direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Papandrea, Pascalis, Costa e Casagrande (Cgie – Australia) sulla nuova ripartizione dei seggi nel Consiglio Generale

CGIE

 

“Grave squilibrio di rappresentanza all’interno del nuovo Cgie”

 

MELBOURNE – “Le ambasciate italiane nei Paesi di maggiore emigrazione sono in procinto di avviare le procedure elettorali per il rinnovo di un Cgie composto da consiglieri ripartiti sulla base di nuovi criteri, radicalmente diversi da quelli finora vigenti. Com’è ben noto, i componenti del nuovo Cgie, sia eletti che di nomina governativa, saranno proporzionalmente ridotti di un terzo rispetto ai numeri attuali.  Però nessuno immaginava che il ridimensionamento sarebbe stato causa di un radicale cambiamento degli storici equilibri di rappresentanza tra i tre raggruppamenti geografici del Cgie: Europa, America Latina, e Paesi Anglofoni extra europei”.  Con queste parole, affidate ad un comunicato congiunto, i consiglieri del Cgie in Australia Franco Papandrea, Francesco Pascalis, Daniela Costa e Luigi Casagrande ripercorrono le tappe della nuova ripartizione dei seggi del Consiglio Generale.

“Si può immaginare la rabbia e lo sgomento – prosegue la nota – che pervase la riunione del Comitato di Presidenza del Cgie (CdP) del settembre 2014 nel momento in cui il sottosegretario Giro svelò la proposta della Farnesina.  Profondamente contestato dal CdP, il sottosegretario invitò a presentare una proposta alternativa promettendo di tenerne conto. Il CdP ribadì con forza l’indispensabilità di mantenere gli esistenti equilibri con un ridimensionamento proporzionale delle rappresentanze territoriali pari a quello globale del Cgie. Dopo sei mesi di silenzio, alla riunione del CdP di marzo 2015 il governo ripresentò invariata la proposta della Farnesina attirando di nuovo l’ira della maggioranza dei partecipanti.  Anche in quella occasione il sottosegretario Giro invitò a presentare una proposta diversa, ponendo la condizione che questa sarebbe stata accettata dal Governo solo se sostenuta all’unanimità.  Messa al voto, la proposta alternativa del CdP di un ridimensionamento proporzionale ricevette il consenso della maggioranza del CdP, con tre voti contrari e due astensioni, provenienti tutti da componenti residenti in Europa.  Successivamente la proposta del CdP venne ugualmente avanzata al Governo e il sottosegretario Giro, ora si apprende, presentò una sua proposta alternativa ad una riunione con i Parlamentari eletti all’estero ponendo anche qui la condizione di una approvazione governativa solo in presenza di un consenso unanime da parte dei partecipanti.  Visto che i criteri di ripartizione con i quali le ambasciate stanno per avviare le procedure elettorali sono sempre quelli concepiti dalla Farnesina, – ipotizzano poi i quattro consiglieri del Cgie – è ovvio pensare che almeno alcuni dei Parlamentari eletti all’estero si siano schierati con la fazione europea del Cgie, l’unica in opposizione ad un ridimensionamento proporzionale”. Per Papandrea, Pascalis, Costa e  Casagrande dunque a causa di questa opposizione “a fronte di una riduzione globale del 33%, la componente europea del Cgie risulterà ridotta solo del 7,7% mentre quella dell’area anglofona del 68,8%”.

I quattro consiglieri del Cgie spiegano poi come nonostante le garanzie tendenti ad assicurare il contrario fornite dal ministero degli Esteri al momento della sua concezione,  il modo in cui il ridimensionamento del Cgie  è stato applicato finisca con l’intaccare profondamente la natura del Consiglio. “In primo piano, – si precisa nel comunicato – la giustamente equilibrata rappresentanza delle diverse realtà di emigrazione è stata depennata e sostituita da un esercizio numerico riconducibile esclusivamente agli iscritti all’Aire e vuoto di qualsiasi altra considerazione”,  non tenendo conto “del diritto di rappresentanza di centinaia di migliaia di emigrati italiani e loro figli” che in alcuni Paesi  “a causa di una legge peraltro non più vigente sono stati messi nella condizione di non poter mantenere la cittadinanza italiana”.

“La nuova ripartizione – continua la nota – rafforza in assoluto la già dominante visione europea all’interno del Cgie,  con una rappresentanza che sale dall’attuale 40% al 56% del totale dei consiglieri eletti e molto di più se si tiene conto della provenienza maggiormente europea della componente di nomina governativa.  Non si capisce come sarà possibile costruire una valida visione globale dell’emigrazione italiana in un contesto che offre irrisorie opportunità di rappresentanza alle grandi e diverse realtà di emigrazione nei Paesi anglofoni in tre diversi continenti.  L’insensato e profondo squilibrio tra le rappresentanze delle aree territoriali all’interno del nuovo Cgie distrugge in modo drammatico la legittimità storica dell’ordinamento, finora vigente, condiviso da tutte le parti politiche e, se non da tutte, dalla stragrande maggioranza delle comunità italiane all’estero. La dominanza eccessiva di una componente strappa di mano alle altre parti la possibilità di influire, rende di conseguenza quest’ultime elementi quasi ‘alieni’ rispetto alla totalità del Consiglio e non può non alimentare divisioni e discordie al suo interno”. Secondo i quattro consiglieri un Cgie così frammentato e incapace di costruire una visione globale dell’emigrazione e di lavorare per il bene comune, indebolisce e mette in grave pericolo il futuro della rappresentanza degli italiani all’estero, dai Comites ai Parlamentari.

Dopo aver sottolineato la necessità di un intervento più convinto da parte del sottosegretario Giro, al fine di portare in porto una proposta meno lacerante per il Cgie,  i consiglieri dell’Australia si dicono “rassegnati all’idea che i responsabili politici, anche se consapevoli dell’ulteriore snaturata ristrutturazione di cui soffrirà il Cgie, non cambieranno strada.  Ci rimane solo di auspicare che le minoranze all’interno del nuovo Cgie si impegnino con tutte le loro forze a promuovere ed ottenere nel prossimo futuro una riforma fondamentale e radicale dell’intero assetto della rappresentanza di base per assicurarle maggiore capacità di svolgimento delle proprie funzioni.  Svuotati di risorse, – concludono Papandrea, Pascalis, Costa e  Casagrande – i Comites, anche se rinnovati ed invigoriti da nuovi componenti, non avranno i mezzi necessari per svolgere in modo efficace il proprio ruolo e per far fronte alle sfide collegate al fenomeno dei nuovi flussi migratori.  Il grave squilibrio di rappresentanza all’interno del nuovo Cgie degrada e sminuisce il suo prezioso ruolo e le sue capacità storiche.  Di fronte ad un così profondo degrado, se non si imporrà la volontà di procedere ad una tempestiva e fondamentale riforma mirata al ripristino della sua natura, il Cgie sarà a tutti gli effetti condannato ad una fine piuttosto meschina, preceduta da un periodo di scarsa utilità”. (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform