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Un confronto interdisciplinare su identità nazionale, diplomazia culturale e reputazione globale nell’era digitale
ROMA – Si è svolta, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica a Palazzo Madama, la conferenza stampa di presentazione della terza edizione del volume “The Art and Science of Crafting a Country’s Image – The Essential Toolkit for Transforming National Identity into Global Influence” di Carmelo Cutuli, su iniziativa del Senatore Francesco Giacobbe (Pd, circoscrizione Estero-ripartizione Africa,Asia,Oceania, Antartide), autore della prefazione e moderatore dell’incontro. L’incontro, che ha registrato un’ampia partecipazione, ha visto gli interventi di Angelo Deiana, Presidente di Confassociazioni, e di Roberto Menotti, Direttore Responsabile di Aspenia Online, dando vita a un dibattito ricco e articolato sui temi della costruzione dell’immagine di un Paese, dell’identità nazionale come risorsa strategica e degli strumenti concreti per trasformare il patrimonio culturale in influenza globale. Il Senatore Giacobbe, nel suo intervento introduttivo, ha sottolineato come il volume di Cutuli rappresenti una preziosa sintesi tra teoria e pratica, un approccio che il Senatore – di origini siciliane come l’autore– ha particolarmente apprezzato. “In un mondo in cui la competizione industriale e tecnologica tra le nazioni ci impone di valutare paradigmi nuovi, il concetto di national branding non può essere ridotto a semplice promozione turistica o gastronomica”, ha affermato Giacobbe, evidenziando come il libro proponga un quadro che integra comunicazione strategica, nation branding, relazioni pubbliche internazionali e scienze comportamentali. Il Senatore ha posto l’accento sull’autenticità come principio cardine: “l’immagine di una nazione non può essere artificiale. Non si costruisce solo con campagne pubblicitarie, ma deve essere autentica e coerente. La reputazione si costruisce nel tempo attraverso valori, qualità, cultura e affidabilità”. Particolare rilievo è stato dato al ruolo degli italiani nel mondo – circa 70 milioni di discendenti sparsi nei cinque continenti – quali “ambasciatori naturali dell’Italia, non solo per il cibo e lo stile di vita, ma per il modo in cui si inseriscono nella costruzione delle società in cui vivono”. Un patrimonio culturale, ha ricordato Giacobbe, che si trasmette di generazione in generazione e che rappresenta un vantaggio competitivo unico nel panorama globale. “Questo libro – ha concluso il Senatore – rappresenta uno strumento utile non solo per i professionisti del campo, ma anche per istituzioni, imprese, diplomatici e italiani all’estero. L’immagine di un Paese non è qualcosa di astratto: è il riflesso della sua identità, della sua gente, dei valori e delle relazioni che i suoi cittadini costruiscono nel mondo intero”. L’autore Carmelo Cutuli ha quindi presentato la genesi del volume, frutto di oltre dodici anni di esperienze internazionali. Un percorso che lo ha portato a confrontarsi con i mondi della diplomazia, della comunicazione strategica e del posizionamento internazionale. Cutuli ha dedicato il libro alla memoria di Franco Cappelli, consulente aziendale prematuramente scomparso, che lo ha formato professionalmente in quegli anni decisivi per la sua carriera. “Questo libro per me è molto importante in quanto non solo è la summa delle mie esperienze nel campo dell’internazionalizzazione d’impresa ma anche perché un tributo a un grande professionista che mi ha insegnato tanto”, ha dichiarato con commozione.
Sulla scelta del titolo, l’autore ha spiegato: “Art and Science non è solo una formula anglosassone: arte e scienza sono alla base dell’economia e devono restarlo. Il termine Crafting restituisce concretezza a concetti che possono sembrare astratti, mentre Country Image è stato preferito a termini più verticali per la sua capacità di abbracciare reputazione, nation brand e percezione in modo più orizzontale”. La terza edizione, ha precisato Cutuli, è paradossalmente più snella delle precedenti – “Less is more – ma più focalizzata. Include un nuovo capitolo dedicato alle piattaforme digitali e all’intelligenza artificiale, un tema che l’autore affronta con lucidità critica: “L’Italia continua oggi ad essere una sorta di donatrice culturale: i nostri libri, che per secoli hanno coltivato la cultura a livello mondiale, stanno “nutrendo” i data center delle intelligenze artificiali. Questo è sicuramente gratificante ma dobbiamo evitare di rimanere imprigionati nel tecno soluzionismo – l’ottimismo secondo cui la soluzione tecnologica possa risolvere anche i problemi sociali ed economici – cosa che mi lascia spesso qualche perplessità”.
