direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Museo Emigrazione e Premio Lucani Insigni, gli interventi

ITALIANI ALL’ESTERO

Le considerazioni di Lacorazza, Benedetto, Mollica, Scaglione, Simonetti, Curcio, Giuzio e Campodolico e Summa

 

LAGOPESOLE – Prima della visita del museo si è tenuto un breve confronto tra quanti si sono succeduti nel tempo alla guida della Commissione dei lucani nel mondo, Rocco Curcio, Pietro Simonetti e Nicola Benedetto, il coordinatore del Centro “Nino Calice” Luigi Scaglione, il sindaco di Avigliano, Vito Summa, il presidente del Consiglio regionale, Piero Lacorazza, il vicepresidente Francesco Mollica, il vicepresidente della Crlm Vito Giuzio e il direttore del museo di Genova, Pierangelo Campodolico.

“Gli eventi di questi giorni – ha detto Piero Lacorazza – sono tutti legati dal filo della memoria che unisce le nostre radici al futuro. Siamo partiti da Expo Milano 2015, un evento dall’indubbio valore internazionale, che avrebbe però dovuto parlare di alimentazione e invece offre soprattutto un’idea indistinta di omogeneità e di globalizzazione, e con una delegazione di giovani che rappresentano le associazioni dei lucani nel mondo, siamo tornati in Basilicata per ridare significato ai luoghi. Proprio quei luoghi, e quel rapporto fra uomo e natura che in questi giorni sono stati al centro delle riflessioni di Papa Francesco. Lo abbiamo fatto ad Aliano, a Potenza e a Matera con la presentazione della rivista di letteratura e arte ‘Appennino’; lo facciamo qui, oggi, con il premio ai lucani insigni e con la visita in anteprima del Museo dell’Emigrazione, che mi auguro possa vedere, nella stessa cornice del castello di Lagopesole, anche la significativa presenza del Centro di dialettologia previsto nell’ambito del progetto Alba. Continueremo domani con la presentazione delle iniziative per la celebrazione dei cento anni della Grande Guerra. La Basilicata è cambiata, è una terra che guarda al futuro, oltre la dipendenza e la subalternità. Con Matera capitale europea della cultura 2019 la nostra regione, con il contributo dei lucani che abitano nelle tante Basilicate presenti nel mondo, può compiere quel salto di qualità che i migranti di ieri hanno tanto desiderato passando il testimone ai ragazzi di oggi, che sono il futuro”.

“Ho sempre pensato alla nuova struttura museale di Lagopesole – ha detto il presidente della Crlm Nicola Benedetto – come contenitore di idee e progetti che, utilizzando l’opportunità dell’Expo 2015, favorisca il turismo di ritorno, per valorizzare ancora di più la nostra terra, anche grazie ai tanti lucani nel mondo e alla spinta propulsiva di Matera 2019. Quindi non solo un luogo statico e tradizionale della memoria per ricordare il fenomeno migratorio che non è certo finito e che anzi ci sollecita ad affrontarlo nei termini nuovi dei giovani cervelli che al posto dei treni a vapore prendono l’aereo e al posto della valigia di cartone partono con il pc. Sono convinto che attraverso programmi e progetti specifici il museo possa diventare uno strumento fondamentale oltre che per l’attrazione di flussi turistici anche per dare un impulso forte per la ripresa della regione, abbandonando le vesti ‘fredde’ di cui, troppo spesso, sono avvolte strutture del genere”.

“La missione che ci aspetta – ha sottolineato ancora Benedetto – è quella di puntare sul turismo culturale sotto l’occhio vigile dei connazionali, incentivando le associazioni dei giovani, ‘sfruttando la loro freschezza di idee’, il tutto nell’ottica dell’entusiasmo ora all’apice per Matera capitale europea della cultura 2019”. Al di là dei riconoscimenti per me i lucani insigni sono tutti quelli che amano profondamente la Basilicata, sicuramente più dei residenti e che vogliono conservare un rapporto permanente con la propria terra e le proprie radici culturali, ideali, civili. Non a caso dopo lo stage promosso per gli studenti degli istituti tecnici lucani e abruzzesi in Germania, in uno stabilimento della Volkswagen, a Wolfsburg, come Commissione lucani nel mondo abbiamo deciso di ripetere l’esperienza sempre in Germania per uno stage di nostri giovani, questa volta nel comparto farmaceutico, per aprire nuove prospettive di riscatto alle nostre giovani generazioni, partendo dalla conoscenza di modalità produttive e lavorative di un Paese come la Germania”.

Per il coordinatore del Centro “Nino Calice” Luigi Scaglione, il Museo propone “un racconto emozionale che susciterà sentimenti contrapposti. Non ci interessa suscitare sentimenti di nostalgia, ma mantenere vivo il ricordo, legandolo alle azioni, ai sacrifici, alle vittorie, alle sconfitte, alle storie della nostra emigrazione come esempio e monito per la emigrazione e la immigrazione di oggi. Storie come quelle dei nostri giovani lucani morti per mano assassina mentre si trovavano fuori casa per lavoro o studio come Domenico Lorusso o Antonio Rossi, devono essere il fulcro dei nostri racconti futuri. Ecco io mi sento di dedicarlo a loro questo racconto”.

