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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Oggi il seminario “Volontariato è cooperazione per l’Italia nel mondo”

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

Focsiv e Centro nazionale per il Volontariato propongono una riflessione sulla riforma della cooperazione attualmente all’esame della Commissione Affari Esteri del Senato e chiedono la valorizzazione e il richiamo al contributo del volontariato nel disegno di legge. Le conclusioni affidate al vice ministro agli Esteri Lapo Pistelli: “Un’attenzione diversa per la cooperazione ci fa sperare oggi nel buon esito della riforma”

 

ROMA – Si è svolto questa mattina a Palazzo Marini il seminario “Volontariato è cooperazione per l’Italia nel mondo” promosso da Volontari nel Mondo – Focsiv e Centro nazionale per il Volontariato per una riflessione in merito alla riforma della legge italiana sulla cooperazione allo sviluppo, attualmente in esame alla Commissione Affari Esteri del Senato.

L’intento era quello di sottolineare in particolare il contributo del volontariato alla cooperazione allo sviluppo, contributo cui viene ricondotto il valore aggiunto della cooperazione allo sviluppo italiana, la specificità valoriale dell’impegno maturato sul fronte internazionale per la giustizia sociale e contro la disuguaglianza, elementi che il mondo del volontariato ritiene dovrebbero essere adeguatamente ricompresi nella riforma in esame al Parlamento.

Ad aprire i lavori Edoardo Patriarca, deputato e presidente del Cnv, che richiama l’importanza del volontariato in particolare in questo momento di crisi per “la tenuta sociale della comunità”, ed il suo ruolo spesso “poco raccontato dai media”. Il volontariato attivo sul fronte internazionale riporta in questi ultimi anni segnali di “affaticamento”, come quello della protezione civile o impegnato nei beni culturali, ma è una importante forma di “diplomazia popolare, di presenza italiana diffusa – prosegue Patriarca – di grande valore”. Due le sue componenti che sono state riversate e preservate nella cooperazione internazionale: la competenza, il profilo di professionalità dei suoi protagonisti, e la competenza di relazioni, ossia una modalità di costruire relazioni “non egemoniche”, basate sulla reciprocità e sullo scambio, prive della presunzione di avere tutte le risposte corrette.

“La cooperazione allo sviluppo è un imperativo etico e un critico investimento strategico nelle relazioni internazionali del Paese – afferma il presidente della Focsiv, Gianfranco Cattai, richiamando le parole pronunciate tempo fa a questo proposito dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. “È politica estera nel senso più nobile della parola, e tale valenza non può ridursi alla tutela dei meri interessi dell’Italia, specie di natura economica, che certamente vi sono ma debbono essere subordinati alla lotta alla povertà e allo sviluppo sostenibile – prosegue Cattai, che ritiene, come Patriarca, indispensabile una legislazione sulla materia che non sottovaluti il ruolo del volontariato, così come riconosciuto nella norma attualmente in vigore e risalente al 1987. La riforma dal quadro legislativo è considerata quindi improrogabile, visti i mutamenti di contesti e strumenti della cooperazione, e considerando anche il necessario superamento del concetto di aiuto allo sviluppo: “inammissibile – per Cattai – l’appiattimento dell’intervento sull’offerta di assistenza”. Tra le qualità che il volontariato mette a servizio della cooperazione internazionale, quella di essere “facilitatore di relazioni”, cui possono fare ricorso enti pubblici o privati, l’essere punto di riferimento, sussidiarietà e “a volte persino supplenza delle istituzioni italiane”, contribuendo così a trasmettere un’immagine positiva del nostro Paese e consentendo una continuità di relazioni altrimenti impensabile. Esso è inoltre “una proposta di futuro”, che prescrive l’investimento sul capitale umano e valorizza il carattere della gratuità, “che è indispensabile – fa notare il presidente Focsiv – a politica ed economia”. Di seguito intervengono Silvia Stilli, portavoce dell’Associazione delle Organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (Aoi), che richiama l’investimento personale di coloro che praticano il volontariato internazionale, l’importanza dell’educazione alla cittadinanza globale che avviene per suo tramite, i nuovi strumenti messi a disposizione dall’Europa su questo fronte e il sacrificio di molti dei connazionali impegnati all’estero (da ultimo l’assenza di notizie sul cooperante Giovanni lo Porto e su padre Dall’Oglio); Paolo Beccegato, vice direttore della Caritas italiana, che richiama l’impegno dei missionari italiani nel mondo, il contributo del volontariato quale percorso di “costruzione di pace dal basso” e sollecita una sua valorizzazione “a maglie larghe” nell’ambito della nuova legge in esame, vista la complessità delle problematiche affrontate; Alberto Piatti, presidente della Fondazione Avsi, che ripercorre la sua esperienza in Ruanda, segnala l’importanza del riconoscimento della centralità della persona, richiamata nel nuovo testo di legge, centralità che – rileva – richiede, piuttosto che un progetto, una relazione con l’altro. Richiamata da Piatti anche un’analisi realista sulle forze in campo e sulle effettive risorse destinate alla cooperazione internazionale.

