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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Nuovo numero de “Il Corriere di Tunisi”, Corriere euro-mediterraneo

STAMPA ITALIANA ALL’ESTERO
Nuovo numero de “Il Corriere di Tunisi”, Corriere euro-mediterraneo
Nell’editoriale “Nostri problemi” un richiamo alla complessa situazione politica tunisina
TUNISI – È uscito il nuovo numero (numero doppio per luglio-agosto 2013) de “Il Corriere di Tunisi”, Corriere euro-mediterraneo.
Oltre alle notizie relative alla collettività italiana in loco, a politica e attualità tunisina ed italiana, viene riportato il messaggio di saluto inviato al giornale dal nuovo ambasciatore italiano a Tunisi, Raimondo De Cardona. L’augurio che gli rivolge il Corriere, nell’editoriale intitolato “Nostri problemi”, è che l’Italia, che ora sembra chiusa sui problemi interni, “possa dare maggior spazio e attenzione a realtà sempre più complesse e problematiche che coinvolgono Paesi che si trovano a pochi chilometri dal territorio italiano”.
“Mentre la Gran Bretagna celebra la nascita dell’erede al trono, l’Egitto non ha pace con scontri quotidiani tra difensori di Morsi e detrattori dei Fratelli musulmani, con morti e feriti che, passati i primi giorni di infervoramento internazionale, non fanno quasi più notizia – si legge nell’editoriale in merito alle tensioni del Medio Oriente, in cui si cita anche la Siria, oggetto di scontri che pochi conoscono, ci si interroga sulle conseguenze delle contestazioni sul governo turco, sul futuro della Libia e del Mali. “Quello che sta succedendo in questa parte del mondo ci interessa in primis per le conseguenze che il susseguirsi degli avvenimenti hanno sui fragili equilibri mediterranei, e per chi vive in Tunisia sulla politica del paese. La manifestazione organizzata da Ennadha in sostegno all’egiziano Morsi ed al contrario la nascita di un movimento, di cui poco si sa ancora, Tamarod (ribellione) mettono ancora una volta due visioni del mondo, dello Stato, delle libertà individuali e collettive in violento confronto in Tunisia – fa notare l’editoriale, che ripercorre poi una “neppur rosea” situazione italiana, con le polemiche suscitate in ultimo dal caso Ablyazov, dalle offese leghiste al ministro Cécile Kyenge sino alla sentenza del processo sul caso Mediaset che ha coinvolto Silvio Berlusconi.
Tornando alla Tunisia si segnala come “ormai è un anno che si annunciano prossime elezioni” e si richiama la recente visita del presidente francese François Hollande e il suo sostegno alla transizione democratica. “La Tunisia in questa prima quindicina del mese di Ramadan è stata come il meteo mite, ma così come il suo clima, si è riscaldata bruscamente dopo la barbara uccisione del deputato Mohamed Brahmi, inaugurando la serie degli assassini politici, dopo la morte di Chokri Belaid avvenuta pochi mesi fa. Ancora una volta è un militante del Fronte Popolare che soccombe ad una raffica di spari, accanto al suo domicilio ed in presenza dei familiari che assieme ai militanti del Fronte indicano il partito maggioritario come mandante dell’assassinio, smentito ovviamente dalle Autorità che indicano invece alcuni nomi di individui che apparterrebbero a correnti salafite radicali. In questo tragico imbroglio che vede la violenza politica diventare protagonista della vita di quello che sembrava essere il paese più pacifico e pacifista del Sud Mediterraneo – rileva l’editoriale, – in cui tutti accusano tutti e mentre si installa un clima endemico di insicurezza, la violenza terroristica ritorna, quasi in contemporanea alla ribalta, dopo la strage di giovani militari presi in agguato sul Monte Chambi e trucidati in modo da ricordarci gli assassini rituali che colpivano l’Algeria negli anni Novanta del secolo scorso. Otto i militari uccisi. Oltre all’impatto politico, economico e umano di questa ennesima tragedia, un forte impatto psicologico sulla popolazione tunisina, già alquanto provata dalla strategia della tensione che si sta installando nel paese. Di fronte a questo susseguirsi di tragici eventi, l’opposizione ha organizzato un sit-in aperto al Bardo, di fronte alla sede dell’Assemblea Costituente per chiedere la caduta del governo islamista e lo scioglimento dell’assemblea. Divisi da barriere metalliche i pro Ennadha (che rivendicano la legittimità delle urne) e i partiti dell’opposizione laica (che chiedono le dimissioni del governo e dell’assemblea) mentre il governo continua a fare appelli in favore del dialogo nazionale escludendo però di ritirarsi dal potere. In questa dimostrazione di forza, la tensione cresce nel paese ulteriormente mettendo ancora a repentaglio la ripresa economica. La stagione turistica in effetti è sempre più a rischio fallimentare, le imprese continuano a chiudere e migliaia di disoccupati si aggiungono alla lunga lista dei già senza lavoro”. (Inform)
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