direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentiamo Licia Linardi, nuovo direttore de Il Corriere d’Italia

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO

Da “Écho d’Europe”, quindicinale d’informazione dei cittadini comunitari, Lussemburgo

Testata storica in italiano edita a Francoforte per la comunità italiana e la più diffusa in Germania. Un giornale più ricco per una comunità sempre più numerosa

 

Abbiamo intervistato Licia Linardi, nuovo direttore de “Il Corriere d’Italia”, storica testata per gli italiani di Germania che quest’anno ha raggiunto i 63 anni di attività. Una storia ricca di soddisfazioni per questo giornale che, nato come supplemento de “L’operaio cattolico”, ha trovato nel prosieguo del tempo una propria autonomia, divenendo il giornale in italiano più letto ed apprezzato in Germania. L’intervista, che qui proponiamo, oltre che a fare il punto della situazione della rivista, spazia anche su altri interessanti temi, come, ad esempio, il fatto come “in Germania non sia tutto oro quel che luccica” e di come la crisi sia arrivata anche nel Paese teutonico dove però, al contrario che in Italia, “i politici sono abilissimi a nascondere la cosa”.

Quando e come è nato il giornale?

Il giornale è nato nel 1951 su emanazione delle Missioni cattoliche italiane a Francoforte. Attualmente è distribuito in tutta la Germania, dal nord al sud del Paese e si può acquistare su abbonamento, al costo di venti euro annuali. Abbiamo anche un sito internet in continua ascesa. Ormai siamo una testata storica, con oltre sessant’anni di attività, molto radicata sul territorio. Anzi da quello che si può sapere, questa rivista è la testata più antica per gli italiani all’estero.

Chi è stato il primo direttore?

Primo direttore è stato Mons. Casadei. Poi per anni il giornale è stato animato dalla direzione, piena di estro e di verve, di Mons. Enzo Parenti, volto storico per la comunità italiana di Francoforte e dopo Mauro Montanari, io, Licia Linardi, ho assunto questo incarico, di cui sono onorata. Ci lavoro ormai da 21 anni e posso ben dire di non trovarmi bene in nessun altro posto che non sia la redazione de Il Corriere d’Italia.

In Italia i media dipingono la Germania come una specie di “terra di Bengodi”, dove tutti possono trovare lavoro e dove la crisi non ha preso piede. Ecco perché, di anno in anno, sempre più connazionali emigrano in Germania. Ma da voi è davvero tutto oro quel che luccica?

Guardi la realtà è ben differente. La crisi economica è una crisi a livello mondiale e in Europa ha colpito in modo più grave. In Germania la crisi c’è da anni solo che, a differenza del Belpaese, i politici locali sono bravissimi a nascondere la situazione all’estero. Quando si tratta del “nome tedesco nel mondo” i politici sono molto uniti e lo sono anche i cittadini. Se uno chiede ad un tedesco cosa ne pensi di Angela Merkel, stia pure sicuro che dirà peste e corna. Tuttavia, io lo dico sempre, pare proprio che i media italiani lavorino per la Germania, nel senso che raccontano un Paese irreale, una landa di opportunità per tutto e per tutti.

E perciò molti italiani, inebetiti da questo battage pubblicitario, partono con tante speranze e pochissime conoscenze per Francoforte, Monaco, Amburgo o Berlino, trovandosi poi a dover fare i conti con un ambiente difficile, non per sentimento anti-italiano, ma per evidenti carenze economiche.

I nuovi emigranti, rispetto a quelli che fino agli anni Ottanta affluivano nell’allora Repubblica Federale Tedesca, paiono avere un livello di scolarizzazione più elevato: è così?

Sì, esattamente. Sino ai primissimi anni Novanta le Missioni conducevano molti corsi per insegnare a leggere e scrivere in cui poi, con appositi esami riconosciuti dal Consolato italiano, le persone potevano conseguire la licenza media. Poi questi corsi non si sono più tenuti perché non ce n’era più bisogno.

Detto questo però occorre sottolineare come, a pari livello socio-economico, il grado di scolarizzazione di un italiano rispetto ad un tedesco od ad un francese, era ed è pressoché identico, non vi sono grossissime differenze.

Oggi voi siete un giornale che parla soprattutto di cronaca locale, ma agli inizi quali erano gli indirizzi della testata?

Oggi abbiamo puntato sul “local” perché penso che la cronaca locale, le vicende dei posti in cui si vive, sempre di più trovi interesse da parte delle persone. Agli inizi invece il giornale aveva una connotazione politica molto forte, quasi partitica, e ci occupavamo molto di più di vicende legate all’Italia. Del resto erano tempi diversi, un’epoca in cui i politici italiani erano molto più presenti in Germania, venivano spesso a farci visita, sicuramente  perché il peso del voto all’estero era più preponderante. Ora è da più di vent’anni che siamo come dimenticati. Evidentemente il nostro voto non conta più così tanto!

Chi sono i nuovi “italiani di Germania”?

