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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Mons. Guerino Di Tora: La sfida dell’accoglienza

FONDAZIONE MIGRANTES

 

 

PORDENONE – L’appuntamento inaugurale di questa edizione del festival “Ascoltare, leggere, crescere”, oggi lunedì 16 ottobre a Pordenone, è dedicato al tema delle migrazioni, dei profughi e dell’accoglienza. Un fenomeno epocale, non semplicemente emergenziale, che va pertanto contestualizzato nella realtà mondiale di una società globalizzata. Non si tratta di un fenomeno transitorio, anzi è destinato – secondo le previsioni degli esperti – a durare decenni, come in altre epoche della storia e a cambiare l’assetto geopolitico del pianeta. Un fenomeno mondiale che non tocca solo il continente europeo nel quale ci troviamo, ma che si estende in tutto il pianeta: dall’America del Sud verso Stati Uniti e Canada, in estremo oriente dal Laos e Cambogia verso Australia e Nuova Zelanda. Del resto le grandi nazioni, come gli Stati Uniti, si sono formate in seguito alle migrazioni di popolazioni diverse, si pensi ai portoghesi, agli italiani, agli irlandesi. Come ogni altro fenomeno epocale non può essere fermato, né con muri, né con fili spinati, ma va governato a livello europeo ma anche a livello mondiale dall’Onu. Chi emigra, fugge dalla guerra, dalla fame, dal disagio. Non c’è solo la guerra delle armi, ma anche quella della desertificazione, della siccità, dell’acqua. Nella società odierna la globalizzazione è la cifra con cui leggere la storia, quindi l’economia, la finanza, le migrazioni e soprattutto l’antropologia. Si parla di popoli, di numeri, non più di persone. L’essere umano creato a immagine di Dio passa in secondo piano, la tecnologia viaggia a ritmi più veloci del benessere umano. È in questo contesto che dobbiamo leggere il fenomeno migratorio. Per noi cristiani, poi, lo “straniero” sollecita a ritrovare la nostra identità, uscendo dalle sicurezze, come nella fede: incontrare un Altro, fino ad allora sconosciuto, che suscita dialogo e relazione.  Martin Heidegger sosteneva che l’identità dell’uomo è solo nella relazione.  La Bibbia ci può essere allora di luce in questo processo epocale, pur tenendo conto delle abissali distanze delle situazioni storiche e delle circostanze economiche, politiche, culturali con il mondo di oggi. Dopo il fallimento di certe politiche migratorie, le Chiese sono chiamate a incarnare pienamente quanto Gesù dice nel Vangelo: “Ero forestiero e non mi avete accolto. Lontano da me!”.  Prima ancora del semplice accogliere, è fondamentale creare una cultura dell’accoglienza, correlata alla cultura della mondialità, per creare una globalità umanizzata. Papa Francesco declina l’atteggiamento verso i migranti in quattro verbi fondamentali.  Accogliere: aumentare le vie sociali e legali per migranti e rifugiati. Proteggere: difendere i diritti e la dignità di ogni migrante. Promuovere: fornire lo sviluppo umano integrale di migranti e rifugiati. Integrare: arricchire le comunità locali attraverso una loro maggiore partecipazione. In questo contesto di umanità nuova, in cui le migrazioni non sono la fine del mondo, ma l’inizio di un mondo nuovo, che guarda con particolare attenzione all’infanzia e al mondo giovanile, possiamo considerare nel nostro Paese la legge dello “ius soli” e dello “ius culturae”.  Il provvedimento in discussione intende riconoscere come italiani i bambini nati in Italia da almeno un genitore residente regolarmente in possesso di permesso di soggiorno illimitato o di lungo periodo concesso dall’Unione Europea (ius soli temperato), nonché i minori arrivati in Italia entro il dodicesimo anno di età che dimostrino di aver completato un percorso di studi (ius culturae).    (Mons. Guerino Di Tora*- Migrantes online/Inform)

*Presidente della Fondazione Migrantes

 

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