Per il sindaco di Avigliano, Vito Summa, “il museo è un’importante occasione che viene data al nostro territorio per ricomporre la storia, una storia fatta di emigrazione con il sogno di un futuro migliore e che oggi viene rappresentata in un contenitore fisico all’interno del quale vengono depositati ricordi e testimonianze arricchite da importanti documenti”.

“Il Museo dell’emigrazione lucana – ha detto Pietro Simonetti – nasce da un’idea di Gianantonio Stella e da Mirella Barracco della Fondazione Napoli 99, che nel corso di un incontro al museo dell’emigrazione di Genova, dopo l’approvazione della legge regionale del 1999, indicarono l’esigenza di dotare anche il Sud e la Basilicata di uno spazio espositivo per raccontare la storia dell’emigrazione. Dopo 15 anni sono particolarmente soddisfatto perché siamo passati dall’idea alla realizzazione di un sogno su cui insieme agli altri ho molto lavorato. Adesso si tratta anche di affiancare al museo un centro di documentazione che racconti la storia dell’immigrazione in Basilicata, secondo il progetto di accoglienza immaginato dal presidente della Regione Pittella”.

Per il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Mollica “il premio, ancora una volta, ha saputo ricercare e valorizzare l’identità lucana, dentro e fuori i confini regionali, potenziando il patrimonio umano che da sempre la contraddistingue e che ha generato e continua a generare intelligenze creative in tutti i settori”. Mollica si è poi soffermato sui riconoscimenti conferiti

a Massimo Osanna, alla memoria di Vincenzo Leggieri e a Matilde D’Errico, che “sono motivo di orgoglio, come ritengo lo sia per l’intera comunità di Venosa, conosciuta nel mondo per la sua storia, cultura e per le bellezze architettoniche, ma che questa volta si offre nell’aspetto sociale e umano per fregiarsi di sensibilità che fanno parte della comunità”. Ha inoltre ricordato il riconoscimento all’architetto Amerigo Restucci, professore ordinario di Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Architettura dell’Università Iuav di Venezia, che ha redatto diversi piani regolatori di città lucane”.

Per il presidente emerito della Crlm Rocco Curcio si tratta di una iniziativa di grande valore culturale che la regione Basilicata pone in essere in un contenitore che non ha pari al mondo. “Io ho visitato molti musei dell’emigrazione ma una location tanto prestigiosa come il castello di Federico posso assicurare di non averla mai vista. Questa è un’ulteriore conferma dell’impegno che la nostra Regione ha posto sul tema dei lucani nel mondo. L’emigrazione è stato certamente il fenomeno sociale più sconvolgente della Basilicata ed è giusto che le nostre istituzioni manifestino l’attenzione che questo tema merita sul piano culturale”.

Per Vito Giuzio, vicepresidente della Crlm, l’inaugurazione del museo “rappresenta un momento fondamentale per la memoria della storia lucana. L’obiettivo del museo è proprio quello di costruire uno spazio di riflessione su un tema che ha fortemente segnato il popolo lucano. Avere memoria della propria storia e delle proprie radici ci aiuta a leggere fenomeni attuali come l’immigrazione, di cui la nostra regione si sta facendo carico più sentitamente di altre realtà, in un’ottica responsabile e consapevole. Oggi gli eredi dei nostri migranti sono sicuramente in grado di rappresentare una grande risorsa in termini di qualità ed eccellenza per la nostra Basilicata. E tocca a noi tutti mettere in campo gli utili strumenti affinché si possa costruire e praticare sinergicamente un nuovo, moderno modo di sentirsi lucani nel mondo globalizzato”.

E’ poi intervenuto il direttore del museo di Genova, Pierangelo Campodolico, il quale ha posto l’accento sul carattere innovativo dell’allestimento. “Sbaglieremmo a pensare al ‘Nino Calice’ come ad un semplice museo dell’emigrazione come tanti altri nel Meridione e in tutta Italia. Non è un museo di vetrine, di foto e di documenti, di qualche valigia e qualche passaporto. Nella nostra idea, ormai sempre più datata, il museo è un deposito, più o meno grande, dove la storia che passa, lascia oggetti e reperti che vengono presi in carico, chiusi in teca, in cassa, o appesi, e poi spetta al visitatore trarre da queste ‘cose’ il senso di una storia. Al ‘Centro Nino Calice’ si è fatta una scelta diversa. Raccontare l’emigrazione non attraverso gli oggetti, ma attraverso le storie e, perciò, attraverso le persone. Felicia Muscio, Charles Paterno, Anthony Cilibrizzi e i loro compagni di viaggio e d’emigrazione, ‘sono’ il Museo: direi che nulla ha il valore delle loro storie. Così, lo sforzo dei curatori, dei progettisti, degli allestitori, degli attori che li hanno rappresentati è stato quello di porre in evidenza proprio le storie”.(Inform)

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