direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Mons. Gian Carlo Perego, presidente Cemi e Fondazione Migrantes, sulla proclamazione a santo di Giovanni Battista Scalabrini: “al centro il suo sguardo di umanità nei confronti dei migranti”

MIGRAZIONI

 

ROMA – Il presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni (Cemi) e della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, interviene in occasione della proclamazione a santo di Giovanni Battista Scalabrini, avvenuta ieri ad opera di papa Francesco, per ricordare come essa abbia al centro l’impegno pastorale e sociale di Scalabrini a favore degli emigranti.

“La santità di Scalabrini nasce dal suo impegno sacerdotale e parrocchiale, nella catechesi e nella predicazione, nell’insegnamento e nella cura dei presbiteri, ma ha al centro – sottolinea il presidente della Migrantes  il suo impegno pastorale e sociale a favore degli emigranti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento”. “Allora dal nostro Paese – ricorda Perego, – a causa della povertà in campagna e in collina partivano fino a un milione di italiani l’anno: metà verso le Americhe e l’altra metà verso i Paesi dell’Europa, del Nord Africa e del Medio Oriente. Un impegno condiviso con un altro Vescovo amico, Geremia Bonomelli, di due diocesi vicine – Piacenza e Cremona – che alla fine si divideranno il lavoro pastorale con i migranti: Scalabrini, con i suoi missionari, in America e Bonomelli, con i preti diocesani, in Europa”.

“L’impegno pastorale – prosegue il Presidente della Migrantes – sarà soprattutto nel condividere il viaggio e la vita con gli emigranti italiani, perché avessero la possibilità di continuare un cammino di fede, con le celebrazioni e la catechesi in lingua italiana e l’assistenza spirituale. Il clero autoctono, infatti, non solo non curava la vita religiosa degli emigranti, ma talora ostacolava l’attività dei missionari. Il Vescovo Scalabrini aveva compreso che abbandonare gli emigranti e le loro famiglie che partivano avrebbe generato l’abbandono anche della fede e della pratica religiosa, oltre che l’adesione a movimenti socialisti e anarchici. L’impegno sociale sarà diretto a promuovere la tutela dei migranti, contro gli agenti e mediatori di manodopera approfittatori, contro i datori di lavoro sfruttatori, per la promozione dei diritti dei lavoratori e delle loro famiglie e dei minori, sensibilizzando l’opinione pubblica e la politica in diverse occasioni – all’ Expo di Torino del 1898, al Convegno dell’Opera dei Congressi di Ferrara del 1899, ad esempio – e formulando anche proposte di legge”. “A questo proposito, in una relazione alla Congregazione di Propaganda fide del 4 settembre 1889 – prosegue Perego – il Vescovo Scalabrini scriveva: Nelle fazendas gli emigranti lavoravano in condizioni durissime, come braccianti salariati, in genere a cottimo, alle dipendenze di fazendeiros in gran parte dispotici e sfruttatori, con conseguenze negative sia sul piano morale che religioso”.

Il Presidente della Migrantes ricorda anche la stretta amicizia tra i due Vescovi, Scalabrini e Bonomelli, durata quasi quarant’anni e testimoniata dal fitto Epistolario, “dove si respira – scrive Perego – la passione per la cura degli emigranti che per Scalabrini sfocerà nella fondazione della Congregazione degli Scalabriniani e per Bonomelli nella creazione dell’Opera di assistenza per gli italiani emigrati in Europa”. “Esemplari – aggiunge Perego – sono le parole del Vescovo Bonomelli che commemora l’amico Scalabrini nella Chiesa di S. Bartolomeo a Como, nel 1913: «La Provvidenza mi pose in contatto con molti uomini collocati in alto nella Chiesa di Dio per ufficio, per scienza e pratica di affari, conoscitori della società; ma posso affermarlo con tutta coscienza: non ne trovai uno o ben pochi che conoscessero al pari di lui le condizioni nostre vere, sociali e religiose, e i bisogni relativi dei nostri tempi!… Il suo sguardo spaziava al di là della sua diocesi, dell’Italia e dell’Europa»”.

“Questo sguardo di Scalabrini è carico di santità perché esperto di umanità, capace di dialogare con le istituzioni, di uscire dal tempio. Ed è questo sguardo pieno di umanità che la santità del Vescovo Scalabrini ci sollecita, perché le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini, soprattutto dei poveri e dei malati (G.S. 1) non ci lascino indifferenti, abbattino i muri dell’indifferenza e della prepotenza, spingano all’impegno e alla condivisione. È uno sguardo, quello del Vescovo Scalabrini, che ha una preferenza per i poveri, che allora erano i salariati sfruttati, costretti a partire per le Americhe. È uno sguardo – conclude Perego – che coinvolge oggi noi, le nostre comunità per educarci alla prossimità nei confronti dei migranti, in questo tempo in cui – come scrive Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti – riappare «la tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare i muri, muri nel cuore, muri nella terra per impedire questo incontro con altre culture, con altra gente. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti. Perché gli manca questa alterità»” (F.T. 27). (Inform)

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform