MIGRANTI E RIFUGIATI
ROMA – “Il viaggio-lampo umanitario del pontefice all’isola di Lesbo, in Grecia, ha confermato l’attenzione del papa per i più fragili nel nostro tempo e in varie parti del mondo, ossia i migranti e i richiedenti asilo. Intanto nel Mediterraneo, nell’anniversario degli 800 migranti morti l’anno scorso nel Canale di Sicilia, si contano probabilmente altri 400 morti”, rilevano i missionari di S. Carlo–Scalabriniani .
“Papa Francesco continua, come nessun altro, a tenere alta l’attenzione sull’epopea dei migranti e dei richiedenti asilo nel mondo intero”, afferma padre Alessandro Gazzola, superiore generale dei missionari Scalabriniani, attualmente in visita alle missioni di Canada, Usa, Messico e Guatemala, quest’ultime realtà particolarmente segnate da ingenti e quotidiani flussi di migranti.
“Il recente viaggio al campo profughi di Lesbo, in Grecia – sottolinea p. Gazzola – è solo l’ultimo gesto profetico, in termini di tempo, che il pontefice porta avanti dal giorno della sua elezione: ricordo la commemorazione dei morti dell’isola di Lampedusa, il rischioso, a tratti, viaggio in Centro Africa, oppure il continuo sforzo perché i potenti della terra non dimentichino nel silenzio la marea di persone che ogni giorno tentano il passaggio tra Messico e Usa, definita da Francesco una vera «tragedia umana»”.
“Il segno di Francesco – prosegue p.Gazzola – , la sua presenza concreta in molti dei luoghi-simbolo dell’ingiustizia e della violenza, il coinvolgimento ecumenico di tutti i cristiani, vale più delle troppe parole spese da chi avrebbe in teoria il potere di attuare piani concreti di pace, di difesa dei diritti e di giustizia, soprattutto in favore dei minori migranti”.
“Il pontefice richiama ancora una volta tutti noi all’essenza del nostro essere umani e cristiani – conclude il superiore generale – Egli si sta facendo voce di chi non avrà mai la possibilità di essere ascoltato, di chi subisce minacce per la propria fede e deve lasciare tutto. Egli sta facendo la sua parte nello smontare l’indifferenza e i giochi scandalosi dei cosiddetti leader, sulla carta occupati nella “cosa pubblica”, ma nei fatti ben legati a prassi consolidate e accordi di comodo che non permettono di arrivare a decisioni risolutive su nessun argomento. Occorre mettersi insieme, con coraggio, ed elaborare subito politiche di accoglienza, di integrazione che permettano di giungere ad una convivialità delle differenze”.
I missionari Scalabriniani, impegnati sul campo e nel fare rete con altre realtà ecclesiali e non sul tema migratorio, ribadiscono con urgenza: “la creazione di corridoi umanitari “ordinari” dai paesi in guerra assieme ad un’azione di pacificazione nei paesi di partenza per un ritorno alla democrazia; la messa in atto immediata del piano di redistribuzione dei richiedenti asilo tra tutti i paesi dell’Unione Europea; l’elaborazione di politiche migratorie durature che si facciano garanti verso chi accoglie e chi viene accolto; una particolare attenzione alle migliaia di minori che migrano, spesso non accompagnati, e che sono facili vittime del traffico di esseri umani o dei quali si sono già perse le tracce”.(Inform)