direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, proposte FAIM al Governo su digitalizzazione, informazione, giovani e salute

ASSOCIAZIONI

 

 

ROMA – Il Forum delle Associazioni Italiane nel Mondo (FAIM) ha trasmesso al Governo alcune proposte in funzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, incentrate naturalmente sulla consistente presenza di italiani nel mondo. Negli ultimi 15 anni la presenza dei cittadini italiani all’estero è lievitata da circa 3 milioni agli attuali 6,3 milioni censiti dalle anagrafi consolari. A partire dalla crisi del 2008, si è assistito alla crescita continua di flussi di nuova emigrazione giovanile e di famiglie che hanno scelto di trasferirsi all’estero per trovare occasioni di lavoro più consone alle proprie aspettative. Dalla comparazione tra i dati di cancellazione di residenza dei Comuni e quelli degli ingressi registrati dai maggiori Paesi meta di nuova emigrazione risulta, come confermato anche dall’Istat, che l’entità di tali flussi è nettamente superiore a quella ‘ufficiale’. La presenza dei cittadini italiani all’estero è molto probabilmente ben superiore ai 7 milioni di persone, vale a dire circa il 12% della popolazione nazionale, una dimensione complessiva seconda solo alla Regione Lombardia. Questo nuovo esodo, oltre a comportare una perdita netta di capitale umano per lo sviluppo del Paese, ha messo sotto stress la capacità della nostra rete consolare di erogare i necessari servizi amministrativi e ripropone tutta una serie di problematiche inerenti i diritti di cittadinanza di queste persone: servizi di orientamento e assistenza, informazione e formazione, accompagnamento e tutela per la migliore integrazione nei Paesi di arrivo; allo stesso tempo, presenta una dimensione di grande opportunità legata alla possibilità di valorizzare la loro presenza all’estero nel campo della internazionalizzazione del Sistema Paese in ambito culturale, sociale, commerciale, turistico e della ricerca. C’è poi la questione delle misure di incentivazione al rientro per coloro che intendano mettere a valore le esperienze acquisite, nello sviluppo delle Regioni ed aree di esodo, spesso caratterizzate da fragilità strutturali, da deficit demografici e spopolamento, come le aree interne e il Mezzogiorno. Ciò consentirà di recuperare, almeno in parte, la perdita netta di investimenti dello Stato e delle famiglie in termini di costi di formazione e di educazione, di deficit demografico, di riduzione della fiscalità, dell’equilibrio del sistema previdenziale, di contributo al PIL. In questo senso, l’occasione di far valere, all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza la dimensione di sviluppo offerta dall’emigrazione italiana nel mondo, costituisce una possibilità ulteriore per migliorare la coesione sociale interna e la proiezione internazionale del Paese. A questo proposito è utile richiamare i documenti di lavoro preparatori allo svolgimento della Conferenza Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE, elaborati dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, nei quali sono presenti analisi e dettagli delle necessarie misure attivabili anche in riferimento all’utilizzo dei fondi strutturali che l’UE mette a disposizione a livello nazionale e regionale.

