LOTTA ALLA POVERTA’
Si è parlato del lavoro dei 14 Help Center, i centri di accoglienza per le persone in difficoltà presenti nelle stazioni italiane gestiti dalle Ferrovie di Stato in collaborazione con gli Enti locali e il Terzo Settore
ROMA – Si è tenuta a Roma, presso l’Auditorium delle Ferrovie dello Stato in Piazza della Croce Rossa, la presentazione del Rapporto ONDS 2013 sul disagio sociale e solidarietà nelle stazioni italiane. L’obiettivo di questo incontro era di presentare il lavoro svolto attraverso gli Help Center, sportelli-antenna della rete di solidarietà cittadina, presenti nelle stazioni ferroviarie di diverse città italiane. Il Gruppo FS ha messo a disposizione gratuitamente per attività sociali e culturali, a Enti locali, Fondazioni e Associazioni no profit circa 18mila metri quadrati nelle principali stazioni italiane, per un valore di oltre 25milioni di euro.
Gli Help Center sono gestiti dal Gruppo delle Ferrovie dello Stato Italiane in collaborazione con gli Enti locali e il Terzo Settore, il loro scopo è di avvicinare e di ascoltare le persone in difficoltà, cercando di indirizzarle verso strutture dedicate presenti a livello locale, attraverso le quali avviare percorsi ad personam per il recupero e l’inserimento sociale. Attualmente la rete degli Help Center, progetto che vede protagonista anche l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI), è coordinata a livello nazionale dall’Osservatorio Nazionale sul Disagio e la Solidarietà nelle Stazioni, che cura la redazione del Rapporto Annuale.
Ad oggi sono 14 i centri di accoglienza presenti su base nazionale nelle principali stazioni, tra cui Roma Termini con 37mila richieste di aiuto e Milano Centrale con 22.380 accessi complessivi. Un dato che dimostra come, ancora una volta, nei grandi centri urbani si concentri il massimo afflusso dell’utenza, che per il 70% è costituita da persone straniere. Tuttavia, la presenza di italiani è notevolmente in crescita in questo ultimo anno, data la congettura socio-economica che l’Italia e il resto dell’Europa si trovano a dover gestire. Una situazione che porta molte delle persone con una casa o con un lavoro stabile a scivolare inesorabilmente verso marginalità, dinamiche di impoverimento e di esclusione sociale. Proprio in questo tipo di contesto si colloca l’azione svolta dagli Help Center, che nel 2013 sono stati in grado di effettuare 250mila interventi, permettendo di aiutare 25mila persone.
Ad aprire la presentazione del Rapporto Annuale dell’ONDS la giornalista e moderatrice dell’incontro, Luce Tommasi, esperta del settore e della questione sociale. Ha poi preso la parola Barbara Morgante, Direttore Centrale Strategie e Pianificazione di Ferrovie dello Stato Italiane, che ha sottolineato la centralità delle stazioni italiane ponendo al centro della sua riflessione il ruolo che esse dovrebbero svolgere. A fronte di questo pensiero è emerso, di concerto con le valutazioni espresse anche dalla giornalista Luce Tommasi, che le stazioni sono dei luoghi non luoghi, delle zone che esprimono libertà di movimento e quindi dei luoghi di transito per molte delle persone. Ma per un certo verso le stazioni rappresentano per una persona su dieci anche un rifugio, una pseudo casa per chi una casa vera e propria non la ha. Proprio nelle stazioni si concentra il paradosso estremo tra coloro che viaggiano e si spostano per raggiungere un posto e coloro che arrivano e trovano nella stazione un luogo protetto. Questa circostanza è una delle motivazioni, come ha sottolineato Barbara Morgante, che ha spinto il gruppo FS a agire seguendo il principio di responsabilità e di solidarietà nei confronti di persone disagiate.
La chiave di lettura adottata dalle FS è quindi quella dell’aiuto e della solidarietà, che si deve sviluppare attraverso un lavoro fatto in cooperazione con il Terzo Settore e la parte istituzionale, per cercare di limitare le tragiche conseguenze della povertà.
Sono intervenute anche Rita Visini, Assessore alle Politiche Sociali e allo Sport della Regione Lazio e Rita Cutini, Assessore al Sostegno Sociale e alla Solidarietà di Roma Capitale, per testimoniare l’impegno costante della regione Lazio per risolvere il problema dell’inclusione sociale e dell’elevato rischio di vivere in situazioni di povertà. Rita Visini, attraverso una metafora, ha presentato le stazioni come una specie di spartiacque, un luogo di transito tra coloro che arrivano e coloro che partono, ma anche tra coloro che sono riconosciuti pienamente nella società e coloro che si nascondono con le proprie tende lungo i binari di una stazione in cerca di un futuro migliore. A tal proposito è stato quindi rinnovato l’impegno della regione Lazio per attivare il cosiddetto “Welfare partecipato”, ovverosia un lavoro di rete che si sviluppi a partire dal settore pubblico, il settore privato e il Terzo Settore, per testimoniare l’impegno costante nella lotta contro la povertà e il valore primario attribuito alla giustizia. Proprio per questo motivo si sta anche cercando di realizzare un osservatorio della povertà della regione Lazio, tra le più colpite da questo tragico evento, che trae spunto dall’ONDS.