Roberto Menotti ha quindi offerto una lettura del volume dalla prospettiva delle relazioni internazionali, riconoscendo la forte natura interdisciplinare dell’opera. “Leggendolo si percepiscono molte discipline diverse, e questo è un valore culturale: significa convergere, partendo da punti di vista differenti, su un punto essenziale. Per analizzare ciò che accade oggi è indispensabile avere la mente molto aperta”, ha osservato. Menotti ha intrecciato tre filoni di riflessione particolarmente significativi: la teoria dei giochi, che dimostra come i processi decisionali incorporino tanto elementi razionali quanto emotivi, rendendo impossibile sottrarre la dimensione emozionale dall’analisi delle scelte – un aspetto cruciale quando si parla di identità; le neuroscienze e l’economia comportamentale, ambiti in cui il marketing ha anticipato gli studi economici poi premiati con il Nobel, aprendo prospettive applicabili all’analisi politico-istituzionale e non solo microeconomica; e infine il tema della fiducia, pilastro della reputazione nazionale. Il Direttore di Aspenia Online ha inoltre sottolineato la distinzione tra nazione e Stato – “concetti talvolta usati come sinonimi, ma che richiedono grande cautela quando vi sono differenze sostanziali” – e ha riflettuto sull’inevitabilità di proiettare i propri modelli nel mondo. Infine, Menotti ha dato una sua interpretazione del messaggio principale del libro: “Chi vuole essere autonomo deve prima spiegare cosa vuole fare. La domanda preliminare è sempre: chi siamo, cosa vogliamo, con quali competenze? Credo che sia questo ciò che l’autore ha cercato di articolare: una serie di risposte a domande elementari ma fondamentali”.
Angelo Deiana ha chiuso i lavori con un intervento che ha spaziato dalla geopolitica alla dimensione personale della reputazione. “L’interpretazione delle parole di un titolo – ha esordito – riveste un’importanza centrale nella valutazione di un’opera. Un grande curatore editoriale, Gian Arturo Ferrari, mi insegnò che non si può sottovalutare l’importanza di un grande titolo, perché il titolo è un messaggio. E il messaggio di questo libro è inequivocabile”. Il Presidente di Confassociazioni ha sottolineato come l’identità strategica di un Paese sia la somma delle identità strategiche dei singoli cittadini, richiamando un suo precedente volume sulla web reputation: “Tutti noi abbiamo ormai un doppio digitale. Come diceva Gabriel García Márquez, ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta. Oggi queste tre vite sono anche digitali». Deiana ha poi analizzato il soft power attraverso l’esempio americano per poi riflettere sull’Italia: «Il nostro soft power è la moda, la cucina, la bellezza, la cultura. Abbiamo soft power straordinari, ma non sempre fondati su una base industriale e scientifica adeguata. Questo è il lavoro che dobbiamo fare”. Con uno sguardo al futuro, Deiana ha evidenziato l’urgenza della diplomazia digitale nell’era dell’intelligenza artificiale. Sulla natura pragmatica del libro, Deiana ha osservato: “L’intelligenza artificiale sa tutto, ma la differenza è tra il nice to have e il business as usual. Il merito di Cutuli è stato non solo ragionare sulle logiche globali, ma offrire strumenti concreti. Se andate a leggerli con attenzione, sono gli stessi strumenti che valgono per la nazione e per ciascuno di noi”. Dal confronto è emerso un messaggio condiviso: l’immagine di una nazione non può configurarsi come un mero esercizio di marketing né un artificio comunicativo, ma il riflesso autentico della sua identità più profonda – della sua storia, dei suoi valori, della sua cultura e delle relazioni che i suoi cittadini costruiscono nel mondo. (Inform)