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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato oggi a Roma il Rapporto World Wide Inps sulle pensioni erogate all’estero

INPS

 

Un ulteriore tassello dell’operazione Inps Porte Aperte inaugurata con la nuova presidenza di Tito Boeri, che ha introdotto la conferenza stampa richiamando alcuni dati sui contributi versati dai lavoratori immigrati, sulla “fuga dei pensionati all’estero” e su “spesa sociale pagata all’estero ma non in Italia”.

Ad illustrare l’analisi il direttore per le Convenzioni internazionali e comunitarie Giuseppe Conte. Circa 400 mila i pagamenti pensionistici allestero nel 2014 per un importo complessivo di oltre un miliardo di euro. Diminuiscono le pensioni destinate ai residenti nei Paesi storicamente meta dell’emigrazione italiana mentre lEuropa torna protagonista

 

ROMA – L’Inps ha presentato questa mattina a Roma un’analisi sui trattamenti pensionistici erogati all’estero, realizzato dalla nuova Direzione centrale Convenzioni internazionali e comunitarie che ha tra le sue competenze l’erogazione delle pensioni all’estero e le pensioni in regime internazionale – erogate in Italia e all’estero sulla base della totalizzazione di contributi italiani ed esteri, maturati in altri Paesi comunitari o legati all’Italia da convenzioni bilaterali di sicurezza sociale.

Un ulteriore tassello dell’operazione Inps Porte Aperte inaugurata con la nuova presidenza di Tito Boeri, per un Istituto più trasparente nell’attività e nei risultati conseguiti e per offrire spunti di riflessione e approfondimento all’opinione pubblica e ai decisori politici su scelte e fenomeni sociali importanti e complessi. Proprio il presidente Boeri, introducendo la conferenza stampa, ha sottoposto all’attenzione dei presenti alcuni dati utili a comprendere meglio gli effetti della mobilità internazionale sul settore pensionistico – mobilità che, ha rilevato, è destinata ad assumere sempre più rilievo nel mercato del lavoro globalizzato – e ad approfondire “lo studio di un fenomeno complesso come quello migratorio”.

Il presidente si è soffermato in primo luogo sul “social free riding”, denominazione utilizzata per indicare come una parte dei lavoratori immigrati in Italia versino nel nostro Paese contributi che poi non danno origine ai corrispondenti trattamenti pensionistici – perché rientrano nel loro Paese e non richiedono o non possono richiedere, per mancanza dei requisiti necessari, la pensione, – generando un avanzo nelle casse dell’Istituto che Boeri quantifica ad oggi in oltre 15 miliardi di euro: 3 miliardi la quota imputata alle persone con cittadinanza non italiana nate prima del 1949 (ultra 66enni) che non hanno ricevuto prestazioni previdenziali Inps o rimborso della decontribuzione (circa 200 mila persone su 927 mila, il 21% del totale); 12 miliardi quella imputata alle generazioni dal 1949 al 1981 che ancora non hanno maturato i requisiti di vecchiaia per la pensione e calcolata in base alla percentuale precedente; e circa 400 milioni di euro l’anno è la quota derivata da contributi che non danno luogo a prestazioni versati dai lavoratori stranieri per una stima del 5% di essi rispetto al 21% dei due calcoli precedenti, contributi che negli ultimi anni sono quantificati tra i 7 e gli 8 miliardi di euro l’anno. A questo proposito Boeri si chiede se non sia il caso di “investire su politiche di integrazione parte di queste risorse”, viste le cifre quantificate.

