invece “un innalzamento di competenze nella promozione, in accompagnamento agli strumenti repressivi, di un rapporto tra l’Italia e il resto del mondo basato sulla costruzione di legami positivi, di reciproca conoscenza, di osmosi culturale, di dialogo politico ad alto livello”.
Il presidente propone per l’avvio dei lavori del Comitato, alla luce delle considerazione sin qui svolte, l’audizione del segretario generale della Farnesina, “per fare il punto sullo stato dell’amministrazione degli Affari esteri”, per poi procedere ad “un’analisi settore per settore” con audizioni di singoli direttori generali. “L’approfondimento conoscitivo potrà poi essere integrato da un confronto con le strutture istituzionali di livello regionale e locale, che trattano la politica estera, e da una panoramica sullo stato della rete all’estero, con particolare riferimento a quanto fatto e da portare a termine sul piano della digitalizzazione dei servizi consolari e in generale della messa in efficienza e innovazione degli apparati – afferma Rabino, rilevando come sia essenziale a tal proposito “approfondire la conoscenza di specifiche esperienze realizzate anche da altri attori europei di cosiddetti «consolati digitali» al fine di valutare i risparmi reali in termini di costi e di tempi”. Un’attenzione particolare dovrà essere poi dedicata agli Istituti Italiani di Cultura, “con particolare riferimento al loro numero, non necessariamente in chiave riduttiva, ma anche riallocativa, vista – sottolinea il presidente – la rilevanza del tema della diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo, e alle modalità di selezione del personale e al loro finanziamento”. A tal proposito egli segnala come gli IIC abbiano già posto in essere strategie di autofinanziamento e best practice assai virtuose “che devono essere valorizzate”.
Tra i temi di approfondire anche il “rapporto nevralgico tra sedi diplomatiche, Ice e Camere di commercio italiane, atteso il ruolo di coordinamento che incombe sui capi missione e le aspettative che i cittadini e gli imprenditori italiani all’estero nutrono nei confronti di tali strutture”, una questione – aggiunge Rabino – che “ripropone il ruolo degli ambasciatori quali figure chiave per il sistema Paese e che stimola una riflessione sulle opportunità da cogliere e sulle specifiche esigenze di carattere formativo”. Il presidente prospetta dunque una nuova indagine conoscitiva in proposito, da concludersi entro il primo semestre del 2016 e approfondita anche dal confronto con quanto avviene in altri Paesi europei e “anche con il caso specifico della rete estera della Santa Sede, data la presenza capillare della rete dei nunzi pressoché in tutti gli Stati del mondo”.
Soddisfatta del quadro programmatico delineato dal presidente Laura Garavini, che concorda sull’opportunità di affrontare i temi richiamati nel contesto di uno strumento istruttorio ad hoc, che a suo avviso deve anche contemplare “un approfondimento sulla rete delle scuole italiane all’estero e la rete dei soggetti anche non istituzionali che contribuiscono alle politiche per la diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo”. Opportuna per Garavini anche la valutazione dello stato di avanzamento del processo di digitalizzazione della rete estera, che a suo avviso deve graduare “il passaggio allo strumento virtuale rispetto ad una comunità di connazionali all’estero per buona parte ancora penalizzata dal digital divide”. La deputata democratica rileva inoltre di condividere la valutazione positiva sui casi di buona gestione degli IIC, sottolineando come essi abbiano dimostrato di restituire allo Stato più risorse finanziarie di quanto non ricevano in termini di investimento – cita gli introiti pari a 17 milioni di euro realizzati nel 2013 – e l’opportunità di un raffronto con quanto avvenga nei maggiori Paesi europei, considerando la domanda di italiano all’estero. Non concorda però con la prospettiva di riallocazione delle sedi degli IIC, allo stato concentrati sul territorio europeo, perché ritiene tale contesto geografico essenziale per i risultati positivi richiamati. A suo avviso è invece opportuno un rafforzamento degli IIC in Europa. Infine, manifesta il suo accordo con il programma di audizioni proposte e ribadisce la necessità di un ripensamento dell’intero comparto della diffusione della lingua e della cultura italiana, con un’intervento di carattere innovativo che possa seguire anche gli impulsi emersi su questo fronte nel Cgie.
Di seguito interviene anche Valentino Valentini per segnalare il suo apprezzamento per le proposte emerse negli interventi sin qui svolti e sottolineare come “in nessun modo il Comitato debba essere percepito come uno strumento intrusivo in un contesto amministrativo complesso e delicato come la Farnesina”, ma piuttosto svolgere “un ruolo di proposta e un’azione efficace” su temi “annosi e che richiamano difficili sinergie tra diverse amministrazioni, come quella che intercorre tra Maeci e Mise”. A suo avviso sussiste, poi, “una questione non del tutto affrontata e che riguarda la centralità delle funzioni consolari per gli obiettivi della internazionalizzazione, malgrado tali funzioni – afferma – siano considerate di minore incidenza ai fini del percorso di carriera dei nostri diplomatici”. Tra i temi da affrontare cita inoltre il decentramento della politica estera sul modello federale tedesco, la modalità di selezione dei direttori degli IIC, la rilevanza delle nostre scuole all’estero, che “rappresentano un fattore di internazionalizzazione finora un po’ sottovalutato”, gli esiti della riforma realizzata nel 2010 in particolare sul necessario rinnovamento di mentalità del corpo diplomatico. Propone inoltre l’audizione di Umberto Vattani in quanto già segretario generale della Farnesina e poi figura apicale dell’Ice, mentre condivide l’interesse per una maggior conoscenza degli altri contesti europei, incluso quello della Santa Sede. In conclusione auspica “un programma di lavoro concreto ed efficace” e l’individuazione di “un ridotto numero di questioni cui dedicare uno sforzo costruttivo e privo di velleitarismi”.
La seduta termina con un breve confronto sull’impostazione metodologica da conferire al lavoro prospettato dal Comitato e con il richiamo, anche da parte del presidente, ad una “partecipazione attenta ai lavori da parte dei componenti del Comitato stesso”, che inciderà sulla qualità dell’attività svolta. (Inform)