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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Presentata al Maeci la Guida pratica all’assistenza consolare per i detenuti italiani all’estero

 

FARNESINA

Realizzata dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie

 

Di Stefano (Maeci) :Uno strumento d’immediata fruizione affinché i connazionali in situazione di oggettiva difficoltà lontano dall’Italia non si sentano soli o abbandonati

Luigi Maria Vignali (Maeci – Dgit) :  Questa guida sarà un ausilio importante per i detenuti e per le famiglie dei circa 2.100 italiani detenuti in 63 Paesi del mondo

 

ROMA – E’ stata presentata a Roma, presso la Farnesina,  la Guida pratica all’assistenza consolare per i detenuti italiani all’estero: un volume realizzato dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Maeci. La pubblicazione – come si legge in apertura della pubblicazione  – è da considerarsi una fonte di riferimento e di informazione a carattere generale; non è pertanto legalmente vincolante o sostitutiva di atti normativi.  “E’ una guida pratica – ha spiegato nel corso della presentazione il Sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano  – che aiuta a informare i detenuti e i loro familiari su tutte le forme di assistenza che le Ambasciate e i Consolati possono garantire. Si tratta di uno strumento d’immediata fruizione e utile affinché i connazionali, che si trovano in situazione di oggettiva difficoltà lontano dall’Italia, non si sentano soli o abbandonati. E’ anche una risposta alle sollecitazioni giunteci dal Parlamento: in particolare dalla risoluzione del luglio scorso della Commissione straordinaria del Senato per la tutela dei diritti umani, che ha richiamato le condizioni spesso drammatiche degli italiani detenuti all’estero”, ha rilevato il Sottosegretario evidenziando come purtroppo assai spesso l’opinione pubblica del nostro Paese sia poco informata sulla triste realtà dei connazionali in regime di detenzione fuori dai confini italiani, a volte in Paesi lontani con culture e leggi molto distanti dalle nostre. “Esempio di best practice – ha aggiunto Di Stefano – è per esempio lo strumento della visita consolare in carcere, ossia un intervento concreto atto a verificare le condizioni vita e di salute dei detenuti. Qualora si dovessero verificare condizioni gravi nello stato psico-fisico del detenuto, c’è la possibilità da parte della rete consolare d’intervenire presso la direzione del carcere per una maggior tutela del detenuto stesso. Le nostre Ambasciate possono fornire assistenza per le procedure di estradizione o per accedere alla tutela legale, così come possono anche essere presenti durante le audizioni in tribunale. Questa guida è solo un tassello di un percorso molto articolato che vede protagonista la nostra rete diplomatico-consolare”, ha precisato Di Stefano.

 

“E’ sempre in prigione che si crede in ciò che si spera”, ha esordito il Direttore Generale per gli Italiani all’Estero Luigi Maria Vignali citando una frase del drammaturgo francese Balzac che diviene “ancor più vera quando la detenzione è all’estero e quando ci si sente soli di fronte a una cultura e ad una lingua sconosciuti, con l’incertezza del futuro specialmente in alcuni Paesi del mondo dove il sistema giudiziario è assai diverso da quello occidentale”. Per questa ragione la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero del Maeci ha ritenuto importante l’invito del Parlamento dell’estate scorsa volto a permettere ai congiunti dei detenuti di potersi orientare sia per l’attivazione legale sia per recarsi nei Paesi in cui sta avvenendo la detenzione. “Abbiamo raccolto la sfida e in tempi rapidi oggi possiamo presentare questa Guida pratica all’assistenza consolare, che potrà essere scaricata gratuitamente da internet. Sarà un ausilio importante per i detenuti e per le loro famiglie: dei 2.100 detenuti italiani nel mondo in circa 63 Paesi, ben 1.600 si trovano in Unione Europea, quindi in situazioni di più facile gestione, mentre circa 500 sono detenuti in Paesi al di fuori dei confini comunitari, con i quali a volte non ci sono neanche accordi per una collaborazione giudiziaria o per chiedere l’estradizione”, ha aggiunto Vignali ricordando come l’assistenza ai connazionali detenuti sia difficile ma al contempo possa contare su una rete diplomatico-consolare molto estesa costituita da 120 cancellerie consolari e 80 Consolati nel mondo. “E’ un lavoro quotidiano per il quale abbiamo bisogno della collaborazione dei familiari e degli amici dei detenuti per rendergli l’assistenza legale del caso o una semplice visita di conforto in carcere o per il rifornimento di generi di prima necessità. Al momento ci sono casi difficili cui guardiamo con grande attenzione – ha sottolineato Vignali – come quelli di Chico Forti e Giuseppe Lo Porto negli Stati Uniti, quello di Fulgencio Obiang Esono in Guinea Equatoriale, o ancora quello di Riccardo Capecchi in Perù: su questi stiamo lavorando con molta attenzione; ne abbiamo risolti tanti e uno dei casi più difficili è stato proprio quello di Denis Cavatassi”, ha concluso Vignali introducendo il testimone diretto di una vicenda giudiziaria consumatasi in Thailandia.

