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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Ospiti a “l’Italia con voi”, Giovanni Maria De Vita, consigliere del Maeci (Dgit), e la professoressa Sonia Ferrari, autrice del libro “Primo Rapporto sul Turismo delle Radici in Italia”

RAI ITALIA

L’obiettivo – spiega De Vita – è quello di “rivitalizzare i rapporti con le nostre comunità all’estero attraverso la riscoperta dei loro luoghi di origine”

(fonte immagine Rai Italia)

ROMA – A “L’Italia con voi”, la trasmissione di Rai Italia dedicata ai connazionali all’estero, Giovanni Maria De Vita, consigliere del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale (Dgit), e la professoressa Sonia Ferrari, autrice del libro “Primo Rapporto sul Turismo delle Radici in Italia”, parlano di un fenomeno in grande crescita che riguarda gli italiani all’estero con la voglia di riscoprire i propri luoghi di origine.

A spiegare di cosa si tratta è in primo luogo Ferrari, professoressa all’Università della Calabria: “il turismo delle radici è costituto da persone di origine italiana, che sono emigrate in passato, e dai loro discendenti,  interessati a riallacciare i rapporti con la loro madrepatria, a imparare la lingua, incontrare parenti e amici”. “È un segmento turistico che è stato molto trascurato in Italia sino a pochi anni fa, sino a quando il Maeci non ha iniziato a realizzare una serie di iniziative per promuoverlo, e ha un enorme potenziale. Pensiamo anche – prosegue Ferrari – alle nuove migrazioni, ai tantissimi giovani che si recano anche oggi all’estero per trovare lavoro o per studiare. L’emigrazione è un fenomeno che non scompare, anzi, cresce; anche il turismo delle radici, legato proprio all’amore per la propria terra di origine, continuerà a crescere, soprattutto se opportunamente stimolato”.

“Il Maeci ha avviato ne 2018 un esperimento di successo – spiega De Vita, coordinatore del Turismo delle radici – che è stata la convocazione di un tavolo tecnico che ha riunito per la prima volta in Italia tutta una serie di soggetti impegnati nella promozione di questo tipo di turismo. Si tratta di un esercizio che abbiamo poi ripetuto ogni anno e a cui, nell’edizione del 2021, hanno partecipato più di 60 soggetti con 90 partecipanti. Attraverso i nostri uffici, attraverso i contatti con le associazioni italiane all’estero e gli organismi di rappresentanza, pensiamo di poter promuovere delle offerte che vengono dai territori e che mirano a creare e rivitalizzare un rapporto con le nostre comunità, che noi non vediamo come semplici ambasciatori del made in Italy, ma come dei partner con cui costruire un rapporto nuovo a vantaggio loro e anche nostro”.

Ferrari aggiunge che “sono soprattutto le regioni meridionali ad essere interessate da questo tipo di turismo perché più hanno risentito della migrazione del passato; ma in effetti tutte le nostre regioni ne sono interessate”. “La nostra finalità – prosegue – è cercare di capire cosa vogliono questi turisti e puntare sulle specificità di questo fenomeno. Abbiamo realizzato un’ampia indagine che ha coinvolto anche i Comuni calabresi e pugliesi per capire che sensibilità c’è da parte degli amministratori locali, se sono consapevoli dell’importanza di questo fenomeno. L’analisi evidenzia che lo sono, ma c’è ancora moltissimo da fare perché sono pochi i servizi mirati. Questo turista infatti è diverso e ha delle esigenze molto specifiche: per esempio vuole fare una ricerca genealogica prima di partire, desidera visitare il suo borgo che molto spesso è un piccolo paesino isolato e a volte difficile da raggiungere. A volte non conosce la lingua e vuole vivere come le persone del posto, non desidera il grande albergo. Non si sente e non vuol essere considerato un turista”. Il Rapporto inoltre presenta delle best practice, ossia delle iniziative messe in campo su questo fronte da territori come l’Irlanda o la Scozia nei confronti dei connazionali emigrati e che hanno riscosso molto successo.

De Vita spiega poi che l’aspettativa nutrita rispetto a questo tipo di analisi è quella di “avere delle indicazioni precise da trasferire in Italia a quanti si occupano dell’offerta di questo segmento di turismo; di dare delle linee guida e indicare quali possono essere i desideri del turista delle radici, aiutando quindi gli enti locali e i soggetti del settore a definire un’offerta mirata di soddisfazione di questo particolare turista”. Oltre che l’apporto economico, comunque da non sottovalutare, De Vita sottolinea che per il Maeci l’obiettivo principale è quello “di rivitalizzare i rapporti con le nostre comunità attraverso la riscoperta dei luoghi di origine; noi speriamo che i connazionali e gli oriundi possano scoprire le opportunità che l’Italia può offrire loro e anche una sorta di compensazione emotiva, un riconoscimento che noi dobbiamo alla loro esigenza di riscoperta delle origini per compensarli del disagio sofferto dagli antenati per aver dovuto abbandonare il nostro paese per necessità”. “Dai Comuni italiani ci aspettiamo la disponibilità a mettere a disposizione le strutture che essi gestiscono ma anche un contributo in termini di contenuti, per esempio individuando quelle tradizioni, storie e prodotti che possono essere valorizzati e offerti al turista delle radici, o la possibilità di ritrovare delle indicazioni del percorso di riscoperta delle proprie radici. Si tratta – aggiunge De Vita – di un contributo fondamentale perché proprio i borghi sono la destinazione di questi turisti”.

In tema di prossime iniziative, De Vita annuncia che “avvieremo in tempi brevi un progetto di promozione del turismo delle radici nell’ambito della missione per l’attrattività dei borghi inserita nel Piano nazionale di ripresa e resilienza”. Si coniugano a tale missione anche progetti di innovazione tecnologica, come “la digitalizzazione degli archivi, così da permettere a chi si trova all’estero di risalire alle proprie origini”. È prevista inoltre, attraverso una piattaforma che collega i musei italiani, la creazione di una rete che contenga informazioni e documentazione sull’emigrazione italiana, iniziativa che potrebbe anche “suggerire degli itinerari virtuali, che si possono poi seguire in loco” e utile anche “per l’opinione pubblica italiana che molto spesso – rileva De Vita – non conosce l’importanza dell’emigrazione italiana nella storia d’Italia”. (Inform)

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