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Mattarella all’Università di Trieste: “Slovenia e Italia hanno saputo abbattere barriere e ostacoli, riuscendo a superare la nozione stessa di confine. Al suo posto c’è l’Europa, spazio comune di integrazione, di dialogo, di promozione dei diritti, di una cultura condivisa che si nutre delle diversità e ne fa punto di forza”

QUIRINALE

Conferita oggi dall’Ateneo giuliano la Laurea ad honorem in Giurisprudenza al Presidente Mattarella e all’ex Presidente della Slovenia Pahor

“Il mondo ha bisogno di pace, stabilità, progresso, e l’Unione Europea è chiamata a dare risposte concrete alle aspirazioni di quei popoli che guardano al più imponente progetto di cooperazione concepito sulle macerie del secondo conflitto mondiale”

 

TRIESTE – “Lungo il percorso compiuto in questi trent’anni, Slovenia e Italia hanno saputo abbattere barriere e ostacoli, riuscendo a superare la nozione stessa di confine. Al suo posto c’è l’Europa, spazio comune di integrazione, di dialogo, di promozione dei diritti, di una cultura condivisa che si nutre delle diversità e ne fa punto di forza”. Così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che oggi all’Università degli Studi di Trieste ha ricevuto insieme all’ex Presidente della Slovenia Borut Pahor la Laurea ad honorem in Giurisprudenza

Pahor fu il primo Capo di Stato sloveno a rendere omaggio nel 2020 alle vittime delle foibe, davanti al sacrario di Basovizza, con Mattarella. I due Presidenti fecero lo stesso davanti al monumento ai caduti sloveni fucilati dai fascisti.

“In questi anni – ha affermato Mattarella intervenendo nell’Aula Magna dell’Ateneo giuliano –  Slovenia e Italia, hanno sviluppato un dialogo costante e fruttuoso, alimentato dalla consapevolezza che la comune adesione e appartenenza alla casa europea e ai valori euro-atlantici rappresentano quell’elemento identitario che rafforza nei nostri Paesi lo sguardo verso il futuro”.  “La riconciliazione con la storia  – ha poi avvertito Mattarella –  non ci libera dal dovere di conoscerla e di ricordare, come Borut Pahor ha più volte sottolineato. Non conduce a letture di comodo del passato né relativizza le responsabilità, ma ci consente di coltivare sentimenti di rispetto per le sofferenze di ciascuno, in luogo di nutrire rancore e contrapposizione. Si iscrive in questo processo -ha sottolineato  – il Giorno del Ricordo, istituito dal Parlamento italiano nel 2004 e che richiama, in particolare, le sofferenze delle popolazioni istriane-giuliane-dalmate. Ricordare gli avvenimenti, che hanno così profondamente inciso con dolore sulla vita delle popolazioni al confine orientale, significa anche rispettare i patimenti altrui. Le ferite causate dalle tragedie del Novecento non si possono cancellare. Le guerre combattute senza alcun rispetto per le popolazioni civili, le violenze e gli esodi, hanno colpito e sconvolto l’Europa, in balia di una lotta combattuta da nazionalismi esasperati”.

“Il mondo – ha detto ancora il Capo dello Stato –  ha bisogno di pace, stabilità, progresso, e l’Unione Europea è chiamata a dare risposte concrete alle aspirazioni di quei popoli che guardano al più imponente progetto di cooperazione concepito sulle macerie del secondo conflitto mondiale. La strada percorsa da Slovenia e Italia, in questi trent’anni, dimostra come il processo di riconciliazione, il ritrovarsi su un percorso comune, possa trovare una ricomposizione più efficace all’interno della famiglia europea, attraverso il consolidamento della fiducia reciproca generata dalla comune esperienza che si sviluppa all’interno delle istituzioni europee. E’ in seno ad esse, nel lavoro fianco a fianco, che i nostri popoli accrescono il senso di comunanza di obiettivi, di appartenenza. In quella quotidiana condivisione emergono i tanti fattori che ci uniscono, sbiadiscono le differenze e le incomprensioni. L’Europa insomma è, allo stesso tempo, sia il frutto dei processi di riconciliazione tra Paesi che durante la Seconda Guerra Mondiale avevano combattuto in schieramenti contrapposti, sia l’acceleratore di indispensabili composizioni delle divergenze, retaggio del passato, e che abbiamo dimostrato di saper superare per costruire un effettivo e duraturo futuro di pace”. Il Presidente della Repubblica non ha mancato di rimarcare il valore delle iniziative di cooperazione dell’Università di Trieste con le omologhe Università slovene: “la crescita di ricerca e formazione in comune è un’altra chiave di successo” e “questo vale per tutti i meridiani, ovunque, in qualunque direzione nel mondo”. “Le Università – ha detto Mattarella – sono sempre state, oltre che sede di approfondimento e trasmissione del sapere, luogo del libero dibattito, della critica e anche del dissenso nei confronti del potere. Dibattito, critica e dissenso collegati tra gli atenei di tutti i paesi, al di sopra dei confini e al di sopra dei contrasti tra gli Stati. Se si recide questo collegamento, questo prezioso scambio di riflessioni, di collaborazioni, di esperienze, non si aiutano i diritti, non si aiuta la libertà né la pace, ma si indebolisce la forza del dibattito, della critica, del dissenso. Si aiuta il potere, quello peggiore, che ha sempre cercato di tenere isolate le università del proprio Paese, di impedirne il collegamento con quelle oltre confine”. (Inform)

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