Tra i politici che più si sono spesi affinché il progetto di riforma della legge sulla cooperazione internazionale approdasse in Parlamento Alfredo Mantica, già sottosegretario al ministero degli Affari Esteri e senatore per diverse legislature (prima per An e poi per il Pdl). Egli in parte giustifica il lungo iter connesso alla riforma con la complessità del tema e apprezza il provvedimento attualmente all’esame del Senato perché “animato da spirito di concretezza e dalla consapevolezza che il mondo della cooperazione è oggi completamente mutato”. “Il testo di legge non può rispondere a tutto ciò che ruota intorno a questo tema – mette in guardia Mantica, rilevando, tra i punti essenzialmente positivi che lo animano, il cambiamento di ottica: “con il termine di aiuto allo sviluppo si intendeva mettere in luce il fattore di liberalità alla base della cooperazione, fattore – spiega – che determinava un azzeramento dei fondi nel caso di difficoltà economiche. Ora invece si parla di cooperazione come di un investimento per il nostro Paese, investimento – precisa – che non è solo di carattere economico”. Tra i successi di cooperazione italiana e volontariato Mantica richiama anche l’impegno sul fronte della facilitazione alla pace, citando il caso del Mozambico, “un successo che però difficilmente in Italia ricordiamo”, o l’impegno in Sudan e in Somalia. Oltre alle numerose questioni ancora aperte e affrontate negli emendamenti presentati al disegno di legge – circa 300, – l’invito di Mantica è rivolto alla concretezza: “il testo assomiglia in taluni casi più ad un manifesto – dice, suggerendo un ulteriore “asciugatura” e un riferimento al volontariato nell’articolo 24 dell’articolato, in cui si citano appunto i soggetti della cooperazione, oppure un richiamo all’interno del codice etico di cui si dovrà dotare l’Agenzia per la cooperazione. “Non sconfinerei però dall’ambito di asciuttezza del testo per non allungare i tempi dell’approvazione – avverte Mantica, che accoglie l’invito formulato nel seminario ma chiede al mondo del volontariato di “aiutarci a scrivere una legge asciutta, efficace e concreta”, una legge “che forse non sarà quella in cui ciascuno di noi potrà vedersi rispecchiato completamente, ma sarà frutto di compromessi che mi auguro i migliori possibili per il settore”.

Di seguito interviene anche Pietro Barbieri, presidente del Forum del Terzo settore, che sottolinea come anche all’interno del Forum sia in corso una riflessione su questo tema, evidenzia il “valore dell’impegno civico dei cittadini che fanno cooperazione internazionale” e torna sul tema delle risorse. “Ci auguriamo – afferma, – specie in tempi di spending review, che non si tagli lì dove è più facile, ma dopo aver fatto un ragionamento complessivo sulle politiche generali da perseguire”.

E sui tagli alla cooperazione allo sviluppo interviene anche il vice ministro agli Esteri Lapo Pistelli, che ritiene la diminuzione della risorse in tempo di crisi “un errore in primis dal punto di vista etico, ma anche sbagliato politicamente e in ultimo economicamente, perché la cooperazione allo sviluppo è sempre un investimento che ritorna”. Pistelli si mostra ottimista anche sui tempi di approvazione del disegno di legge, indicandola probabile già nel mese di maggio. “Le resistenze e gli ostacoli che riscontriamo sono dovuti anche al fatto che ora si è capito che è possibile procedere con la riforma – afferma il vice ministro, che accoglie il suggerimento di Mantica e illustra l’opportunità che la norma non diventi “un omnibus, ossia un veicolo per far passare troppe altre questioni” ma si limiti ad un quadro di norme primarie e programmatiche che reggano all’evoluzione del tempo. Assicura inoltre la presa in carico del richiamo al volontariato e ribadisce l’importanza dell’Agenzia per la cooperazione, prevista dalla riforma, “centro di imputazione e di coerenza politica” e della possibilità di dotare il settore di una “banca dello sviluppo” che possa far leva e mettere a sistema tutte le risorse ad esso destinate. Se, infine, l’attuale legislatura – come Pistelli si augura – dovesse proseguire sino alla sua naturale scadenza, il progetto è una “cooperazione rifatta” nelle sue componenti essenziali – negli strumenti, perché i temi, rileva Pistelli, ormai sono approfonditi in un dibattito strutturato a livello internazionale – che possa accostare in un vero e proprio sistema “alla qualità sopra richiamata che sta nella natura di chi fa cooperazione internazionale, un sistema di regole più chiare, istituzioni più aggiornate e qualcosa in più anche in termini di risorse”.

In chiusura interviene anche Giulio Marcon, deputato di Sinistra Ecologia e Libertà, che definisce la riforma “un’occasione per ripartire con nuove energie e strumenti adeguati, cercando di mettere a frutto esperienze e anche manchevolezze”. Tra i punti su cui ritiene indispensabile un supplemento di riflessione: il partenariato tra pubblico e privato, la distinzione tra cooperazione e strumenti di internazionalizzazione delle imprese o di promozione del sistema Paese, il rapporto tra cooperazione e politica estera (la cooperazione orienta la politica estera o è accessorio di una politica estera subordinata agli interessi nazionali?), il ruolo del Mae e il fondo unico per la cooperazione. (Viviana Pansa – Inform)

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