SENATO DELLA REPUBBLICA
Le osservazioni della Commissione riguardano composizione e ruolo del futuro Senato delle Autonomie, da svilupparsi specie in materia di politica estera e con riferimento ai rapporti con l’Unione Europea. La soppressione dei rappresentanti espressi dai connazionali all’estero si ritiene invece che potrebbe essere riconsiderata nel caso di una assemblea dalla “composizione più ampia e varia”
ROMA – La Commissione Affari Esteri del Senato ha espresso parere non ostativo con alcune osservazioni al disegno di legge recante disposizioni per il superamento del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della seconda parte della Costituzione. Tra gli aspetti di più diretta competenza della Commissione, evidenziati dal relatore del provvedimento Giorgio Tonini (Pd) all’avvio dell’esame, la prevista soppressione dei senatori eletti nella circoscrizione Estero nella configurazione del nuovo Senato delle Autonomie ed un possibile rafforzamento delle sue funzioni nell’ambito della formazione della legislazione e delle politiche dell’Unione Europea (vedi anche http://comunicazioneinform.it/in-commissione-esteri-lesame-del-disegno-di-legge-sulle-riforme-costituzionali/). E sono proprio questi gli aspetti oggetto delle osservazioni espresse nel parere, che chiede di valutare “con l’attenzione che la questione merita il tema della rappresentanza degli italiani all’estero nel Senato, in maniera coerente con le scelte complessive che si deciderà di compiere per la sua composizione e le sue competenze” e sostiene la valorizzazione del ruolo del Senato con riferimento ai rapporti con l’Unione Europea e gli altri organismi internazionali, introducendo anche disposizioni volte a “dare rilievo costituzionale al ruolo che il Trattato di Lisbona attribuisce ai Parlamenti nazionali, nell’ambito del procedimento di formazione della legislazione dell’Unione e in altri ambiti”.
D’altro canto il parere non ostativo è determinato dalla “necessità di concludere il processo di approvazione di riforme istituzionali lungamente attese dal Paese”, prendendo atto della “complessiva rivisitazione dell’organizzazione costituzionale dello Stato” alla base dell’intento riformatore e improntata “ad una razionalizzazione del sistema di governo” che contribuisca anche a superare la grave crisi economica del Paese. In particolare, l’assenza di rappresentati eletti nella circoscrizione Estero “in ossequio – si legge – al principio della non elettività diretta dei futuri senatori” e nell’ambito di una radicale modifica del ruolo del Senato della Repubblica nel quadro dei nuovi assetti istituzionali – modifica che incide anche sulla sua modalità di elezione, sulla composizione numerica, sulla compartecipazione alla relazione fiduciaria con il Governo, sulla partecipazione al procedimento legislativo – viene definita nel parere una decisione “ragionevole e comprensibile nel quadro di un Senato fortemente orientato, per composizione e funzioni, alla associazione delle Regioni al potere legislativo nazionale”, ma non si esclude che “possa e debba essere rivista nel caso si opti per un Senato dalla composizione più ampia e varia”. Valutazioni critiche vengono ribadite poi sull’assenza di “funzioni del Senato in materia di politica estera” e in particolare sull’esclusione di competenze su “disegni di legge che autorizzano la ratifica dei trattati internazionali, salva la facoltà residuale di esaminare i disegni di legge già approvati e di proporne eventuali modifiche” e sulla mancata puntualizzazione del ruolo del futuro Senato delle Autonomie con riferimento all’Unione Europea e ai rapporti con gli organismi internazionali analogamente a quanto avviene invece “per molte delle Camere alte dei Parlamenti di altri Paesi membri”.
Nel corso della discussione precedente all’approvazione del parere sono intervenuti Alberto Airola (M5S), che ha invitato alla cautela rispetto all’utilizzo di modelli istituzionali adottati in altri Paesi europei e richiamato ad un adeguato bilanciamento di poteri, attraverso il rafforzamento di istituti di garanzia, e ad un più calibrato uso della decretazione d’urgenza; Luigi Compagna (Ncd), che rileva come l’elezione di secondo grado dei futuri senatori potrebbe rendere difficoltosa la costituzione di delegazioni bicamerali nelle Assemblee parlamentari degli organismi internazionali; Stefano Lucidi (M5S) che invita a soluzioni in grado di garantire stabilità nel corso degli anni, segnalando altresì come il superamento dell’attuale sistema bicamerale sia in contrasto con l’esito del referendum costituzionale svoltosi nel 2006 e ribadendo l’esigenza di rafforzare le funzioni del Senato in relazione alla definizione delle politiche dell’Unione Europea.
Da segnalare, sul tema specifico della rappresentanza parlamentare espressa dei connazionali residenti all’estero, l’intervento di Claudio Micheloni, eletto per il Pd nella ripartizione Europa e presidente del Comitato per le questioni degli italiani all’estero del Senato, il quale concorda “sull’inopportunità di mantenere tale rappresentanza in un’Assemblea parlamentare costituita attraverso una forma di elezione di secondo grado”. Micheloni teme tuttavia le obiezioni che potrebbe sollevare il “mantenimento della rappresentanza degli italiani all’estero presso la Camera dei Deputati, cioè nel ramo del Parlamento che nel disegno di riforma costituzionale diventerebbe esclusiva depositaria del rapporto di fiducia, anche in relazione – spiega – al ruolo decisivo che, nel recente passato, a causa di maggioranze parlamentari molto ridotte, i parlamentari eletti all’estero sono stati costretti a svolgere per la tenuta del Governo”. La preoccupazione manifestata è dunque che “la soppressione della rappresentanza degli italiani all’estero al Senato possa preludere alla sua soppressione anche presso la Camera dei Deputati”. Mentre il presidente della Commissione, Pier Ferdinando Casini, rileva l’opportunità di tener conto delle osservazioni di Micheloni nel parere approvato, esprime perplessità sulla configurazione del Senato come organo rappresentativo delle autonomie territoriali Francesco Maria Amoruso (Fi).
Il relatori Tonini interviene infine per ribadire come il provvedimento in esame rappresenti “un’esigenza prioritaria dell’Italia” e come il rafforzamento del ruolo del nostro Paese nell’Ue sia legato anche alla “capacità di garantire la stabilità del quadro politico e l’efficienza delle istituzioni”, cui mira la riforma in esame. Illustra quindi la proposta di parere, soffermandosi in particolare sul tema della rappresentanza degli italiani all’estero, che deve essere legata – così come emerso nel corso della discussione – alla composizione e alle funzioni del nuovo Senato, sull’opportunità di mantenere al Senato un ruolo nella definizione della politica estera e sull’esigenza di rafforzare le sue funzioni nell’ambito della formazione della legislazione e delle politiche dell’Unione europea.
Di seguito il testo del parere approvato.
“La 3a Commissione, Affari esteri, emigrazione, esaminato il disegno di legge costituzionale in titolo,
preso atto che nella seduta del 6 maggio 2014 della Commissione Affari costituzionali esso è stato adottato quale testo base dell’esame in sede referente dei diversi disegni di legge di riforma costituzionale;
rilevata la necessità di concludere il processo di approvazione di riforme istituzionali lungamente attese dal Paese;
preso atto che l’intento riformatore punta ad una complessiva rivisitazione dell’organizzazione costituzionale dello Stato, improntandola ad una razionalizzazione del sistema di governo anche per contribuire a superare la grave crisi economica del Paese;
preso atto che il testo del disegno di legge costituzionale modifica radicalmente il ruolo del Senato della Repubblica nel quadro dei nuovi assetti istituzionali, incidendo sulla sua modalità di elezione, sulla composizione numerica, sulla compartecipazione alla relazione fiduciaria con il Governo, sulla partecipazione al procedimento legislativo;
considerato che nella composizione del Senato non sono previsti rappresentanti eletti nella circoscrizione estero, in ossequio al principio della non elettività diretta dei futuri senatori;
considerato altresì come una siffatta decisione risulti ragionevole e comprensibile nel quadro di un Senato fortemente orientato, per composizione e funzioni, alla associazione delle Regioni al potere legislativo nazionale, mentre possa e debba essere rivista nel caso si opti per un Senato dalla composizione più ampia e varia;
valutato criticamente che il disegno di legge costituzionale non prevede per il Senato funzioni in materia di politica estera e in particolare esclude la competenza sui disegni di legge che autorizzano la ratifica dei trattati internazionali, salva la facoltà residuale di esaminare i disegni di legge già approvati e di proporne eventuali modifiche;
considerato che il disegno di legge costituzionale non puntualizza a sufficienza il possibile ruolo che il futuro Senato delle autonomie, analogamente a molte delle Camere alte dei Parlamenti di altri Paesi membri, potrebbe svolgere con riferimento all’Unione europea, ai rapporti con gli organismi internazionali ed alla dimensione interparlamentare;
esprime, per quanto di competenza, sul disegno costituzionale in esame parere non ostativo con le seguenti osservazioni:
che si valuti con l’attenzione che la questione merita il tema della rappresentanza degli italiani all’estero nel Senato, in maniera coerente con le scelte complessive che si deciderà di compiere per la sua composizione e le sue competenze;
che sia maggiormente valorizzato il ruolo del Senato, analogamente a quello delle Camere alte di molti altri Parlamenti europei, con riferimento ai rapporti con l’Unione europea, con gli organismi internazionali e nell’ambito della dimensione interparlamentare;
che nel testo di riforma vengano introdotte disposizioni volte a dare rilievo costituzionale al ruolo che il Trattato di Lisbona attribuisce ai Parlamenti nazionali, nell’ambito del procedimento di formazione della legislazione dell’Unione e in altri ambiti.
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