MADE IN ITALY
(Fonte immagine Facebook)
ROMA – Il Presidente dell’Agenzia ICE Matteo Zoppas e il Presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli hanno presentato nei giorni scorsi a Roma il Rapporto ICE 2024/25 e l’Annuario Istat-ICE 2025. L’incontro è stato aperto dall’intervento del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Oggi siamo in un contesto in cui i muri vengono rialzati e la globalizzazione si scompone in continenti produttivi e deve tener conto di misure protezionistiche e sanzionatorie e dell’interrompersi delle catene di approvvigionamento”, ha rilevato Urso. “L’obiettivo è ridurre i dazi evitando misure di ritorsione e quindi l’escalation che condurrebbe a conflitto commerciale gravido di conseguenze”, ha aggiunto il Ministro riferendosi ai possibili danni per l’Europa e per gli USA. “Dobbiamo incentivare la realizzazione di altri accordi di libero scambio con Paesi che condividono la nostra stessa sfera dei valori”, ha precisato Urso. “È importante accelerare altri accordi di libero scambio come quello con il MERCOSUR ma anche quelli con gli Emirati”, ha proseguito il Ministro menzionando anche l’Arabia Saudita e la cosiddetta Via del Cotone in aggiunta alla Via della Seta e al Piano Mattei per l’Africa. Urso ha inoltre precisato come in questi ultimi anni l’indice di attrazione dell’Italia per gli investimenti sia cresciuto, guadagnando tre posizioni nel ranking globale e passando dal 19° al 16° posto. Il Ministro ha espresso soddisfazione anche per il miglioramento delle prospettive dell’Italia basate sui giudizi delle agenzie di rating; allo stesso modo Urso si è detto soddisfatto per l’andamento dello spread che “è stabilmente sotto i cento punti”. Per le esportazioni il Ministro ha ricordato che “il Made in Italy è identità, innovazione e internazionalizzazione”, parlando di queste tre lettere “i” come paradigma centrale. Nel suo intervento Matteo Zoppas ha definito questo rapporto come un qualcosa di complesso, con un Made in Italy che ha raggiunto circa 624 miliardi di euro e un’Italia che è la seconda potenza in Europa per esportazioni. Zoppas ha mostrato, attraverso un grafico, l’andamento del Made in Italy nell’ultimo decennio: si è passati da circa 412 miliardi nel 2015 ai già citati 624 del 2025: un calo fisiologico dovuto ovviamente alla pandemia c’è stato nel 2020. L’Italia è sesto Paese esportatore al mondo alle spalle di giganti come Cina, USA, Germania e Paesi Bassi, che sono a un livello molto alto , e staccata relativamente di poco dagli altri due Paesi che invece sono Giappone e Corea del Sud. Germania e USA risultano anche come i due principali mercati di sbocco per le esportazioni italiane di beni. I tre principali settori dell’export italiano sono quelli di meccanica, chimica-farmaceutica e agroalimentare. Per quanto riguarda però le ricadute interne dei benefici dell’export, qui c’è una distanza tra il Nord e il Centro-Sud con la Lombardia che risulta essere la regione più performante. Zoppas si è anche soffermato sul Piano d’Azione per l’Export 2025 e l’obiettivo di raggiungere i 700 miliardi di export entro fine legislatura “con i dazi o senza dazi”, ha precisato Zoppas. Dal canto suo Francesco Maria Chelli ha illustrato la ventisettesima edizione dell’annuario ISTAT – ICE che offre un report ormai atteso ogni anno su queste tematiche. Chelli ha inoltre fatto presente l’uscita di dati aggiornati sull’andamento dell’export nei primi cinque mesi del 2025: anzitutto risultano essere stabili nel numero le imprese esportatrici. È stato riportato un aumento delle imprese controllate da multinazionali estere in Italia nonché di quello delle imprese controllate da multinazionali italiane all’estero. Tra i dati meno positivi, la segnalazione di aumento , proveniente da oltre il 36% delle imprese, di ostacoli nell’attività di esportazione: tra le ragioni ci sono soprattutto costi e prezzi più elevati. A conclusione dell’incontro è intervenuto il Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani. “I dati sull’export – ha esordito Tajani – che oggi emergono da questa presentazione, anche se con un leggerissimo calo in alcuni e parti del mondo, sono confortanti perché continuano ad essere positivi e a rappresentare il 30 % del nostro Pil. I dati confermano anche la bontà della nostra strategia che è quella di andare, in un momento in cui è in atto il confronto sui dazi, a portare la nostra presenza in Paesi dove l’Italia o già svolge un ruolo, o non è presente, sia per quanto riguarda l’internazionalizzazione, sia per quanto concerne l’export. Va inoltre ricordato – ha aggiunto il Ministro – che i dati sui Paesi del Golfo sono lusinghieri. Una zona del mondo che rientra nel nostro piano di azione e sui cui vogliamo concentrare i nostri sforzi, così come faremo in India, in Giappone, in Messico, in Canada, in Indonesia, in Sud Africa e nei Paesi dei Balcani”. Il Ministro ha inoltre sottolineato la necessità di affrontare la sfida dei dazi, che potrebbe portare qualche contraccolpo alla attività italiana di esportazione, attraverso un’azione coordinata di ICE, SACE , SIMEST e Camere di Commercio, al fine di sostenere in questo frangente il nostro Paese. Tajani ha anche parlato dell’importanza di portare avanti una visione strategica che dia certezze alle imprese attraverso sistemi che collaborano far di loro. “Abbiamo deciso di riformare il Ministero degli Esteri – ha poi rilevato il Ministro – che avrà una nuova organizzazione con una testa politica e una testa economica. Vi sarà anche una Direzione Generale dedicata alla crescita e tutte le imprese avranno un punto di riferimento chiaro all’interno del Maeci. Le nostre rappresentanze diplomatiche saranno sempre di più trampolini di lancio per la valorizzazione dei nostri prodotti”. Tajani è poi tornato sulla questione dei dazi: “La guerra commerciale non conviene a nessuno, noi abbiamo bisogno degli Stati Uniti, ma anche gli Usa hanno bisogno di noi. Nel corso del mio viaggio a Washington ho ricordato che siamo due facce della stessa medaglia, ovvero l’Occidente”. “L’Italia – ha continuato il Ministro – è molto attiva negli Stati Uniti, in ogni Stato sono presenti imprese italiane che danno lavoro a 300.000 statunitensi. Quindi noi investiamo negli Usa, ma possiamo fare di più. In questo senso va l’accordo che ho già preannunciato per l’acquisto da parte italiana di gas americano per i prossimi 20 anni. La trattativa è ancora lunga, ma io credo che si troverà un accordo che non sia dannoso per il nostro sistema produttivo”. Tajani ha poi affrontato la questione dell’alto valore dell’euro rispetto al dollaro, un aspetto che non favorisce le esportazioni. In proposito dal Ministro sono stati auspicati due interventi della Banca Centrale Europea volti a ridurre il costo del denaro, magari passando dall’attuale 2% all’1%, e ad acquistare di titoli di stato in Europa per mettere denaro in circolazione e quindi ridurre la forza dell’euro. Fondi, che per Tajani, potrebbero essere utilizzati per una nuova politica industriale europea anche a sostegno dell’export. Il Ministro ha infine evidenziato il costante impegno del Governo e del sistema Italia a sostenere e ad accompagnare le imprese in questo moneto di incertezza. (Inform)