Sono per lo più ragazzi giovani, dai 20 ai 35 anni che, imbevuti dai mass media nazionali di come oltre-Brennero le possibilità di impiego sono pressoché infinite, arrivano a Francoforte senza nessuna qualifica, alcuna conoscenza della lingua o del posto. Noi come Missione gli offriamo un pasto e prendiamo contatti di modo tale che trovino il più presto possibile un impiego. Solitamente vengono assunti come lavapiatti o cameriere in pizzerie e ristoranti. Tantissimi arrivano in Germania senza neppure i soldi per un possibile biglietto di ritorno, una cosa pazzesca a mio parere, molto più simile all’emigrazione italiana in America nella seconda metà del’Ottocento che a forme di emigrazione più moderne.

Chi è che assume gli italiani in Germania?

Sono gli italiani ad assumere gli italiani, almeno a Francoforte, ma in tutta il Paese è così. Infatti, per gli effetti della crisi, nessun tedesco ormai assume più. Soltanto attraverso la rete delle conoscenze, che la comunità ha intessuto e alimentato negli anni di attività, tra italiano ed italiano si può avere la speranza di lavoro. Certo, se qualcuno è qualificato, magari avendo conseguito in Italia studi riconosciuti in Germania, trova immediatamente lavoro. Però questi sono una netta minoranza. Tanto per fare un esempio, un avvocato laureato in Italia non può lavorare in Germania, perché le leggi sono molto diverse. Deve dare esami integrativi e conseguire dei certificati idonei. No, a Stoccarda o a Bonn, non si nuota di sicuro nell’oro! E infine non si pensi che gli emigranti italiani siano tutti del sud, anzi. Lo scorso anno il maggior numero proveniva dalla Lombardia, cioè la regione italiana più florida e sviluppata. Questo basti a far capire la profondità e pervicacia della crisi economica.

Quindi anche in Germania c’è povertà?

È ormai divenuta una piaga sociale ed è sempre più diffusa. La povertà dei pensionati è a livelli record, maggiore che nell’immediato Dopoguerra. Il minimo di pensione è pari a 600, 500 financo 300 euro, cifre con le quali in Germania, come in Italia del resto, non si riesce a vivere. Certo, lo Stato tedesco offre un sussidio, ma molti pensionati, che hanno lavorato una vita e negli anni migliori avevano uno stile di vita benestante, adesso non lo chiedono perché si vergognano. È una situazione molto difficile. Ma anche per i neoassunti le cose non sono migliori. Lo Stato tedesco riconosce un sussidio a chi vive e lavora in Germania da almeno tre mesi, ma questo sussidio è di circa 350 euro. Un lavapiatti mediamente viene retribuito tra i 400 e i 500 euro. Ora, se la stanza più piccola a Francoforte (città tedesca con gli affitti più alti), una stanza di venti metri quadrati, costa 800 euro al mese, è logico comprendere come non si possa sopravvivere con questi aiuti. Una settimana fa ho parlato con un dipendente del Consolato che mi ha detto, testuali parole: “Non capisco perché gli italiani siano tanto creduloni e siano convinti che qui in Germania va tutto bene, è una specie di grande allucinazione collettiva, che ha preso l’intero sistema mediatico e sociale italiano”.

La lingua italiana viene insegnata in Germania?

Non solo vi sono corsi appositi, ma ci sono tutti i livelli di istruzione emanati in classi bi-lingue, in lingua tedesca e in lingua italiana. Dall’asilo sino ai licei, numerose sono le scuole bilingue, con corsi preparati da insegnanti italiani stipendiati dallo Stato italiano. Praticamente tutti i figli degli emigrati parlano sia italiano che tedesco, una cosa molto bella questa. Anche se, duole dirlo, negli ultimi anni, i forti tagli che sono piombati sul settore scolastico mettono a serio rischio questa rete foriera di grandi opportunità per i giovani. Ho letto che in Italia quasi 1,5 milioni di ragazze e ragazzi studiano il tedesco, mentre qui in Germania le cifre per l’italiano sono molto più basse. Ecco secondo me, per la legge di reciprocità riconosciuta a livello europeo, sarebbe necessario che i politici italiani facciano maggiormente sentire la propria voce su questa materia al Consiglio Europeo, di modo che le cifre diventino più simili e meno squilibrate. Fare studiare di più l’italiano in Germania sarebbe funzionale anche per l’economia, dato che uno dei primi partner commerciale della Germania è proprio l’Italia.

Quali sono i futuri obiettivi del suo giornale?

Io confido in almeno altri 63 anni di vita (risponde scoppiando in una bella risata, ndr). Devo ammettere che la nostra missione è quella di proseguire nel raccontare i fatti degli italiani di Germania in Germania, tralasciando le notizie che ci vengono dalle agenzie italiane. I temi da trattare e le vicende sono numerosissime dato che, secondo le più recenti stime, vi sono circa 700.000 italiani nella Repubblica Tedesca anche se, come spesso conoscenti del Consolato mi dicono, su dieci italiani che vivono e lavorano in Germania, solo quattro si registrano. Dunque è chiaro come la cifra reale sia molto superiore. Ovvio che il lavoro sia molto, quindi continuateci a leggere perché le notizie non mancheranno! (Mario De Franchi – Écho d’Europe /Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform