FARNESINA
NAPOLI – Al meeting MED 2025 di Napoli, organizzato dal Ministero degli Esteri e dall’ISPI, si parlato di rilancio della diplomazia internazionale con un focus sul ruolo della regione adriatico-balcanica. Moderato del giornalista Riccardo Chartroux, si sono alternati nel dibattito gli interventi dei Ministri degli Esteri provenienti da Paesi balcanici: Zoran Dimitrovski (Macedonia del Nord), Ervin Ibrahimovic (Montenegro), Elmedin Konakovic (Bosnia), Neva Grasic (Slovenia), Elisa Spiropali (Albania), Goedan Glic-Radman (Croazia). Nella sua riflessione Elisa Spiropali ha rimarcato gli sforzi compiuti dall’Albania negli ultimi anni per dare nuovo slancio al Paese anche in virtù dell’avvicinamento all’UE: un Paese che fino a 25 anni fa era tra i più isolati in Europa. “L’Albania ha fatto grandi passi anche grazie ai Paesi amici, come l’Italia che è un partner storico”, ha rilevato Spiropali sottolineando che le radici europee vengono considerate molto importanti in Albania. Riforme degli appalti pubblici e contrasto alla corruzione sono stati due degli aspetti evocati dalla Ministra e sui quali evidentemente ha molto lavorato l’Albania. “Ci consideriamo europei, siamo europei”, ha precisato il Ministro degli Esteri albanese auspicando una sempre maggiore integrazione infrastrutturale ed economica tra Albania e resto dell’Europa. La speranza è che i negoziati tecnici tra Albania e UE possano concludersi positivamente entro il 2027: entro il 2029 l’Albania potrebbe diventare membro dell’UE a tutti gli effetti. Goedan Glic-Radman ha invece evidenziato l’orgoglio che la Croazia esprime per la sua appartenenza all’UE e della NATO: il prossimo obiettivo è diventare anche un Paese membro dell’OCSE, un qualcosa che potrebbe avvenire nel corso del 2026. “Adesso ci stiamo concentrando sulla stabilità dell’area del Balcani occidentali”, ha precisato Radman dichiarando la volontà di aiutare gli Stati vicini e di collaborare con quelli partner. “Parliamo di un’area importante per i processi di pace e stabilità: è un’area interconnessa e anche l’UE dipende da questa stabilità”, ha sottolineato il Ministro degli Esteri croato riferendosi alla regione balcanica, anche in funzione della questione ucraina. Elmedin Konakovic ha ribadito a sua volta come i Balcani occidentali siano importanti per l’Europa e come questi Paesi che hanno conosciuto uno dei peggiori conflitti del secolo scorso possano essere oggi esempio di pacificazione, benché in alcune aree della regione le tensioni geopolitiche ancora siano presenti. Ervin Ibrahimovic ha ricordato che i legami storico-politici tra il Montenegro e l’Italia emergano ad esempio attraverso figure storiche come quella della principessa Elena del Montenegro, divenuta regina d’Italia agli inizi del secolo scorso. Il Ministro degli Esteri montenegrino ha rimarcato come il porto di Napoli sia stato meta di popoli differenti nel corso della storia e dei secoli. Ma anche il Mediterraneo, a sua volta, ha rappresentato un mare che unisce. “La diplomazia preserva i ponti tra i popoli”, ha aggiunto l’esponente montenegrino precisando come “la cooperazione possa portare a una nuova fase di diplomazia per costruire questi ponti”. Neva Grasic ha spiegato come la Slovenia sia fortemente impegnata nel processo di integrazione europea di altri Paesi balcanici, il tutto finalizzato all’allargamento della “famiglia europea”. L’esponente politica slovena ha segnato che il proprio Paese fornisce un sostegno tecnico a quanti nei Balcani ne abbiano bisogno per diventare membri dell’UE. “Servono processi di sviluppo e integrazione ma occorre anche chiudere capitoli del passato, se vogliamo essere tutti parte della famiglia europea”, ha precisato Grasic esprimendo ancora una volta apprezzamento per gli sforzi che stanno compiendo i Paesi vicini. Zoran Dimitrovski ha rilevato l’importanza per tutti i Paesi balcanici di far parte dell’UE. “Vedo però paura e timore nel futuro soprattutto dopo il conflitto lanciato dalla Russia”, ha spiegato l’esponente politico macedone riferendosi al conflitto in Ucraina e più in generale alle questioni migratorie che possono scaturire da determinate crisi internazionali. “L’Europa è diventata un continente di speranza ma allo stesso viviamo un tempo di timore. Noi abbiamo vissuto la guerra negli anni ’90, bramando questa pace che per noi è essenziale”, ha aggiunto Dimitrovski rievocando a sua volta il conflitto nei Balcani esploso circa 35 anni fa e durato per molto tempo. “Non siamo una zona periferica dell’Europa”, ha poi sottolineato il Ministro degli Esteri macedone evidenziando che l’apporto del Balcani alla famiglia europea va visto in una chiave di partecipazione attiva. (Inform)