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Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentato a Roma il rapporto EMN/IDOS “Immigrati e sicurezza sociale. Il caso italiano”

IMMIGRAZIONE

 

Attualmente i versamenti contributivi che arrivano dagli stranieri in Italia ammontano a 7 miliardi, ma gli immigrati ne usufruiscono solo per 65-80 milioni.Compagnucci (ministero Interno) : “Far capire qual è il valore della sicurezza sociale e della tutela sociale di un cittadino non comunitario è un impegno molto serio” . Micheloni (Pd) “L’integrazione è un’utopia che dobbiamo rincorrere, perché dobbiamo fare in modo che l’integrazione ci porti a trasformare il migrante in soggetto politico”

 

ROMA – È stato presentato oggi a Roma il Settimo rapporto EMN Italia, l’European Migration Network sul tema “Immigrati e sicurezza sociale. Il caso italiano”. La Rete Europea delle Migrazioni (EMN) è stata creata nel 2003 dalla Commissione Europea per conto del Consiglio Europeo. Nel 2008, la Decisione del Consiglio 2008/381/EC ha costituito la base legale per l’EMN, il cui mandato è fornire informazioni aggiornate, oggettive, affidabili e paragonabili sui temi relativi alle migrazioni e all’asilo. Il network è composto dalla Commissione Europea, uno Steering Board, due fornitori di servizi e, a livello decentrato, dai Punti di contatto nazionali degli Stati membri Ue e della Norvegia. Il Punto di contatto nazionale per l’Italia dal 2004 al 2013 è stato gestito da IDOS Centro Studi e Ricerche con il coordinamento del Ministero dell’Interno.

La presentazione del Rapporto EMN/IDOS è stata coordinata da Franco Pittau, del centro studi IDOS: “Questa ricerca- ha ricordato Pittau – è nata a livello europeo. La Commissione Europea ha ritenuto utile proporre a tutti gli Stati membri la realizzazione di uno studio, nel corso del 2013, sul rapporto immigrazione e sicurezza sociale. E questa è anche una maniera, in quest’epoca di antieuropeismo, di vedere che l’Europa si interessa a temi concreti. L’Italia lo ha fatto con molto impegno e il nostro rapporto potrà essere comparato con quello degli altri Stati. Si avrà così – ha aggiunto Pittau – una panoramica europea che permetterà, da un lato di vedere che in Italia ci sono anche situazioni apprezzabili e, dall’altro, di ‘copiare’ delle cose ottime che ci sono in Europa”.

I lavori sono stati aperti da Riccardo Compagnucci, vice capo vicario del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del ministero dell’Interno. “È difficile far comprendere all’Europa che non facilitiamo il cittadino italiano a scapito di quello straniero. Il problema di capire qual è il valore della sicurezza sociale e della tutela sociale di un cittadino non comunitario è un impegno molto serio perché mette alla prova le tante parole vuote che diciamo. Questo lavoro dell’EMN – ha aggiunto Compagnucci  – è nato come ricerca ma è più un manuale di utilizzo pratico. Qui, però, viene riportato quello che si può dare ma non c’è quello che non riusciamo ancora a dare. Mai come oggi la parola network è vera e rappresenta un grande sforzo comune per cercare di creare una conoscenza che serva al territorio”. A seguire è intervenuto Alberto Bordi, della Direzione Centrale per le Politiche dell’Immigrazione e dell’Asilo, che ha auspicato la diffusione dei dati ottenuti da questa indagine  “Dobbiamo veicolare tutti i risultati che escono da questo tipo di studi e portarli al destinatario ultimo, cioè allo straniero, così da poter svolgere un’azione meritoria per i cittadini del terzo millennio. La conoscenza degli aspetti emersi da studi come questo dell’EMN è il presupposto fondamentale per acquisire e poter rivendicare i diritti”.

Ad Illustrare il contenuto della ricerca ci ha pensato Antonio Ricci, referente IDOS presso il Punto Nazionale di Contatto EMN.

“Il sistema di sicurezza sociale – ha esordito Ricci – rappresenta una vera e propria rete di protezione che si rivolge a tutti gli immigrati, sia durante la vita lavorativa che dopo il pensionamento e riguarda anche i familiari (5,2 milioni di persone)”. “Gli obiettivi specifici del presente studio – ha poi spiegato Ricci  – sono: delineare la normativa nazionale che disciplina l’accesso alla sicurezza sociale; analizzare le norme e le prassi che regolano l’accesso dei non comunitari alle prestazioni di sicurezza sociale; esaminare i contenuti degli accordi bilaterali in materia di sicurezza sociale siglati con i Paesi terzi; elaborare i dati statistici disponibili in materia di welfare e immigrazione”.