Le proposte FAIM si articolano in sei “missioni”. La “missione 1” riguarda digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura. Digitalizzazione e modernizzazione della P.A. toccano l’implementazione e l’ammodernamento dei servizi erogati dalla Rete Consolare all’estero che debbono costituire uno dei target prioritari. La riduzione drastica degli organici operata negli ultimi due decenni, accanto al raddoppio dell’entità dei fruitori, ha messo sotto grave stress strutture e operatori. La Rete Consolare costituisce il primo punto di riferimento istituzionale dei circa 7 milioni di cittadini emigrati o in mobilità. Il suo puntuale funzionamento e capacità di erogare servizi in tempi e qualità soddisfacenti, costituisce il prerequisito di ogni successiva azione di valorizzazione del potenziale costituito dalle collettività italiane nel mondo. La digitalizzazione di molti servizi erogati in questo ambito costituisce un obiettivo indispensabile, accanto alle fondamentali modifiche di rilevamento e allineamento delle anagrafi dei cittadini italiani all’estero. Per accompagnare la modernizzazione e la digitalizzazione dei servizi si rendono necessarie anche azioni e misure di alfabetizzazione digitale, in particolare per i segmenti di popolazione emigrata in cui il ‘digital divide’ appare più consistente. Tali azioni possono essere attivate in sinergia con la rete associativa e dei patronati diffusa in tutti i paesi di emigrazione. Sulla digitalizzazione delle imprese, comprese quelle del comparto editoria e della filiera della stampa, è opportuno accorpare nell’ambito dei fruitori di tale misura, le centinaia di editori e testate pubblicate all’estero che costituiscono, allo stesso tempo, un elemento indispensabile di informazione e di coesione interna delle stesse comunità. Per quanto riguarda il sistema turistico e culturale, attraverso la modernizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali, la formazione ed i servizi turistici strategici, la consistente presenza italiana all’estero è un target e, al tempo stesso, un moltiplicatore di attrattività del Paese: essa costituisce anche una infrastruttura naturale su cui si deve investire in termini di formazione (delle nuove generazioni) e in termini di diffusione, nei Paesi di residenza, delle opportunità e proposte di turismo sociale, culturale e turismo di ritorno o “delle radici”, legato alle aree/borghi di origine dei flussi emigratori. Le “missioni 2-3” riguardano la rivoluzione verde e la transizione ecologica. L’efficienza energetica e la riqualificazione degli edifici a fronte di un patrimonio immobiliare costruito in oltre un secolo dagli emigrati italiani che hanno investito i loro risparmi in abitazioni ed edifici nei paesi di origine che è di grande consistenza. In questo ambito, sono necessarie diffuse azioni di informazione all’estero per far conoscere ai connazionali le opportunità di sostegno alla ristrutturazione e alla riqualificazione energetica degli edifici di loro proprietà; un’adeguata campagna informativa, che può essere affidata in modo concertato alla rete consolare, alle diffuse reti associative e di patronato, ai periodici italiani operanti all’estero, può ampliare significativamente l’afflusso di investimenti dall’estero per la realizzazione di tali opere.

La “missione 4” riguarda il potenziamento delle competenze e il diritto allo studio. Il mantenimento della lingua e cultura italiana, costituisce, assieme, un diritto e l’opportunità di mantenere un legame duraturo con le nuove generazioni di italiani all’estero e dunque la possibilità di valorizzare, nel contesto italiano, le competenze avanzate acquisite dai figli dei nostri cittadini emigrati; ciò vale sia in caso di rientro, sia nel caso di costruzione di partnership in vari contesti, tra italiani residenti in Italia e italiani residenti all’estero. In tale ambito, sono da rafforzare e ampliare le misure finalizzate alla realizzazione di corsi gestiti dalla rete di enti gestori e da scuole italiane presenti in molti paesi. Nell’ambito della formazione e della riconosciuta necessità di ‘capacity building’ nell’insegnamento, l’opportunità di coinvolgimento delle nuove generazioni di italiani all’estero in azioni di formazione professionale e stage legate agli obiettivi strategici del PNRR, costituisce un’occasione unica di valorizzazione e messa in opera delle loro competenze interculturali e bilingue che sono indispensabili in particolare in alcune professioni e filiere dell’internazionalizzazione. Programmi di formazione in questi settori per l’utenza indicata risultano meno costosi, di maggiore efficacia operativa e di immediata fruizione al termine degli iter formativi da realizzare in accordo con il mondo dell’impresa e le istituzioni locali. In entrambi i casi (formazione linguistica e formazione professionale) non si tratta di innovazioni particolari, ma piuttosto del recupero, attualizzato, di una storica capacità di intervento istituzionale del nostro Paese rispetto al diritto allo studio e alla formazione dei figli dei cittadini migranti che ha caratterizzato almeno 4 decenni di bandi pubblici nazionali e regionali a cavallo tra gli anni ‘70 e il nuovo millennio e che purtroppo sono stati inspiegabilmente ridotti o abbandonati anche nei contesti extraeuropei, di competenza del Ministero del Lavoro e delle Regioni. Opportuno anche recuperare le relazioni con la vasta presenza di ricercatori che costituisce un segmento importante dell’emigrazione italiana consolidatosi in particolare a seguito dei nuovi flussi emigratori degli ultimi due decenni di inizio secolo. In alcune aree metropolitane europee, nord e sud-americane, australiane e asiatiche vi sono concentrazioni sensibili di ricercatori italiani nei più diversi settori della ricerca. Anche in questo caso si tratta innanzitutto di effettuare una mappatura complessiva concertata tra università, centri di ricerca, rete consolare, presenza associativa all’estero e di mettere a punto strumenti di comunicazione e interlocuzione che mettano in rete la risorsa emigrazione con le realtà istituzionali, sociali ed economiche di regioni e distretti produttivi.

