IMMIGRAZIONE
Rilevato il costante aumento del numero di bambini nati in Italia da famiglie straniere
Kyenge: “Questi dati ci aiutano ad interpretare meglio il fenomeno migratorio che per troppo tempo è stato attribuito ad una categoria sola che è quella relativa all’immigrazione clandestina”
Perego (Migrantes): “Bisogna chiudere e trasformare i CIE. L’accoglienza degli immigrati non deve basarsi su gabbie o sbarre, ma deve passare attraverso l’accompagnamento di uomini e donne”
Merisio (Caritas Italiana): “La continua evoluzione del contesto migratorio impone l’elaborazione di strumenti di lettura rinnovati, che guardino al fenomeno della mobilità umana in chiave qualitativa”
ROMA – È stato presentato stamattina a Roma, alla Domus Marie, il 23esimo rapporto sull’immigrazione Caritas Migrantes che fotografa ogni anno la situazione degli immigrati in territorio italiano. All’incontro era presente anche la ministro per l’Integrazione Cécile Kyenge.
Il titolo scelto quest’anno è “Tra crisi e diritti umani”, un Rapporto rinnovato nei contenuti e nell’approccio al tema, attraverso una lettura del fenomeno migratorio che privilegia la dimensione qualitativa rispetto a quella quantitativa. Il rapporto approfondisce la situazione dei migranti anche a livello regionale, con istantanee di ogni territorio garantite dalla rete delle Caritas diocesane e degli uffici Migrantes presenti in Italia.
La situazione rispetto all’anno scorso non è cambiata molto. Oliviero Forti, il responsabile dell’Ufficio Immigrazione Caritas Italiana, durante il suo intervento di presentazione del Rapporto ha illustrato i dati emersi. “Se mettessimo a confronto l’immagine dell’immigrazione in Italia scattata nel 2013 e quella rilevata l’anno scorso -spiega Forti- non noteremmo molte difformità circa i soggetti e le pose. Vedremmo in entrambe le foto tanti stranieri che vivono al Nord, di meno al Centro e ancor meno al Sud e la maggior parte di loro parlerebbe romeno, albanese, arabo, ucraino o cinese”. Ci sono tanti bimbi nati in Italia da genitori stranieri che ancora ci ostiniamo a non riconoscere cittadini italiani nonostante le numerose proposte di legge sullo jus soli ferme in Parlamento.
“I dati ci confermano che il numero bambini figli di genitori stranieri che sono nati in Italia (107 mila nel 2012) e quelli che vanno a scuola – continua a spiegare il responsabile Caritas- ha superato quello dei loro coetanei che sono venuti da altri Paesi. Eppure si parla ancora, incredibilmente, di minori stranieri. La presenza degli alunni “stranieri” nelle scuole italiane nell’anno scolastico 2012/2013 è di 786.630 unità, ovvero 30.691 in più rispetto all’anno precedente. Un alunno straniero su due è straniero solo sulla carta”.
Fra i dati emersi dal Rapporto è stato rilevato che oltre 232 milioni di persone, più del 3% della popolazione mondiale, hanno lasciato il proprio Paese nel 2012 per vivere in un’altra nazione, mentre nel 2000 erano 175 milioni. L’Europa e l’Asia, con oltre 70 milioni di migranti ciascuno, sono i continenti che ospitano il maggior numero di migranti, pari a circa i due terzi del totale mondiale. All’inizio del 2013 risiedevano in Italia 59.685.227 persone, di cui 4.387.721 (7,4%) di cittadinanza straniera. La popolazione straniera residente è aumentata di oltre 334 mila unità (+8,2% rispetto all’anno precedente). Dal 2011 al 2012 ci sono stati 30.724 matrimoni in cui uno o entrambi gli sposi è di origine straniera (pari al 15% del totale dei matrimoni officiati in Italia).
Durante il suo intervento la ministro Kyenge ha ribadito quanto siano importanti i dati forniti da questi tipo di studi: “ritengo che la possibilità di avere studi statistici diventa fondamentale per affrontare un cambiamento, culturale o legislativo, che richiede la conoscenza del fenomeno migratorio. Tutti i dossier che vengono elaborati ci aiutano a interpretare meglio le ondate di migranti che per troppo tempo sono state attribuite ad una categoria negativa cioè all’immigrazione clandestina e alla delinquenza. Ma il fenomeno migratorio è altro e questo emerge solo grazie a studi come questi di Caritas e Migrantes. Conoscere a fondo questa realtà, dunque, ci permette non solo di impostare una strategia ma anche di elaborare giudizi e cercare di eliminare e combattere gli stereotipi che spesso derivano anche dalla cattiva informazione. La politica, se vuole elaborare una strategia valida, deve affidarsi a studi seri e riuscire ad affidarsi ad esperti invece di inseguire l’emergenza o le tendenze mediatiche”.
Secondo la ministro, la mancanza di una governance nell’ambito dell’immigrazione è molto deleteria. “Da una parte ha causato marginalità e sofferenza di una larga fetta della popolazione di origine straniera – spiega Kyenge – e dall’altra ha dato vita ad un sentimento di smarrimento degli autoctoni che non sanno interpretare le sempre più evidenti trasformazioni demografiche. Diventa, dunque, essenziale capire che i diritti di alcuni riguardano tutta la cittadinanza e che la civile convivenza deve mettere al centro i diritti umani e la persona e deve impostare una politica sul piano dell’educazione civica”.
Monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale fondazione Migrantes, a margine della presentazione ha dichiarato ad Inform: “Siamo arrivati al 23esimo rapporto di Caritas e Migrantes e l’aspetto originale del rapporto di quest’anno è che non si sofferma tanto sui dati, che non cambiano di molto, quanto sull’aspetto qualitativo. Quest’anno ci siamo soffermati su come la crisi ha segnato il mondo del lavoro degli immigrati in Italia, sui fenomeni di tratta e sfruttamento del lavoro, sulle problematiche di un’immigrazione europea che deve essere gestita in termini europei e sulla fede degli immigrati spingendo ad un dialogo ecumenico”.
Un argomento che è stato ripreso durante il dibattito e che viene affrontato anche dal Rapporto è quello relativo ai Centri di Identificazione e Espulsione. “Lo studio – ha spiegato Perego – tratta l’argomento dei CIE in diverse parti che si fanno portatrici del messaggio che Migrantes e Caritas vogliono inviare , cioè quello di chiudere questi centri per trasformarli, in modo che l’accoglienza delle persone non passi attraverso gabbie e sbarre, ma attraverso l’accompagnamento di uomini e donne che spesso sono solo degli irregolari che per diverse ragioni non hanno potuto raggiungere l’Italia con un permesso di soggiorno. Parlare di crisi dei diritti umani nel rapporto di quest’anno – ha proseguito Perego – vuol dire leggere l’immigrazione dentro la situazione che stiamo vivendo: una situazione di crisi che vede una difficoltà degli immigrati e che richiede quindi nuove misure sociali affinché non venga meno la democrazia nel nostro paese alla luce proprio dell’accoglienza degli immigrati. Ma soprattutto, – ha concluso Perego – nel Rapporto Immigrazione Caritas e Migrantes 2013 si sottolinea che la crisi rischia di indebolire l’uguaglianza, la giustizia sociale, la tutela della dignità e dei diritti delle persone, le pari opportunità: a rischio sono i principi costituzionali, è la democrazia”.
Anche il senatore del Pd Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, è intervenuto all’incontro, riprendendo,in parte, il discorso già avviato della Kyenge: “Abbiamo un gran bisogno di questi dati perché dal Rapporto Caritas Migrantes si possono evidenziare quattro grandi pregiudizi che dominano la percezione del fenomeno migratori. Pregiudizi fragili ma che tuttavia persistono nell’immaginario collettivo. Il primo riguarda la crescita del numero degli immigrati: negli ultimi anni la crescita è aumentata a rilento e, allo stesso tempo, è aumentato anche il numero degli abbandoni. Un altro pregiudizio è la convinzione che gli immigrati ‘ci rubano il lavoro’: non si è registrato mai in questo ambito un solo caso significativo di concorrenza per il posto di lavoro. Terzo pregiudizio riguarda la convinzione che vi sia in atto ‘un’invasione musulmana’. In questi anni, si può dire che ci sia stata piuttosto ‘un’invasione cristiana’ dato che oltre il 50% degli immigrati appartiene alle varie confessioni cristiane. Ultimo pregiudizio da sfatare riguarda l’aspetto della sicurezza. Anch’esso si dimostra assolutamente falso. Il tasso d’insicurezza vissuto dalla popolazione italiana oscilla tra il 29% e il 32% e non è cresciuto parallelamente all’aumento del numero di immigrati, né si è rivelato strettamente dipendente da esso”.
Dal canto suo il presidente della Caritas Italiana, Monsignor Giuseppe Merisio, ha preso parola per spiegare quanto i rapporti stilati da Caritas e Migrantes siano importanti: “Dopo 22 anni ci troviamo ancora numerosi a riflettere sull’immigrazione attraverso un Rapporto fortemente voluto dalla Chiesa Italiana quale contributo alla comprensione di un fenomeno così composito ed eterogeneo, la cui continua evoluzione impone l’elaborazione di strumenti di lettura rinnovati. D’altronde abbiamo constatato che l’analisi meramente quantitativa del fenomeno non è stata sufficiente da sola ad aiutare la società civile ed ecclesiale a prendere piena consapevolezza di questa complessità, persistendo purtroppo atteggiamenti di chiusura ed ostilità che con la crisi sembrano aumentare. E’ stato dunque necessario – ha continuato Merisio – provare a rileggere il fenomeno della mobilità umana in chiave qualitativa. Innanzitutto valorizzando il lavoro delle diocesi, sia divulgando le belle esperienze di cui sono protagoniste le nostre realtà territoriali, sia utilizzando questo bagaglio per addivenire ad una corretta interpretazione dei fenomeni.
Al dibattito hanno anche preso parte Laura Zanfrini, ordinario di Sociologia della convivenza interetnica presso l’Università Cattolica di Milano, Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Pastorale dei Migranti della diocesi di Torino e Ibrahim El Sheik El Rashid della Caritas diocesana di Trani-Bisceglie. I lavori sono stati coordinati dal giornalista Rai Piero Damosso. (Debora Aru- Inform)