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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

“Mobilità, migrazioni e diritti”: il dibattito della conversazione promossa dalla deputata del Pd Angela Schirò

MIGRAZIONI

 

ROMA – In occasione della festa della rivista Left Wing, tenutasi a Roma, presso Parco Nemorense il 9 settembre, la deputata del Pd Angela Schirò, eletta nella ripartizione Europa,  ha promosso una conversazione dal titolo “Mobilità, migrazioni e diritti”.
“Quando ho proposto di inserire nel mosaico della festa della rivista Left Wing un mio tassello, scelto sulla base della mia esperienza diretta, non ho avuto dubbi in ordine al punto di vista che mi sarebbe piaciuto proporre: le migrazioni – in uscita e in entrata – come fenomeni connaturati con la contemporaneità e rispetto ai quali è necessario un approccio non parziale, ma organico e coordinato, che possa consentirci di interpretare le dinamiche reali della mobilità internazionale e intervenire su di esse, nei limiti del possibile. E questo sia per quanto riguarda i consistenti flussi migratori verso l’estero che quelli verso l’ Italia”. Ci ha spiegato al latere dell’evento la Deputata del Pd che ha aperto con il suo intervento l’incontro. (vedi Inform n.210  L’intervento della deputata Angela Schirò (Pd- Ripartizione Europa) alla conversazione “Mobilità, migrazioni e diritti” | www.comunicazioneinform.it).

Durante il dibattito è intervenuto anche Marco Paciotti rappresentante del Forum Immigrazione del Pd : “È giusto declinare – ha esordito Paciotti – il tema dell’immigrazione con quello di cittadinanza. Le dinamiche possono essere inclusive e esclusive e su questo si innestano le politiche. Noi passiamo tra due estremi: quello dell’invasione e quello del “non c’è problema”. Alcuni problemi risolti altrove in Europa qui diventano insormontabili. Dipende da quale idea abbiamo del nostro paese. Se lo chiedessimo ai nostri concittadini risponderebbero con un’idea di Paese descritto dai libri di storia. In realtà l’Italia ha subito trasformazioni e uno degli elementi che hanno contribuito a questo da trent’anni a questa parte è proprio quello della migrazione. Si sono ricostruiti interi paesi del sud Italia o interi quartieri eppure nella discussione quotidiana questo cambiamento viene portato all’osservazione delle persone solo quando diventano elementi di tensione politica sociale o per fatti di cronaca. Queste persone invece hanno contribuito a modificare gli aspetti economici, sociali e culturali dell’Italia. Per non parlare dell’aspetto demografico. Il processo di invecchiamento è veloce. Noi recentemente di questo teorema abbiamo avuto dimostrazione nel corso della pandemia perché qui mancavano le persone come infermieri, come lavoratori di cura nelle nostre famiglie per anziani, bambini, infermi; ne avevamo bisogno nell’agricoltura perché nessuno veniva a lavorare nei campi dove lavorano tanti cittadini stranieri. La presenza di queste persone ci garantisce uno standard di vita altissimo. E allora – continua Paciotti – perché in Italia c’è questo problema per cui abbiamo cittadini di serie A e di serie B che non hanno diritto a lavorare nel pubblico, non possono votare, hanno salari inferiori. Questa è una cittadinanza sospesa. Non solo vengono ignorati ma diventano campo di battaglia. Chi non vota conta meno. Il primo grande tema è quindi quello del voto amministrativo. Avrebbe un impatto enorme sula vita politica. Vorrebbe dire avere maggiori diritti per queste persone ma soprattutto avere maggiore attenzione sociale e comprendere il cambiamento culturale”.  “Altri due temi – conclude Paciotti – sono decisivi: il riconoscimento della cittadinanza per i ragazzi nati e cresciuti qui e quello di una dimensione di cittadinanza dei diritti spirituali. Abbiamo milioni di cittadini italiani che professano religioni diverse dal cristianesimo che non hanno luoghi di culto. In Italia non servono solo le buone leggi ma un dibattito politico culturale attento”. 

Fra i vari interventi segnaliamo quello di Fabio Marcelli (Istituto di studi giuridici internazionali del CNR – Associazione dei giuristi democratici): “il punto centrale è rappresentato da queste persone che vivono qui ma sono escluse dalla cittadinanza. Questo è un vulnus. Angela ricordava di come si stia a disagio a vivere in un paese senza avere gli stessi diritti degli altri. Io ho partecipato ad un evento a Priverno che come comune ha dato la cittadinanza ad alcuni stranieri ma questo non può sopperire a una mancanza dello stato. Viviamo in una società che vede l’esclusione di questo enorme numero di persone e non riguarda solo coloro che rimangono esclusi ma anche coloro che sono inclusi. Abbiamo compiuto una ricerca come CNR e abbiamo studiato l’inserimento lavorativo dei migranti accertando che operano in settori meno garantiti come quello della cura, dell’edilizia e dell’agricoltura. Anche nel caso del mondo del lavoro c’è questa frattura che riguarda i migranti ma non solo. C’è un peggioramento complessivo della condizione sociale”. Marcelli dopo aver sottolineato la necessità di modificare la legge Martelli sull’immigrazione, che prevede la possibilità di richiedere la cittadinanza italiana agli stranieri nati in Italia solo dopo i 18 anni a condizione che abbiano soggiornato per tutti i 18 anni continuativamente sul territorio italiano, ha evidenziato l’esigenza di una consapevolezza e di una strategia globale per la gestione dei fenomeni migratori.  Ha inoltre preso la parola Fabio Porta, già deputato Pd e Coordinatore Pd Brasile: “spesso l’ostacolo principale alle nostre proposte è l’adeguamento della rappresentanza. Anche la rappresentanza degli italiani all’estero ha subito questa dicotomia. Bisogna adeguare il nostro sistema di rappresentante ai cambiamenti non solo demografici ma anche culturali. È importante riflettere su come difendere la rappresentanza all’estero alla luce di quanto successo dopo il taglio dei parlamentari, ovvero il dato politico che è quello più preoccupante, cioè che la maggioranza degli italiani all’estero ha votato a favore del taglio. Dobbiamo riflettere usando gli strumenti che abbiamo cioè i Comites e  il Consiglio generale degli italiani all’estero. Dobbiamo fare di più. Dare più autorevolezza ai Comites anche per rispondere alla problematiche della rete diplomatico consolare”. (Maria Stella Rombolà/ Inform)

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