Il ricercatore ha inoltre illustrato la ripartizione delle spese per la sicurezza sociale: “In Italia il 60% della spesa è legata ad anziani e reversibilità, il 31% a salute e disabilità, 3% alla disoccupazione. Riguardo l’accesso degli immigrati al welfare restano profondi sospetti e pregiudizi. Gli stranieri  in Italia danno più di quanto prendono. Gli immigrati sono il 7% della popolazione il 10% della forza lavoro. Usufruiscono dello 0,2% delle pensioni di invalidità, dell’1% delle pensioni assistenziali, del 5,5% delle indennità di mobilità e del 13% della disoccupazione. Attualmente i versamenti contributivi che arrivano dagli stranieri sono di 7 miliardi e ne usufruiscono per 65-80 milioni. Nel 2010 rappresentavano 1,5% secondo le previsioni nel 2025 saranno il 6% mentre la popolazione immigrata rappresenterà il 12,3%”.

Il relatore Enrico Cesarini, dell’ASGI, l’ Associazione Studi Giuridici dell’immigrazione, ha invece illustrato quali sono i principi giuridici applicati alla materia immigrazione; mentre Alessandro Pistecchia dell’UNAR, l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali nel suo intervento ha spiegato le cause  dell’aumento di segnalazioni di discriminazioni: “Da un lato rappresenta l’incremento dei casi di discriminazione, ma dall’altro rappresenta la presa di coscienza dei denuncianti. Per molte persone il tema della sicurezza sociale è sicuramente legato alla consapevolezza dei diritti e alla complessità delle pratiche. Quindi bisogna anche riflettere sull’efficacia della mediazione e dell’accoglienza”.

La ricercatrice dell’Inail Marta Petyx esprimendo il suo apprezzamento nei confronti del lavoro svolto dal rapporto, ha illustrato uno degli studi portato avanti dall’Inail che dal luglio 2010 ha acquisito anche funzione di ricerca. “Un dato rilevato è che c’è un trend decrescente del fenomeno infortunistico, se pensiamo che dai 140mila infortuni del 2008 si è passati a poco più di 100mila casi rilevati di recente. Il settore delle costruzioni si conferma quello più colpito da infortuni e decessi, i giovani con meno di 35 anni i più interessati e romeni, marocchini e albanesi le nazionalità prevalenti. Conosciamo i limiti del dato infortunistico: sappiamo che è sottodimensionato e non ci dà un quadro reale. Per questo motivo il contributo che può fornire la ricerca EMN è importante”.

L’ultimo intervento prima delle conclusioni è stato affidato ad Antonio Sorgi del Centro Unitario dei Patronati sindacali: “Io credo che uno dei segnali più forti che dobbiamo lanciare sia quello di essere pronti ad avviare un percorso di integrazione. Nella società moderna l’assenza di integrazione crea conflitti e la politica deve far capire a tutti che l’immigrazione non ha creato danni, ma è stato un arricchimento che proviene dalle diverse esperienze. Dal 2006 e 2012 abbiamo fatto 2 milioni e seicentomila permessi di soggiorno più tutte le procedure di ricongiungimento”.

Il senatore Claudio Micheloni, presidente del Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero ha infine concluso l’incontro.

“Grazie a questo rapporto ho percepito un quadro della situazione migliore di quello che pensavo. Abbiamo depositato un disegno di legge che riguarda le pensioni in Italia e che affronta il problema alla fonte. La pensione di vecchiaia per me è la massima espressione di solidarietà e della coesione sociale di un Paese. Per redigere il disegno di legge ho preso esempio da altri Paesi. Uno dei principali è la Svizzera. Nella sua Costituzione è scritto che le pensioni di vecchiaia che versa lo Stato, tra la minima e la massima, non  devono avere un rapporto superiore di uno a due. La proposta che ho depositato è che in Italia si dovrebbe ammettere un limite di uno a 10.  Abbiamo lavorato – ha poi precisato Micheloni – sulle tabelle del 2012: ci sono 16milioni e mezzo di pensionati. Se si applicasse questa semplice regola 1 a 10, si toccherebbero solo 188.155 persone”. In pratica, spiega il senatore, queste pensioni sarebbero ridotte fino ad un massimo di 10 volte quella minima. “Ogni anno – ha puntualizzato Micheloni – si libererebbero dai quattro ai cinque miliardi di risorse INPS. L’utilizzo che proponiamo è che quei miliardi restino nel circuito del welfare, magari aumentando le pensioni minime”.

“Io considero l’integrazione  un’utopia – ha concluso  il senatore- ma è un’utopia che dobbiamo rincorrere. L’integrazione è possibile solo se due persone hanno uno stato d’animo predisposto. Se non c’è collaborazione non si raggiungerà mai l’integrazione. Noi  siamo stati considerati, nel mondo, come un oggetto politico. Dobbiamo fare in modo che l’integrazione ci porti a trasformare il migrante in soggetto politico”. (Debora Aru- Inform)

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