Si tratta appunto dell’imprenditore italiano Denis Cavatassi, detenuto per sette lunghi anni in Thailandia, accusato di un omicidio mai commesso, e sul quale pendeva una sentenza di condanna a morte annullata dalla Corte Suprema thailandese, che ha così finalmente creduto all’innocenza del nostro connazionale e ribaltato le sentenze di condanna di primo grado e d’appello. “Prima di questa esperienza mai mi sarei aspettato di confrontarmi con la realtà di un carcere che è un’istituzione diabolica da dover superare per ogni società civile. Ancor peggiore è la situazione per un detenuto in un Paese dove le autorità hanno poteri forti senza che i cittadini abbiano piena consapevolezza della democrazia”, ha commentato Cavatassi entrando nel merito della propria vicenda giudiziaria. “E’ solo allora che ti chiedi come sia possibile che, in un mondo interconnesso come quello in cui viviamo, si possano permettere queste cose. Il detenuto spesso non sa neanche come poter interagire con il mondo esterno. Soprattutto nell’ultima fase della mia detenzione ho avuto una grande assistenza da parte delle istituzioni italiane: mi riferisco alla fase che ha visto l’ultimo giudizio in Corte Suprema. L’esser condannato a morte mi sembrava così surreale da essere allo stesso tempo incredibile” ha aggiunto Cavatassi invocando leggi più rispettose dei diritti delle persone detenute.

 

Francesco Basentini, Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), ha chiuso l’evento parlando del concetto della territorialità dell’esecuzione della pena. “E’ un tema che la nostra amministrazione penitenziaria di solito si trova ad affrontare nella situazione inversa, ossia quella dei detenuti stranieri reclusi in Italia: si tratta di numeri importanti se si considera che su 61.000 detenuti in Italia circa 20.000 sono stranieri e in gran parte provenienti da Paesi extracomunitari”, ha spiegato Basentini ricordando che se il detenuto straniero chiedesse di poter andare a scontare la pena nel suo Paese d’origine non sarebbe sempre così facile portare a compimento questo suo desiderio. “Quando ci si trova davanti a queste esigenze, bisognerebbe rendere quanto più possibile l’esecuzione della pena nelle nazioni d’appartenenza. Infatti il reinserimento e la rieducazione non sono applicabili in modo efficace a chi, uscendo dal carcere, non ha di fatto riferimenti perché vive lontano da casa. Il Dap ha divulgato a tutti i detenuti una guida tradotta in tutte le lingue di appartenenza per illustrare diritti e doveri ma anche le possibilità di accesso alle misure alternative alla pena”, ha aggiunto Basentini puntualizzando infine un concetto: rendere quanto più internazionale o bilaterale possibile il principio dell’esecuzione della pena nel Paese d’origine. (Simone Sperduto/Inform)

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