CAMERA DEI DEPUTATI
(Fonte immagine Camera dei Deputati)
ROMA – Nell’Aula di Montecitorio si sono tenute ieri le comunicazioni del Governo sui recenti sviluppi relativi al Piano di pace per la Striscia di Gaza e alla costituzione del Board of Peace: è intervenuto il Ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha parlato di giornate cruciali per il futuro della Striscia di Gaza e del Medio Oriente. “Sono convinto che i temi di politica estera non debbano essere terreno di scontro politico, ma di un dialogo serio, continuo e trasparente e, ogni volta che è possibile, di convergenza e responsabilità condivisa”, ha rilevato Tajani. “La crisi di Gaza ci impone questo livello di consapevolezza. È una crisi che incide sugli equilibri regionali, sulla stabilità del Mediterraneo allargato e sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro export, che transita per il 40 per cento attraverso il Mar Rosso; una rotta fondamentale anche per il corridoio economico-logistico IMEC, che passa proprio da lì. Gaza è cruciale per la nostra sicurezza nazionale, anche in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari, ma è soprattutto una ferita aperta, una tragedia umanitaria che ha scosso le coscienze di tutti noi e che ha visto l’Italia in prima linea sin dal primo momento per salvare vite, alleviare le sofferenze dei civili e far tacere le armi”, ha proseguito Tajani ricordando che tre mesi fa il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato, senza voti contrari, la risoluzione 2.803. “Le Nazioni Unite hanno in questo modo fatto proprio il Piano di pace in venti punti promosso dal Presidente degli Stati Uniti. Il Piano indica un percorso a tappe ben scandite per la stabilizzazione della Striscia, la ripresa economica e la ricostruzione. I principi su cui si basa sono universalmente condivisi: primo, la de-radicalizzazione di Gaza e la liberazione della Striscia dal terrorismo di Hamas; secondo, la piena ripresa degli aiuti nella Striscia in cooperazione con le Nazioni Unite; terzo, l’avvio di un profondo processo di riforma dell’Autorità palestinese di Ramallah, cruciale per il rilancio della prospettiva di uno Stato palestinese. Il Governo italiano, in coerenza con il forte mandato ricevuto dal Parlamento a ottobre scorso e con la tradizione di convinto sostegno al multilateralismo che contrassegna la nostra politica estera, ha sostenuto fin dall’inizio il Piano di pace”, ha aggiunto il Ministro sottolineando che la prima fase del Piano, pur tra ostacoli e tensioni, ha consentito di raggiungere risultati impensabili solo un anno fa: il consolidamento della tregua che, seppur fragile, regge da oltre 120 giorni; il ritorno di tutti gli ostaggi in Israele e il rafforzamento dell’afflusso di aiuti umanitari; passaggi indispensabili alla creazione di quel clima di fiducia necessario per intraprendere i prossimi passi. “Non erano affatto scontati questi risultati; sono stati il frutto di un lavoro politico intenso, di mediazioni complesse, di pressioni esercitate con equilibrio e determinazione, spesso lontano dai riflettori”, ha spiegato Tajani evidenziando che ora si apre una fase ancora più delicata, la cosiddetta “fase 2”, che prevede il disarmo di Hamas, la smilitarizzazione della Striscia e l’avvio della ricostruzione. “È in questo contesto che si inserisce l’istituzione del Board of Peace, organismo che il Consiglio di sicurezza dell’ONU, attraverso la citata risoluzione n. 2.803, ha chiamato a monitorare l’attuazione del Piano di pace”, ha proseguito Tajani ribadendo che tra Italia e Stati Uniti ci sono state sempre relazioni molto forti, indipendentemente da chi guidava l’Amministrazione Usa”. Per Tajani inoltre l’assenza del nostro Paese al Board, un tavolo dove si discute la pace, sarebbe politicamente incomprensibile. “Per queste ragioni il Governo ha ritenuto opportuno accettare l’invito dell’Amministrazione americana a presenziare, in qualità di Paese osservatore, alla prima riunione del Board of Peace. Questa è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali. L’Unione europea ha già confermato la partecipazione con la Presidenza di turno e con un rappresentante della Commissione”, ha precisato Tajani ricordando alcuni dei principali partner della regione che parteciperanno al Board : Egitto, Giordania, Arabia Saudita, Qatar, Indonesia. “Parteciperemo alla riunione di Washington, – ha proseguito il Ministro – forti dell’importante contributo che il nostro Paese ha messo in campo sin dal primo momento per il cessate il fuoco e per l’assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia attraverso Food for Gaza, un’iniziativa che ho voluto sviluppare in stretto raccordo con il polo delle Nazioni Unite di Roma, la FAO e il Programma alimentare mondiale”. “Il nostro impegno – ha aggiunto Tajani – è concreto ed è destinato ad aumentare; muove da un dialogo costante con Israele, con l’Autorità palestinese e con tutti i partner chiave della regione, con cui abbiamo mantenuto in questi mesi un costante e stretto raccordo. Siamo stati il primo Paese ad organizzare evacuazioni dalla Striscia di Gaza, siamo il Paese occidentale che ha fatto di più. Uno sforzo che ci ha consentito di far uscire dalla Striscia e accogliere in Italia oltre 1.600 persone, tra piccoli pazienti bisognosi di cure salvavita, ricongiungimenti familiari e studenti che hanno potuto beneficiare dei corridoi universitari per proseguire il loro percorso accademico in Italia”. Il Ministro ha riferito anche del settore cruciale della sanità, con la recente approvazione dello stanziamento di altri 10 milioni di euro, per contribuire al pagamento dei salari dei medici palestinesi, e del contributo italiano anche sul fronte della sicurezza. “Siamo in prima linea per la formazione delle forze di sicurezza palestinesi, che sono presupposto fondamentale per la costituzione di uno Stato. Siamo presenti all’interno del Centro di coordinamento civile-militare con una squadra di 3 diplomatici e 8 militari; il Centro è impegnato ad assicurare le attività di assistenza umanitaria e i servizi essenziali alla popolazione della Striscia. I nostri Carabinieri, che sono già attivi in Cisgiordania da oltre 10 anni attraverso la missione bilaterale MIADIT, inizieranno presto in Giordania l’addestramento di 50 funzionari di sicurezza palestinesi, da dispiegare poi nella Striscia di Gaza. Partecipiamo anche alla missione dell’Unione europea EUPOL COPPS di addestramento della polizia palestinese e alla missione EUBAM Rafah, in cui sono presenti 8 Carabinieri. La missione ha avuto un ruolo chiave per favorire la riapertura del valico e rafforzeremo nelle prossime settimane la nostra presenza”, ha rilevato Tajani. “L’estensione dei transiti, attraverso Rafah, anche ai beni sarà cruciale per rafforzare le attività di assistenza umanitaria, per avviare la ricostruzione e favorire il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione prevista dal Piano di pace”, ha aggiunto il Ministro che ha poi chiesto a Israele di porre un freno all’azione dei coloni: “In questo quadro, il Governo ha condannato qualsiasi ipotesi di annessione israeliana della Cisgiordania. Tentazioni che non aiutano i costruttori di pace e che rischiano di pregiudicare la soluzione a due Stati”. “Proprio in queste ore su mia istruzione, – ha poi annunciato il Ministro – l’inviato speciale per Gaza, l’ambasciatore Archi, è in missione a Riad e Abu Dhabi, alla guida di una delegazione che comprende diversi Ministeri e amministrazioni dello Stato, per esplorare nuove forme di cooperazione in vista della ricostruzione della Striscia”. (Inform)