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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato a Roma il VI Rapporto dell’European Migration Network

 IMMIGRAZIONE
Presentato a Roma il VI Rapporto dell’European Migration Network
Alla realizzazione della ricerca, dal titolo “Gli studenti internazionali in Italia: indagine empirica e approfondimenti”, hanno collaborato il Centro studi Idos e l’Istituto di Ricerche sulla popolazione e le Politiche sociali del Cnr. Dall’indagine la fotografia a 360 gradi di una realtà studentesca in evoluzione ma ancora lontana dai numeri presenti nelle università di altri paesi europei come il Regno Unito, la Francia e la Germania
ROMA – E’ stato presentato a Roma, presso il Dipartimento di comunicazione e ricerca sociale dell’Università La Sapienza di Roma, (Centro congressi, via Salaria 113) il VI Rapporto dell’European Migration Network Italia dedicato al tema “Gli studenti internazionali in Italia: indagine empirica e approfondimenti”. La ricerca è stata curata dal ministero dell’Interno in collaborazione con il Centro studi e ricerche Idos e l’Istituto di Ricerche sulla popolazione e le Politiche sociali del Cnr. 
Durante l’incontro le risultanze dell’indagine sono state illustrate da Antonio Ricci, coordinatore della ricerca EMN e ricercatore dell’ Idos, e da Maria Carolina Brandi, dell’Istituto di Ricerche sulla popolazione e le Politiche sociali del Cnr. Dall’indagine emerge come a tutt’oggi siano presenti negli atenei italiani, nelle università straniere operanti nel nostro paese e in quelle pontificie circa 110.000 studenti internazionali. Un numero considerevole anche se nettamente inferiore alle presenze registrate in questo settore nel Regno Unito (500.000), in Francia e in Germania (250.000). La ricerca, sviluppata attraverso la raccolta di oltre 1200 questionari compilati da studenti universitari di 98 nazionalità, ha evidenziato varie problematiche come ad esempio l’insufficiente numero delle borse di studio, il difficile riconoscimento dei titoli di studi conseguiti all’estero e difficoltà di inserimento in ambito sociale e lavorativo. Nonostante queste questioni ancora aperte il 60 % degli intervistati ha dichiarato di non aver avuto grandi problemi per il rilascio dei visti e dei permessi di soggiorno. Positivo anche il giudizio degli studenti sul proprio rendimento universitario, sulla preparazione ricevuta ( 47%) e sugli atenei italiani, anche se non mancano critiche sulle attività delle segreterie universitarie e sui servizi per l’orientamento. Chiesto inoltre dagli studenti, che spesso sono costretti a lavorare al nero e a vivere in affitto senza un contratto regolare , un maggiore collegamento fra i corsi di studio e con il mercato del lavoro. Meno della metà degli intervistati, che spendono mediamente al mese circa 800 euro, vogliono inoltre rimanere in Italia (40,7%), mentre il 38% non sa cosa farà dopo la laurea e il 28% degli studenti si dice pronti a lasciare il nostro paese dopo la fine degli studi. Una scelta, quella di non continuare a vivere in Italia, che probabilmente va attribuita alla scarsa possibilità di trovare un lavoro adeguato. Buono, infine, per il 70% degli studenti interpellati il rapporto con i docenti universitari. 
Dopo l’intervento del coordinatore dell’incontro Franco Pittau, dell’EMN Italia – Idos/Immigrazione Dossier Statistico, che ha segnalato come la realtà degli studenti internazionali rappresenti per il nostro paese un’occasione per volare alto, Antonello Biagini, prorettore per la Cooperazione e i Rapporti Internazionali dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha evidenziato come a tutt’oggi tutte le università italiane si stiano adoperando per accrescere la presenza degli studenti stranieri nei nostri atenei ed aumentare il numero dei giovani italiani che frequentano le università all’estero. Biagini ha anche ricordato come “La Sapienza” negli ultimi anni, per facilitare la presenza degli studenti stranieri, abbia organizzato corsi di laurea in inglese e sia attivata per sviluppare i doppi titoli, che facilitano l’internazionalizzazione, e le attività dei dottorati di ricerca. Durante il dibattito Biagini ha inoltre segnalato la realizzazione da parte dell’Università di una laurea magistrale in cooperazione internazionale che si aggiungerà ai corsi già esistenti in lingua inglese. 
“Per una corretta gestione del fenomeno migratorio – ha affermato Angelo Malandrino della direzione centrale per le Politiche di Immigrazione e Asilo del dipartimento per le Libertà Civili e Immigrazione del ministero dell’Interno – c’è bisogno di sempre più Europa, cioè di decisioni che vengano sottratte all’emotività delle opinioni pubbliche dei singoli stati membri. E’ bene che sia un contesto più ampio e più distante dalle realtà locali ad adottare quei provvedimenti che consentano una politica unitaria dell’Europa in campo immigratorio. Sull’asilo – ha aggiunto Malandrino – le legislazioni dei paesi sono state abbastanza ben omogeneizzate, non altrettanto si può dire sulle politiche generali sui flussi d’ingresso in ciascuna nazione e sulle frontiere. Un’attività, quella finalizzata alla realizzazione di una politica comune, che comporterà tempo e molta fatica”. Dal canto suo Mario Morcellini, direttore del Dipartimento Comunicazione e Ricerca sociale dell’Università La Sapienza di Roma ha evidenziato come vi sia una riflessione in corso fra pochi accademici “volta a fare dei figli dei migranti un punto di riferimento etico ed anche economico e di posizionamento di una università che tenga anche conto della crisi di motivazione della domanda studentesca. Bisogna allargare – ha aggiunto Morcellini – le basi sociali dell’accesso all’istruzione universitaria…Da 15 o 20 anni siamo in una fase di compressione delle iscrizioni. Perdiamo studenti immatricolati e li perdiamo nel settore più poveri della società. E’ necessaria una coraggiosa politica che incoraggi un variazione dei colori, un’apertura e un rafforzamento delle politiche di sostegno che consenta di portare all’università i figli degli immigrati”. 
E’ poi intervenuta la studentessa ghanese in Italia Jennifer Darnkwaa Mensah che ha ricordato come le seconde generazioni in Italia abbiano il problema fondamentale di doversi rapportare con la cultura di provenienza ed ha auspicato una maggiore internazionalizzazione delle università. Anche Fatima Neimarlija, proveniente dalla Bosnia, ha chiesto una maggiore internazionalizzazione del sapere universitario, ha ricordato che lo studio all’estero rappresenta il futuro ed ha invitato gli studenti italiani ad andare a compiere un’esperienza di studio in Bosnia Erzegovina. Neimarlija ha inoltre evidenziato come oggi rispetto al passato la società italiana sia divenuta più accogliente nei confronti degli studenti stranieri. 
Roberta Saladino, dell’Università della Calabria, si è invece soffermata sul tema “La dimensione internazionale in un ateneo del Meridione” La Saladino ha segnalato come l’università della Calabria, che oggi può vantare la presenza di 482 studenti stranieri, abbia promosso sia più di 200 accordi bilaterali con università europee, che coinvolgono ogni anno oltre 300 studenti in uscita e 100 studenti in entrata, sia altre intese con paesi non comunitari di cooperazione accademica e scientifica. Un’intensa attività per l’internazionalizzazione a cui si affianca il sito Internet dell’Ateneo fruibile in tre lingue, l’attivazione di 80 borse di studio per studenti stranieri e la realizzazione di corsi in ed esami in lingua inglese . 
Dopo l’intervento di Rosi Prekalori dell’associazione “Fratellanza–Vllaznia”, che si è soffermata sul tema “Vicinanza geografica e affinità culturale tra Italia e Albania” ed ha ricordato la grande capacità di integrazione degli albanesi in Italia, Antonella Cammisa, dirigente ufficio Relazioni Internazionali dell’Università “La Sapienza” di Roma, ha evidenziato come a tutt’oggi nell’ateneo romano vi sia una forte presenza degli studenti provenienti dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo, dal Brasile, dai Balcani, dalla Russia e dalla Cina. La Cammisa ha inoltre sottolineato come, a differenza del passato, lo studente straniero venga oggi percepito come un valore economico. 
