ISTITUZIONI
(Fonte foto Presidenza del Consiglio)
UDINE – La Premier Meloni è intervenuta a Gemona del Friuli alla cerimonia per la commemorazione del 50° anniversario del terremoto del 1976. “Cinquant’anni fa un rombo d’inferno attraversava questa terra meravigliosa. Una calamità dalla forza mai vista prima fermò la vita di quasi mille persone, distrusse città e borghi, frantumò pietre che erano millenarie. In molti, nel buio di quella notte, pensarono che dalle viscere delle montagne si fosse risvegliato il leggendario Orcolat e che per 59 interminabili secondi avesse deciso di far sentire il proprio urlo, lasciando dietro di sé morte e distruzione. Alla furia di quella scossa seguirono un silenzio e un buio irreali, che avvolsero queste terre di angoscia e sconforto”, ha ricordato nel suo intervento il Presidente del Consiglio Meloni ricordando come i friulani non si arresero e decisero di sfidare l’Orcolat. “Si rimboccarono le maniche, si misero al lavoro, decisero che avrebbero fatto rinascere questa terra dalle macerie che l’avevano sfigurata, e lo fecero in un modo così straordinario da riuscire a trasformare la tragedia in un modello per l’Italia intera: il Modello Friuli, ovvero il miglior esempio di ricostruzione post sismica che l’Italia abbia conosciuto ad oggi. Un modello nato da semplici ma brillanti intuizioni, così visionarie per l’epoca da essere ancora oggi efficaci”, ha proseguito Meloni parlando quindi di un popolo che si è messo a disposizione per aiutare chi aveva bisogno, prestare soccorso e approntare i primi interventi. “Quel movimento di popolo poteva essere la scintilla di qualcosa di molto più grande, molto più strutturale, molto più strutturato, ma che per essere tale andava coordinato e organizzato. Occorreva inserirlo in un sistema più ampio, che coinvolgesse tutte le strutture operative, nel quadro di una filiera capace di mettere insieme tutti i livelli istituzionali, dai Comuni al Governo, passando per la Regione. Allora Zamberletti (commissario per l’emergenza, ndr) decise di creare in ogni Comune un centro operativo per il coordinamento dei soccorsi e degli interventi di assistenza e di affidarne la responsabilità al Sindaco, cioè la figura istituzionale più vicina al territorio e che meglio di chiunque altro conosce i bisogni della propria gente. Nacque così una rete nella quale tutte le figure coinvolte nell’emergenza, – tecnici, militari, forze dell’ordine, volontari, cittadini – poterono lavorare al meglio insieme, ciascuno con il proprio compito, ciascuno con la propria competenza, come fa una squadra, con il coordinamento dello Stato”, ha continuato il Premier ricordando che quell’idea gettò le basi la nascita del sistema italiano di Protezione Civile che conosciamo oggi. “Un sistema che è all’avanguardia e che è diventato, anche oggi, anche nei nuovi scenari di crisi, un punto di riferimento assoluto anche a livello internazionale. Questo lo dico con orgoglio perché è capitato molte volte in questi anni che i nostri colleghi, che i nostri alleati, che gli altri Paesi abbiano chiesto il sostegno della nostra Protezione Civile o abbiano preso ad esempio il modello della nostra Protezione civile. Il Modello Friuli, però, ci ha consegnato anche un’altra saggia intuizione che, ancora oggi, rappresenta la direttrice seguita dalle Istituzioni nazionali e locali quando termina la fase dell’emergenza e si entra nella fase, ugualmente importante, della ricostruzione. I friulani decisero di custodire la propria identità e di ricostruire, per quanto possibile, negli stessi luoghi, tutto quello che il terremoto aveva distrutto o danneggiato. Un principio che ha segnato una cesura rispetto al passato, e che ha consentito a questo territorio di non perdere la propria memoria e lo spirito della propria comunità”, ha aggiunto Meloni esprimendo come il concetto di “ricostruire com’era e dov’era” non fu solo una semplice riproduzione del passato, ma una scelta di prospettiva e di futuro. “Perché le città e i borghi vennero ricostruiti tutti dov’erano” e “com’erano, ma con tecniche costruttive moderne e standard di sicurezza elevati che sono ancora oggi capaci di preservare uno dei territori della nostra Nazione che è a più alto rischio sismico. Come è accaduto, ad esempio, qui a Gemona: città che ha pagato la furia del terremoto con il prezzo più alto in termini di vittime, 400 su quasi mille, ma che ha saputo rialzarsi e rinascere più bella e orgogliosa di prima, a tempo di record”, ha rilevato il Presidente del Consiglio. “Il popolo italiano riversò in queste montagne e in queste valli un’ondata di solidarietà mai vista prima: centinaia di migliaia di volontari arrivarono da ogni parte della Penisola e diedero alla rinascita del Friuli un contributo determinante. Ma li avevano mossi i friulani; li aveva mossi l’esempio dei friulani. Fu l’esempio dei friulani a trascinare quegli italiani, e sempre i friulani risposero a quell’incredibile atto d’amore con parole che allora apparvero sui muri”, ha proseguito Meloni parlando di modello di rinascita e di riscatto che ha saputo sfidare l’Orcolat: il mostro che, secondo la tradizione friulana, vivrebbe nelle viscere del Monte San Simeone. “Quando l’Orcolat si sveglia, la terra trema e le montagne ballano. Però voi sapete molto meglio di me che quella leggenda non finisce qui. Quella stessa tradizione ci racconta che a domare l’Orcolat e la sua furia devastatrice sono degli esseri piccolissimi, apparentemente incapaci di fermare la forza dirompente dell’Orcolat, che sono le farfalle. Io penso che sia esattamente quello che è accaduto qui, cinquant’anni fa, quando gli uomini e le donne di questa splendida terra, piccoli come farfalle al cospetto della furia del terremoto, hanno testimoniato con la bellezza dell’impegno e la determinazione della volontà che la morte e la distruzione non avrebbero avuto il sopravvento”, ha concluso il Premier. (Inform)