direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Oggi alla Farnesina l’evento “Private sector development: opportunità e impegno delle cooperative italiane nella cooperazione internazionale per lo sviluppo”

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

 

Una riflessione, introdotta dal direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del Maeci, Giampaolo Cantini, sul ruolo del mondo cooperativo nel sistema della cooperazione in vista del percorso attuativo della nuova legge di settore

Le conclusioni affidate al sottosegretario Mario Giro: “Il modello cooperativo, mix tra principi solidaristici e competitivi, finalizzato a generare reddito, ma anche sviluppo economico locale, è molto vicino alla grammatica della cooperazione, basata sul protagonismo dei soggetti e delle comunità locali, che diventano partner nella soluzione dei problemi”

 

ROMA – Si è svolto stamani alla Farnesina l’incontro “Private sector development: opportunità e impegno delle cooperative italiane nella cooperazione internazionale per lo sviluppo”, iniziativa promossa dalla Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo del Maeci e l’Alleanza delle cooperative italiane per approfondire la riflessione sul ruolo delle cooperative nel contesto della cooperazione italiana. Un approfondimento che chiama cooperative, privati e imprese a nuove responsabilità e protagonismo da cogliere attraverso le opportunità offerte da un nuovo modello di cooperazione, innovazione inaugurata a livello normativo con la riforma del settore congedata dal Parlamento qualche mese fa. “Quello che svolgiamo oggi è l’evento conclusivo di un ciclo di iniziative congiunte con i diversi attori del mondo della cooperazione, come ong e movimento cooperativo – ha segnalato il direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo, Giampaolo Cantini – che ha animato l’intero semestre di presidenza italiano dell’Unione Europea”. Richiamata dal direttore generale a questo proposito una comunicazione adottata dalla Commissione Europea nello scorso mese di dicembre allo stesso modo orientata a riconoscere un ruolo più attivo al settore privato nell’ambito della cooperazione e la sinergia strategica tra pubblico e privato che proseguirà oltre il ciclo di eventi organizzato e in vista della miglior attuazione possibile della nuova legge. Si affaccia nel mondo della cooperazione il progressivo ricorso al concetto di “business inclusivo”, termine – spiega Cantini – che delinea iniziative – improntate all’imprenditorialità ma attente alle ricadute sociali delle loro attività, alla valorizzazione dei territori e dei soggetti coinvolti nell’impresa. “Sono specificità connaturate al modello cooperativo – segnala il direttore generale, sottolineando come le cooperative producano l’8% del Pil italiano e siano protagoniste in settori, come l’agricoltura, centrali nello sviluppo dei Paesi più in difficoltà e per il futuro del pianeta, come anche il tema scelto per Expo 2015 testimonia. Anche l’applicazione di innovazioni e strumenti di finanziamento particolarmente attenti alle caratteristiche del settore agro-alimentare è fondamentale per promuovere lo sviluppo sostenibile, se si pensa alla parcellizzazione e alla dimensione spesso familiare dell’attività agricola. Sono dunque tanti gli aspetti di sviluppo e cooperazione su cui il mondo cooperativo può dare il proprio contributo.

Di seguito è intervenuta Lia Quartapelle, presidente dell’Intergruppo Cooperazione allo sviluppo della Camera dei Deputati, che ha segnalato come in un quadro di risorse limitate destinate alla cooperazione allo sviluppo – risorse inferiori ai nostri obiettivi, ha detto, e a quelle stanziate dai principali nostri partner europei – sia essenziale utilizzare in modo più efficace tali risorse, finalità cui tende proprio il nuovo impianto normativo. La crescita di protagonismo del settore privato è poi una delle sue sfide, cui concorrerà l’Agenzia che la nuova norma prevede cui spetterà “fare progetti ma anche far fare progetti ad atri soggetti – rileva Quartapelle, che si sofferma poi sul diverso modello di economia e sviluppo di cui il sistema cooperativo è portatore, che lo avvicina agli obiettivi della cooperazione allo sviluppo. Ribadisce il ruolo importante svolto dalle cooperative nel settore agricolo e alimentare anche Paolo De Castro della Commissione Agricoltura e Sviluppo rurale del Parlamento Europeo in un messaggio inviato ai presenti per l’occasione. Ad illustrare i tratti principali del modello cooperativo il neo presidente di Alleanza Cooperative Italiane, Rosario Altieri, che spiega come tale tipologia di impresa affronti al suo interno, oltre alla questione della produzione di ricchezza, quelle della redistribuzione e delle disuguaglianze. Altieri tiene poi a precisare come “gli articoli di cronaca degli ultimi tempi niente hanno a che fare con la cooperazione vera, ma con cose del tutto lontane dal mondo rappresentato dall’Alleanza delle Cooperative”. “Lo Stato – aggiunge – deve tutelare la vera cooperazione, verificando e controllando che la cooperazione non venga permeata da forme spurie che ne mettono in discussione l’essenza”. A richiamare l’importanza dei progetti di cooperazione per lo sviluppo del suo Paese l’ambasciatrice del Mozambico in Italia Carla Mucavi, che ha segnalato come i progressi compiuti molto devono alla lunga fase di stabilità vissuta in questi anni dal Paese.