Altro tema richiamato dal presidente dell’Inps è la “fuga dei pensionati”, sia italiani che lavoratori stranieri che, dopo aver maturato il diritto alla pensione in Italia, tornano nel Paese di origine: un totale di 36.578 persone dal 2003 al 2014, fenomeno cresciuto in particolare dal 2013 (+65%) e orientato soprattutto in Europa (11 mila pensionati circa, un +108% dal 2011), America del Nord (1600 circa), America del Sud (1.046), Africa (770). Crescono – e cresceranno in prospettiva, se pensiamo al numero delle badanti o al fatto che l’immigrazione in Italia è ancora relativamente recente – in particolare l’Est Europa o Paesi come il Portogallo e, per le aree non europee, il Nord Africa. L’importo dei trattamenti pensionistici loro corrisposti ammonta a oltre 300 milioni di euro, risorse che finiscono per non rientrare nel nostro Paese – evidenzia l’analisi – in termini di consumi ed imposte indirette. Boeri rileva inoltre come tale flusso “non sia compensato da flussi in ingresso di pensionati” – sono 24.875 i pensionati Inps rientrati dal 2003 al 2014 – e si chiede “perché non investire in servizi – infrastrutture e servizi sanitari in primis – per gli anziani in località che sono nel nostro Paese in forte sofferenza demografica così da dare un futuro a questi centri”. Infine, egli segnala come l’Italia sia “uno dei pochi Paesi a riconoscere la portabilità extra-Ue della parte non contributiva delle pensioni, pagando così integrazioni al minimo e maggiorazioni sociali a persone che vivono e pagano le tasse altrove, riducendo il costo dell’assistenza sociale in questi Paesi”, un fatto che Boeri giudica paradossale visto che “in Italia si dice manchino le risorse per garantire una rete assistenziale di base”. I primi cinque Paesi per numero di beneficiari di integrazioni al minimo e/o maggiorazioni sociali sono l’Argentina – con un importo complessivo annuo delle integrazioni e maggiorazioni di 58 milioni di euro su un importo totale delle pensioni Inps dei residenti in questo Paese che è di 125 milioni di euro (abbiamo così una percentuale di integrazione del 47%), – l’Australia (percentuale di integrazione del 27% per un importo complessivo di 101 milioni di euro), gli Usa (18% per un importo complessivo di 108 milioni di euro), il Canada (17%, importo complessivo di 89 milioni di euro) e il Brasile (26%, importo complessivo 47 milioni). Una scelta il cui esborso è quantificato in 206 milioni di euro in totale e che per Boeri è motivata “in termini politici”.

Ad illustrare l’analisi World Wide Inps sulle pensioni all’estero è il direttore per le Convenzioni internazionali e comunitarie Giuseppe Conte che quantifica prima le pensioni erogate in regime internazionale attraverso la totalizzazione di contributi italiani ed esteri in 784.926, con importo medio di 371,57 euro; 536 mila sono pensioni di vecchiaia (importo medio 438 euro), quasi 30 mila sono di inabilità/invalidità per un importo medio di 211 euro e 218 mila quelle ai superstiti (importo medio di 230 euro). Il 58% di esse è liquidato sulla base di contribuzione italiana e di Paesi dell’Ue o in cui si applica la normativa Ue di sicurezza sociale (Svizzera, Norvegia, Liechtenstein, Islanda).