“Al momento – ha poi precisato la Cammisa –vi sono varie categorie di studenti internazionali che vanno gestite in maniera diversa. Abbiamo ad esempio i figli degli immigrati che hanno vissuto in Italia e che vanno seguiti al fine di dare loro migliori accessi universitari. Vi sono gli studenti che vengono dai paesi emergenti che possono pagare molto, ma a cui non possiamo dare i servizi che loro richiedono. Ci sono infine quelli che guardano all’Italia come un paese amico, ad esempio gli studenti provenienti dall’Albania, ma non abbiamo una politica per riconoscerli e per accoglierli in Italia”. 
Ha poi preso la parola Alberto Colella, responsabile del Centro Visti del ministero degli Affari Esteri, che ha evidenziato come le statistiche sui visti di studio presentino dei valori in parte dubbi . “Noi abbiamo la convinzione – ha spiegato Colella – che il visto di studio, soprattutto in alcuni paesi dove è più alto è il flusso migratorio, sia a volte considerato una specie di rifugio a cui qualche richiedente visto fa ricorso per comunque venire in Italia. Questo fenomeno avviene non tanto per le università, ma per alcuni istituti di formazione secondaria o superiore presenti Italia”. Colella ha anche segnalato che si sta cercando di porre in essere una modifica del sistema informatico sui visti di studio che consentirà al richiedente di specificare se il visto servirà per l’accesso alle università o per strutture di istruzione secondaria e terziaria o per i corsi post laurea. Il dirigente del ministero degli Esteri ha inoltre ricordato come l’anno scorso presso il Mae sia stato approntato un gruppo di lavoro con i rappresentanti degli altri dicasteri interessati, Interno, Università e Lavoro, per cercare di risolvere i problemi burocratici relativi ai visti di ingresso e ai permessi di soggiorno per ricerca scientifica e quindi incentivare in qualche modo l’afflusso di cervelli stranieri in Italia. In questo ambito, dalle interviste effettuate con i ricercatori, è emerso come al momento esista un problema di informazione, in quanto negli ambienti dei ricercatori e nelle università non si ha precisa conoscenza della normativa in materia. Altri problemi evidenziati dall’esperienza sono quelli dei costi per i visti e i permessi di soggiorno e le difficoltà connesse al soggiorno in Italia delle famiglie dei ricercatori. Questioni che per Colella non possono essere affrontate solo dalle misure adottate dai funzionari, che in ogni caso sono state prese, ma necessitano di modifiche dei regolamenti normativi e della stessa legge. Colella si è anche soffermato sulla nuova direttiva europea, ancora in gestazione a Bruxelles, per l’ingresso e il soggiorno dei ricercatori e degli studenti. Una normativa che se venisse adottata porterebbe portare ad una modifica della legge italiana sulla materia. Dal canto suo Marzia Foroni, della direzione generale per l’Università, lo Studente e il Diritto allo Studio Universitario del Miur, ha spiegato come le strategie di internazionalizzazione del sapere rappresentino uno spunto per migliorare la qualità dell’offerta formativa e dell’esperienza accademica nel pieno rispetto dell’autonomia universitaria. Un contesto, quest’ultimo, i cui il Miur opera per accrescere le opportunità di internazionalizzazione degli atenei. La Foroni ha inoltre evidenziato l’esigenza di offrire proposte formative separate, per quanto concerne il contesto internazionale e nazionale, e di rinnovare e facilitare le procedure di ingresso degli studenti stranieri. Per quanto riguarda le sfide per il futuro la Foroni ha infine auspicato una diversificazione degli interventi, a seconda delle variegate categorie degli studenti internazionali, il reperimento di risorse per un’accoglienza adeguata e il riconoscimento dei titoli di studio degli studenti stranieri non solo da parte delle università ma anche del mondo del lavoro. (Goffredo Morgia- Inform)
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