A chiusura dei saluti istituzionali Rita Cutini ha ripreso il tema dell’accoglienza, come elemento centrale da diffondere in maniera capillare ed efficace. A tal proposito è stato sottolineato il ruolo importante giocato dagli Help Center, che testimoniano in maniera concreta una volontà nazionale ed europea di porre fine alla crescita dei poveri a livello microscopico e macroscopico. La stazione secondo Rita Cutini è una porta di accesso per entrare nella città e un punto di accoglienza. Quindi è indispensabile preservare e tutelare l’azione dei centri e garantire il buon funzionamento di tutti i servizi messi a disposizione, dall’accoglienza sanitaria a quella primaria (pasti, accesso ai servizi e altro).
Ad animare il dibattito Paolo Pezzana, esperto di sistemi Welfare e Innovazione Sociale, che ha sviluppato una riflessione su “nuovi poveri e nuove strategie”. L’idea da cui si è partiti è determinata da un luogo comune, che spesso porta le persone a pensare che i poveri siano diventati tali, perché si trovano in situazioni marginali, senza un lavoro stabile e che quindi siano stati in qualche modo artefici del proprio destino. Mentre Paolo Pezzana invita a riflettere il pubblico in sala sul fatto che la povertà non è altro che il riflesso della società odierna, in qualche modo le loro storie sono anche le nostre storie. Da una parte molte di queste persone si trovano a dover gestire una deprivazione materiale ovvero l’incapacità di far fronte a spese improvvise o anche quotidiane. A fronte di questo dato emerge come il 24% della popolazione europea si trovi in questa situazione.
L’altro dato che viene evidenziato dall’analisi di Paolo Pezzana è che molte delle persone che prima avevano una casa, un lavoro stabile e una condizione agiata si trovano, sempre più, a dover affrontare una situazione di rischio di povertà materiale. Ma forse ciò che preoccupa di più è la risposta che viene fornita dai Servizi di assistenza, che si sviluppano seguendo la logica dell’emergenzialismo. Di fatto ciò significa che molto spesso coloro che avrebbero bisogno di aiuto si sentono spaesati e privi di appigli concreti per poter ricevere le risposte di cui avrebbero bisogno.
In questo senso gli Help Center si inseriscono in una compagine estremamente complessa dettata da una crisi socio-economica senza precedenti e dove l’unica via d’uscita sembrerebbe dettata dal baratro dell’emarginazione sociale, risultato diretto di servizi e politiche sociali che spesso sono incapaci di fornire risposte efficaci e durevoli, per arginare le realtà vissute da poveri, impoveriti e precari.
Paolo Pezzana ha anche sottolineato la necessità di adottare nuove politiche sociali e comportamenti idonei per risolvere alla radice il problema della povertà ed evitare che il numero degli indigenti continui ad aumentare a dismisura nel nostro nel nostro paese. Per Pezzana senza elementi quali la coesione sociale, l’inclusione sociale e la solidarietà civile probabilmente non si potrà pensare un futuro all’insegna del benessere e della stabilità. Ancora oggi l’emarginazione sociale varia in funzione dei contesti geopolitici, ma come ha precisato Paolo Pezzana ciò che non varia sono gli attori sociali coinvolti in questo fenomeno. Sembra quindi necessario proseguire nelle attività di monitoraggio e di analisi della povertà, elaborate a cura dell’ISTAT e del governo italiano, ma queste attività devono essere accompagnate da nuovi progetti volti a rispondere all’emergenza dei cosiddetti “nuovi poveri”, che altro non sono quello che noi un giorno potremmo diventare.
Dopo l’intervento di Pezzana ha preso la parola Don Enrico Feroci, Direttore di Caritas Roma, che oltre ad aver ricordato l’impegno dalla Caritas dal 1987 nell’aiutare i più deboli e coloro che si trovano in situazione di precarietà, si è soffermato sulla grande attenzione data dalla Caritas alla persona. Un’attenzione che da sempre si è sviluppata congiuntamente con organi pubblici e del privato. Feroci ha poi sviluppato una riflessione sulla “Lotta alla povertà e all’esclusione sociale”, partendo da un dato significativo, ovvero l’evoluzione della povertà che oggi ha acquisito una nuova forma, diventando come ha detto Feroci una “povertà immediata”. Si tratta di un fenomeno che paralizza intere famiglie italiane, impedendo loro il normale accesso a beni di prima necessità. Una povertà immediata e anche strutturale, il cui tratto peculiare è determinato dall’assenza di contatti e dalla totale emarginazione dei soggetti colpiti.