La discussione è proseguita suddivisa in 3 sessioni: la prima riguardante agricoltura, pesca sostenibile e sicurezza alimentare per “nutrire il pianeta”, la seconda sula finanza per lo sviluppo e sui meccanismi complementari all’aiuto pubblico, la terza sui partenariati per lo sviluppo e la crescita sostenibile. Sono stati richiamati in particolare nella prima sessione i temi che verranno approfonditi ad Expo 2015: un modello di sviluppo sostenibile atto a promuove sicurezza alimentare sia a livello quantitativo che qualitativo, valorizzando territori e soggetti attivi nel settore agricolo attraverso il trasferimento di innovazione e conoscenza che renda protagoniste le collettività locali, impegnate in prima persona in tale processo. Da segnalare, tra i molti interventi, quello di Marcela Villareal, direttore Partnership, Advocacy and Capacity development della Fao, che ha richiamato come oggi la cooperazione sia “multi-attoriale” e come il modello cooperativo sia centrale per un settore come quello agricolo in cui l’82% dei coltivatori possiede terreni sotto i 2 ettari e circa il 70% sotto un ettaro di ampiezza; o quello di Sergio Lugaresi, capo ufficio Roma della Banca mondiale, che ha sottolineato come le risorse pubbliche per la cooperazione non siano sufficienti, per cui è indispensabile il progressivo intervento del settore privato; oppure ancora quello dell’assessore all’Università e Ricerca, Politiche giovanili, Pari opportunità e Cooperazione allo sviluppo della Provincia autonoma di Trento, Sara Ferrari, che ha illustrato l’impegno della Provincia in questo settore, messo in atto attraverso “patti territoriali” tesi a coinvolgere in primis le comunità in interventi plurisettoriali che richiedono prospettive di medio e lungo termine. Patti che richiedono la conoscenza delle collettività che si vogliono rendere protagoniste, per questo – è stato fatto notare – spesso hanno interessato comunità di corregionali emigranti all’estero.

La conclusioni sono state affidate al sottosegretario agli Esteri Mario Giro, che ha ricordato, a proposito di protagonismo del settore privato, come l’investimento di tale settore nei Paesi in via di sviluppo sia decuplicato in questi ultimi anni, sino a costituire circa la metà delle risorse disponibili in essi. “Anche un piccolo cambiamento delle strategie, dunque, volto a garantire più inclusività e a creare più opportunità economiche, può avere un impatto forte sulle condizioni di vita delle persone, un impatto umano molto positivo – rileva. Su tale impatto possono intervenire le imprese cooperative, “sistema che tutto il mondo ci invidia – prosegue il sottosegretario – e che ci si chiede di replicare perché appare come non invasivo, non minaccioso, generabile a partire dalle realtà locali e finalizzato alla valorizzazione del territorio e della sua autonomia”. Si tratta quindi di un modello richiesto e studiato all’estero e non facilmente replicabile per “lo strano mix di principi mutualistici e competitivi che esso porta con sé”, un sistema che “richiede tempo per essere replicato perché è un ecosistema a cui occorrono radicamento, relazioni e strumenti particolari – evidenzia Giro. “Questa sintesi tra principi solidaristici e l’obiettivo di generare reddito, ma anche sviluppo economico locale” avvicina tale sistema alla “grammatica della cooperazione, basata proprio sul protagonismo dei soggetti e delle comunità locali, che diventano partner nella soluzione dei problemi”. Il sottosegretario sottolinea poi come la cooperazione possa diventare una spinta all’internazionalizzazione del nostro sistema produttivo, che invece, per via della crisi, è sempre più tentato di chiedersi in se stesso, “in piccole realtà economiche e prospettive localistiche”, “ma questo è un errore – aggiunge – perché l’internazionalizzazione aiuta a resistere alla crisi e rende meno fragile il tessuto sociale e produttivo”. A concorrere a questa sfida oggi è chiamato anche il mondo cooperativo, per una “buona globalizzazione”, che coniughi “ragioni economiche e sociali a vantaggio di tutti”. Spetta agli attori istituzionali e di Governo – Maeci e Mise in questo caso – “facilitare le connessioni, fornire strumenti pubblici a sostegno dell’internazionalizzazione e trovare linee di azione che divengano politica consolidata”. Dopo il varo della nuova legge sulla cooperazione occorre dunque “passare dalle parole ai fatti” e mostrare la “buona internazionalizzazione” e i “buoni esempi, esempi di successo, di cui il Paese ha bisogno – conclude il sottosegretario – per fare in modo che aumentino i sostenitori della cooperazione perché sarà dimostrato che cooperare fa bene al Paese”. (Viviana Pansa – Inform)

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