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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Oggi a Nairobi terza e ultima giornata di lavori della Conferenza internazionale organizzata da Amref e Oms

AFRICA

 

“Dall’evidenza all’azione: cambiamenti sostenibili per la salute in Africa”

Il direttore di Amref Teguest Guerma fa il quadro sulle mancanze sanitarie nel continente , richiama i Governi e segnala le strade da percorrere

 

NAIROBI – “Non possiamo continuare ad occuparci solo dei sintomi, effetto della carenza dei nostri sistemi sanitari”. Non si riferisce solo ad Ebola il direttore di Amref Teguest Guerma, nel suo intervento in occasione della conferenza sulla salute dell’Africa, organizzata da Amref e Organizzazione Mondiale della Sanità. Nella conferenza, che si chiude oggi a Nairobi (Kenya), l’intervento di Guerma fa il quadro sulle drammatiche mancanze sanitarie in Africa, richiama i Governi e segnala le strade da percorrere. Su tutte: sfruttare al meglio la tecnologica e puntare sul lavoro con le comunità. Forte il richiamo ai Governi “Dobbiamo smettere di contare solo sugli aiuti dai Paesi esteri, dobbiamo occuparci direttamente del nostro sviluppo”.

L’unica via per un cambiamento duraturo della salute dell’Africa passa per la rimozione di alcuni blocchi del sistema sanitario. L’Africa rappresenta l’11% della popolazione mondiale eppure il 24% delle malattie globali pesa sul continente africano, con un misero 3% di operatori sanitari mondiali. Ne servirebbe quasi un milione in più. L’Africa ha circa 30milioni di persone affette da HIV, cifra che rappresenta il 68% della popolazione mondiale che vive con il virus.

Secondo una ricerca, presentata alla conferenza dal direttore dei programmi di Amref, dr John Nduba, “in Africa il 20% dei decessi prima dei 5 anni è causato dalla diarrea”. Basterebbe una corretta informazione nelle comunità e semplicissimi alimenti reidratanti.

Necessario è formare più dottori, infermieri, ostetriche e operatori sanitari di comunità, figura chiave, quest’ultima,  nella strategia di Amref. L’organizzazione, che dal 1957 è a fianco delle popolazioni africane, ha deciso di giocare la sua parte puntando sulla tecnologia, argomento centrale in molte sessioni di lavoro della conferenza. Questa strategia sta fruttando risultati molto positivi in Kenya. Dal 2006 Amref, attraverso sistemi di formazione on line (eLearning), ha formato 12mila infermieri. Questo programma è stato esteso ad altri Paesi, che includono Uganda, Zambia e Lesotho.

Oltre alla tecnologia, fondamentali per Amref i Community Health Worker (operatori sanitari comunitari). Risorsa sanitaria di livello intermedio, tra un medico e un infermiere, la cui formazione prevede non solo un decimo del costo della formazione di un medico, ma indicativamente anche la metà del tempo. Formate dal 2012 oltre 5900 ostetriche. Un’ostetrica può prendersi cura di 500 madri all’anno. Anche attraverso loro, nel 2013 l’aiuto di Amref ha raggiunto oltre 10 milioni 700 persone in Africa, tra queste oltre 8 milioni e 700 erano donne e bambini.

Un richiamo forte alle istituzioni è arrivato dal direttore di Amref Teguest Guerma “I Governi devono rispettare e onorare la promessa fatta nel 2000 ad Abuja, destinare il 15% dei bilanci nazionali alla spesa per la salute”. Chiave del cambiamento le comunità, che sono “parte della soluzione” afferma Guerma. “Devono conoscere i benefici della vaccinazione, delle regole basilari d’igiene, del rischio di rapporti sessuali non protetti”. Fondamentale che i Governi, la società civile e il settore privato lavorino insieme. “I Governi africani devono guidare e stimolare questa collaborazione”.

“L’Africa non è più il continente del futuro. É il continente dell’oggi – continua Guerma – La nostra economia sta crescendo velocemente, la classe media sta aumentando in tutto il continente”. Secondo la Banca Mondiale il Pil dell’Africa sub-sahariana nel 2013 è cresciuto ad un tasso annuo del 4,7% e dovrebbe accelerare fino al 5,1% nel 2015 e 2016.

“Il virus Ebola in Africa Occidentale – afferma Guerma – ci ha fornito ulteriori conferme sulla necessità di un sistema sanitario forte. Se i Paesi affetti dal virus avessero avuto efficienti e veloci sistemi informativi sanitari, se avessero avuto una rete forte di operatori sanitari di comunità, personale qualificato e strumentazione adatta alla diagnosi avremmo potuta controllare ebola.  Questo non vale solo per ebola, ma per tutte le altre malattie. Ecco perché – conclude – non possiamo continuare ad occuparci solo dei sintomi, dobbiamo seguire la rotta delle cause dei nostri problemi, per avere cambiamenti duraturi dei nostri sistemi sanitari”. (Inform)

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