Per chiudere il suo intervento Feroci ha espresso una nota di demerito nei confronti di un problema, che secondo lui è alla base dell’impoverimento di molte famiglie: il gioco d’azzardo.
Per affrontare il tema della “pressione migratoria e vulnerabilità socio-sanitaria: due sfide per il sistema sociale di stazione” sono intervenuti Padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli Jesuit Refugee Service e Salvatore Geraci, responsabile del poliambulatorio Migranti Caritas di Roma.
Padre La Manna ha messo in evidenza un aspetto nuovo della povertà, introducendo l’idea di povertà culturale ed umana. Ciò per mostrare che quando si parla di povertà non si vuole necessariamente parlare dell’elemento economico, ma si vuole anche parlare di un declino dei valori, cui la nostra società e quella europea in senso lato sono confrontate.
Quando Padre La Manna parla di povertà inevitabilmente riconduce questo fenomeno a quello dell’immigrazione, che vede molte persone in situazioni di estrema povertà o in contesti socio-economici e politici sfavorevoli. La Manna critica il comportamento dell’Unione Europea che sembra totalmente disinteressata agli accordi internazionali cui ha deciso di aderire, primo fra tutti la convenzione di Ginevra del 1951, che sancisce l’obbligo di accogliere richiedenti asilo e rifugiati. Oggi tuttavia gli stati membri dell’Ue dimostrano di non possedere i mezzi necessari per fornire un’accoglienza adeguata. Padre La Manna descrive un atteggiamento di chiusura e di ostilità nei confronti di migranti ritenuti poveri o poco vantaggiosi per il paese di accoglienza, quasi come se gli individui facessero parte di categorie di persone. Ciò significa che non si pensa in prospettiva e non si cerca di attuare una politica sull’immigrazione unica e volta a favorire interventi che possano realmente aiutare coloro che ne hanno bisogno. Si pensa di chiudere le frontiere esterne all’Europa o ancora di risolvere i problemi andando a sviluppare missioni di pace nei paesi di origine dei flussi migratori. Senza capire che la libera circolazione in un mondo globalizzato è alla base di qualunque tipo di relazione. Questo significa anche che c’è un divario netto tra le politiche sociali che vengono messe in atto e le esigenze delle persone, spesso si resta sul piano teorico, senza cercare di vedere il problema all’origine.
In tutto questo vi è, secondo Padre La Manna, una mancanza di accoglienza e quindi una forte pressione che induce gli stati a unirsi per dar vita alla cosiddetta “globalizzazione dell’indifferenza”. Ovvero ci si commuove per le storie dei migranti che si ascoltano al telegiornale, si inviano anche delle offerte caritative alle associazioni, ma quando si tratta di passare accanto ad una persona più disagiata di noi e con problemi ci si pone nell’ottica della critica spudorata e non dell’aiuto benevolo. “L’epoca degli alibi è finita – ha poi aggiunto La Manna – è tempo di agire. Bisogna accogliere e dare una mano anche a coloro che sono in difficoltà, cercando di attuare politiche che possano favorire l’inserimento di queste persone, anziché osteggiarle”.
Salvatore Geraci ha in un’ultima analisi presentato le difficoltà che la Caritas affronta in materia di gestione delle malattie degli utenti, sottolineando che attualmente ci troviamo in una fase di transizione segnata da una presenza consistente di poveri o persone disagiate che purtroppo sono affette da malattie cronico degenerative. Stiamo attraversando una fase detta di transizione epidemiologica, segnata da un’evoluzione delle malattie che devono essere trattate.
A chiudere la presentazione del rapporto, con delle riflessioni legate all’impegno dell’Osservatorio e i dati registrati sul lavoro degli Help Center, sono intervenuti Alessandro Radicchi, Direttore dell’ONDS e Fabrizio Torella, responsabile delle Attività Sociali d’Impresa e Rapporti con le Associazioni di Ferrovie dello Stato Italiane, che ha illustrato alcuni degli impegni presi da FS in ambito regionale, nazionale e europeo, attraverso la collaborazione con altre ferrovie presenti nell’UE.
Alla fine degli interventi è stato proiettato un cortometraggio di 5 minuti “Il barbiere oggi è tutto” prodotto da “Shaker, pensieri senza dimora”, giornale di strada del Centro Polivalente Binario 95 di Roma Termini finalista del premio Anello Debole 2014 (Chiara Motta – Inform)