QUIRINALE
LONDRA – La gestione della crisi migratoria costituisce “un’urgenza epocale per le dimensioni del fenomeno e per la sua drammaticità, su cui l’Europa sta solo adesso iniziando a sviluppare una politica comune”. Ad affermarlo è stato ieri il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Matterella nel discorso alla London School of Economics di Londra sottolineando il “grande rammarico” legato “al ritardo con cui la macchina europea si è messa in moto. Troppi morti, purtroppo, sono stati necessari per risvegliare la nostra coscienza collettiva”.
Per Mattarella occorre interrogarsi, sulle ragioni di fondo dei fenomeni all’origine di una situazione che appare senza precedenti, se “non risalendo alla situazione dei profughi immediatamente successiva alla conclusione della Seconda guerra mondiale ed ai biblici movimenti di popolazione indotti dai processi di indipendenza di alcuni Paesi. Solo così le soluzioni e le politiche da mettere in atto potranno essere lungimiranti”.
In questa crisi “sono in gioco – ha spiegato il capo dello Stato – innanzitutto i nostri valori, quelli che ci hanno consentito, per la prima volta da secoli, di vivere per quasi 60 anni in un orizzonte di pace, libertà, democrazia e sviluppo sociale ed economico. Valori dei quali molti migranti che bussano alle nostre porte, non hanno mai potuto godere. La politica dell’accoglienza diventa così una sorta di specchio nel quale troviamo riflessa proprio la luce di tali valori, se essi, come io fortemente credo, costituiscono ancora la pietra d’angolo della nostra società”.
L’Europa – ha affermato il capo dello Stato – è “un ideale. Un sistema di valori basato sulla pace tra le sue nazioni, sulle libertà e sul rispetto dei diritti dei cittadini. E’ l’essere punto di riferimento di questi valori che la indica come approdo per i tanti che fuggono dai loro Paesi, vittime di guerre, persecuzioni etniche e religiose, delle carestie e del sottosviluppo. E’ questo che fa la differenza: l’affermazione dei principi dello Stato di diritto ha condotto il continente europeo ad essere la più grande area di democrazia mai esistita ed a propagare nei Paesi circonvicini l’obiettivo di raggiungere questi standard. La sua capacità di includere costituisce un modello sicuramente più efficace per affermare il valore della democrazia di quanto non lo siano velleitarie, ricorrenti, tentazioni di esportarla con interventi militari. La crisi migratoria ci interroga, inoltre, sia sulla mancata risoluzione dei grandi problemi che affliggono Paesi e popoli che vivono non lontano dalle nostre frontiere sia sulla nostra capacità di dare, insieme, risposte coerenti. Ed è proprio dall’area mediterranea che, in questo momento, giungono le minacce più pericolose per la nostra stabilità, minacce che necessitano di un’Europa forte e coesa in grado di parlare – ma soprattutto di agire – con una sola voce”. Per Matterella “alcuni passi sono stati compiuti in queste ultime settimane nella giusta direzione. Ci aspettiamo che queste decisioni si trasformino in normative concrete, sperabilmente incisive”, anche perché «la contrapposizione tradizionale tra le politiche intergovernative e la spinta comunitaria mostra tutta la sua sterilità” e “occorre evitare di guardare a possibili evoluzioni solo dal punto di vista dei ‘ritorni’, dei benefici a livello nazionale”.
Solo attraverso un “bilanciamento” tra iniziative di brevissimo termine e di più lungo respiro l’Unione Europea potrà infatti “essere all’altezza di un fenomeno, quello migratorio, che, come altre volte nella storia dell’umanità potrebbe raggiungere dimensioni epocali. Una incisiva politica estera dell’Unione, che sappia proseguire e potenziare le iniziative di stabilizzazione e pace in Africa e Medio Oriente, che promuova lo sviluppo in queste aree di confine, è la condizione essenziale da rispettare”. (Raffaele Iaria – Migrantes online /Inform)