La “missione 5” riguarda l’inclusione sociale e le politiche per il lavoro. In questo ambito, con particolare attenzione alle aree a maggior flusso emigratorio, va sviluppata l’integrazione dei servizi erogati dai centri per l’impiego con attività specifiche di consulenza e orientamento per le persone che intendo intraprendere un proprio percorso migratorio verso l’estero. Si tratta di un servizio che deve essere volto alla conoscenza di opportunità di lavoro e di collocazione all’estero, ma anche delle difficoltà tipiche che si incontrano nella realizzazione dei progetti migratori in particolare nei momenti di insediamento e integrazione nei diversi paesi, in mercati del lavoro caratterizzati dovunque da accentuata precarietà. La conoscenza di tali contesti costituisce la premessa per un’esperienza migratoria non improvvisata che riduca difficoltà e rischi di marginalità che già coinvolgono migliaia di giovani e anche i figli al loro seguito. Si tratta di erogare un servizio di accompagnamento che, assieme a elementi di natura tecnica, mostri la vicinanza delle istituzioni del Paese nei casi in cui l’emigrazione si delinei come percorso necessitato dalle congiunture esistenti. Quest’azione di orientamento deve essere compendiata, accanto ai centri per l’impiego, da parallele azioni di consulenza erogabili da parte di centri associativi, sindacali, culturali e imprenditoriali nelle diverse regioni. Il percorso di orientamento e di accompagnamento alla partenza deve essere implementato da analoghe e parallele attività di orientamento, accompagnamento e assistenza all’arrivo nei diversi paesi, svolte dalla diffusa rete di organizzazioni associative e di patronato presenti all’estero e in collaborazione con la rete consolare. Sempre in considerazione delle necessità evidenziate, vanno intraprese misure di rafforzamento delle iniziative di Terzo Settore operanti negli ambiti emigrazione-immigrazione, quali strutture sussidiarie indispensabili per garantire un servizio di orientamento e assistenza diffuso nei territori. Infine c’è il principio della coesione territoriale, peraltro presente nella strategia nazionale delle aree interne rilanciata dal Piano per il Sud 2030, che va finalmente reso attuale poiché maturo sia sul piano delle opportunità che delle necessità.

La “missione 6” riguarda infine la salute. Nell’ambito del rafforzamento della capacità, dell’efficacia, della resilienza e soprattutto dell’equità del Paese di fronte agli impatti sulla salute, attuali e futuri, associati ai rischi ambientali e climatici, in una visione ‘One Health’ e nella evoluzione di ‘Planetary Health’, deve essere tenuta ben presente la specifica fragilità di consistenti settori della nostra emigrazione in alcuni dei paesi più svantaggiati così come della nuova e più recente emigrazione, spesso in permanente mobilità anche in ambito europeo e caratterizzata da occupazione precaria, a termine, o da lavoro informale. La “presa in carico delle persone”, che costituisce un obiettivo di questa missione, deve compendiare tra i soggetti considerati anche queste fasce di popolazione: residente in alcuni paesi con difficoltà di accesso a forme di assistenza sanitaria pubblica e di cura adeguate (America Latina, Africa) e in frequente mobilità tra Italia e Estero, con parziali e limitati periodi di assicurazione sanitaria legati alle norme e tempi del permesso di soggiorno (Australia), ovvero, come avviene anche nello spazio comunitario europeo, con progetti migratori incerti e caratterizzati da permanente precarietà contrattuale e da prolungati periodi di disoccupazione: proprio tale precarietà costituisce la causa principale della mancata iscrizione di centinaia di migliaia di connazionali all’anagrafe AIRE pur essendo all’estero, poiché con tale iscrizione si esce dal Sistema Sanitario Nazionale. Finché la diacronia tra occupazione e assicurazione sanitaria non sarà risolta adeguatamente in sede comunitaria o con la revisione di accordi bilaterali con gli altri paesi, garantendo ai nostri connazionali emigrati una copertura universale, tale diritto deve essere garantito a queste persone in mobilità, dal nostro Paese, in quanto essi sono cittadini a tutti gli effetti. Ciò ha una sua rilevanza ed urgenza anche nell’attuale contesto della campagna vaccinale in corso, che presumibilmente durerà l’intero 2021: in quei paesi caratterizzati da scarsità o mancanza di vaccini, come molti paesi dell’America Latina e dell’Africa dove sono residenti consistenti comunità di connazionali, vanno approntate misure ed azioni straordinarie che garantiscano l’afflusso e l’accesso ai vaccini, analogamente a chi è residente sul territorio nazionale. Allo stesso tempo, chi, iscritto all’Aire si trovi in questo periodo sul territorio nazionale, deve essere parimenti incluso nelle liste di prenotazione per la somministrazione del vaccino in Italia. (Inform)

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