ITALIANI ALL’ESTERO
LONDRA – Sono stati presentati nel corso di un incontro organizzato presso il Consolato Generale d’Italia a Londra i primi risultati dello studio intitolato “Cosa vuol dire essere italiani nel Regno Unito? Le esperienze delle cosiddette seconde generazioni” incentrato su come italiani/e di origine africana, asiatica e latino-americana vivano in loco il loro senso di appartenenza e identità nazionale.
Lo studio finanziato dalla British Academy e dalla Loughborough University, e patrocinato dal Consolato e dal Comites Londra, risponde alla domanda di come l’idea di nazione cambia col cambiare della popolazione a causa delle migrazioni globali.
Sono intervenuti nel corso dell’incontro il console Diego Solinas, Anna Cambiaggi, curatrice della presentazione e consigliera del Comites Londra, Marco Antonsich e Kombola Ramadhani Mussa, entrambi della Loughborough University, responsabili del progetto, insieme ad Angelo Boccato, Natasha Fernando e Queenia Pereira de Oliveira che hanno contribuito ad arricchire l’evento attraverso le loro testimonianze ed esperienze personali.
“Si sa ben poco di come persone con background etnico minoritario vivano il senso di nazione e questo è l’obiettivo del nostro studio: spiegare come il senso d’Italia è vissuto, se conta, se è importante per persone che hanno questo background migratorio e che vivono nel Regno Unito – precisa Antonsich.
Kombola Ramadhani Mussa aggiunge che al momento gli intervistati sono circa “35 persone con un background migratorio che rispecchiano anche la popolazione degli italiani nel Regno Unito, perché arrivano da tutte le parti d’Italia, e rispecchiano anche l’immigrazione che c’è in Italia nel senso che arrivano da diverse parti del mondo”. “Gli intervistati – aggiunge – hanno generalmente tra i 25 e i 30 anni. Alcuni si sono trasferiti qui per studiare e poi sono rimasti, altri stanno ancora studiando, altri sono venuti qui in un secondo momento. Coloro che hanno scelto di restare in Inghilterra lo hanno fatto in via principale per la possibilità di vivere in una società multiculturale nella quale si sentono più protetti e questo paradossalmente li ha anche portati a riscoprire la loro italianità. Qui possono affermare sia il loro essere italiani che il loro background migratorio”.
Il console Solinas esprime la sua soddisfazione per l’evento e aggiunge di ritenere “fondamentale accrescere la consapevolezza e la comprensione su alcuni fenomeni demografici e sociali”; “su questa comprensione – spiega il Console – potremo basare anche un’azione a livello istituzionale e di servizi consolari che vada sempre più in direzione della nostra collettività e della nuova collettività che è complessa e variegata”.
“Come abbiamo già fatto in passato, supportiamo i ricercatori italiani nel Regno Unito. Ci fa sempre piacere che gli accademici ci contattino e siamo disponibili a nuove collaborazioni e patrocini – conclude Anna Cambiaggi. (Inform)