I pagamenti pensionistici erogati dall’Inps all’estero – 155 Paesi – sono stati lo scorso anno 383.627, per un importo complessivo di oltre 1 miliardo di euro (1.066.804.857 euro), in lieve aumento rispetto all’importo del 2013 (1.009.658.539). 177 mila sono quelle erogate a uomini – 175 mila dalla gestione privata, 1.590 da quella pubblica, 964 dalla gestione spettacolo e sport, – 205 mila a donne – 202 dalla gestione privata, 2.200 da quella pubblica, 1.062 da spettacolo e sport. L’importo complessivo delle pensioni pagate ai maschi è di 486 milioni di euro, 580 milioni quello che va alle donne. Alle donne spettano soprattutto pensioni di reversibilità – un numero doppio rispetto alle pensioni di vecchiaia – a conferma delle caratteristiche dell’emigrazione italiana in cui era più semplice per il capofamiglia trovare lavoro, mentre alla donna spesso era riservato il lavoro domestico e la cura dei figli. I principali Paesi in cui l’Inps eroga la sue pensioni sono il Canada (61 mila trattamenti), l’Australia (50 mila), la Francia (47 mila), la Germania (44 mila) e gli Usa (40 mila): scenario – rileva Conte – che riflette i Paesi storicamente meta privilegiata dell’emigrazione italiana. È ancora l’Europa a fare la protagonista con il 47% delle pensioni pagate all’estero nel 2014 per un importo annuo di 504.882.073 euro, seguita da America del Nord (27%, 192 milioni di euro circa), Oceania (13%, 102 milioni di euro), America del Centro-Sud (12%, 218 milioni di euro in America meridionale e 7 milioni per quella centrale), Africa (0,7%, 25 milioni di euro) e Asia (0,3%, 16 milioni di euro). Conte fa notare, sulla stregua dei rilievi di Boeri, come in America centrale e meridionale il 12% delle pensioni erogate corrisponda al 20% dell’importo pensionistico, mentre in America settentrionale, per esempio, il 27% delle pensioni corrisponda al 18% dell’importo complessivo, sbilanciamento dovuto ai trattamenti assistenziali garantiti dall’Inps. Per quanto riguarda il flusso di risorse, “esso – rileva Conte – è diminuito nel 2012 per effetto della riforma Monti-Fornero, che ha inasprito i requisiti per l’accesso alla pensione e per l’accresciuto controllo dell’Inps sull’esistenza in vita dei pensionati, che ha comportato la sospensione di 24 mila trattamenti pensionistici”. Più nel dettaglio, il numero dei trattamenti pensionistici ha subito un leggero calo in Europa tra il 2011 e il 1013 (arrivati a 178 mila circa) e poi una risalita nel 2014 (180 mila). Diminuiscono anche quelli destinati a Oceania (50 mila nel 2014), America del Nord (102 mila) e America del Sud (46 mila, – 25% rispetto al 2011), mentre crescono quelli in America centrale (ma sono solo 721), Africa (2.500) e Asia (1.148, +25%). Il direttore centrale chiarisce che la crescita in Europa è un trend che sarà mantenuto, sia per la ripresa dell’emigrazione italiana e per il fatto che nei Paesi Ue vi sono ancora lavoratori emigrati relativamente giovani, che ci si aspetta andranno in pensione nei prossimi anni e pensionati più giovani (in Europa risiedono anche il 73% dei pensionati all’estero aventi tra i 60 e i 64 anni). I dati segnalano quindi un esaurirsi dell’emigrazione storica e un nuovo protagonismo dell’Europa quale meta dei flussi anche più recenti – a conferma di ciò, la crescita della concentrazione di pensioni pagate all’estero che cresce solo in Germania del 2%, mentre è negativa in tutti i Paesi analizzati.

Conte ricorda in conclusione come il pagamento delle pensioni all’estero sia eseguito con cadenza mensile per la quasi totalità dei trattamenti, sia effettuato in euro, salve diverse disposizioni del Paese interessato o preferenza del pensionato e abbia oneri che ricadono interamente sull’Istituto. Richiamata anche l’area del sito dedicata ai “lavoratori migranti” dove è possibile reperire informazioni relative ai lavoratori che si spostano da e per Paesi comunitari ed extracomunitari.

Tra gli interventi seguiti all’illustrazione del Rapporto – il primo che l’Inps dedica al tema – segnaliamo quello di Gianluca Lodetti, responsabile area Estero del patronato Inas, che rileva come il contributo sul fronte assistenziale richiamato dal presidente Boeri sia in alcune aree – come quella sudamericana – prestato a fronte di “sistemi di sicurezza sociale molto deboli” e sia quindi da considerarsi come un “apporto che il nostro Paese ha scelto di dare ai nostri pensionati all’estero” in particolari contesti. (Viviana Pansa – Inform)

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