MOVIMENTI POLITICI
“E’una sostanziale modifica alla legge di cittadinanza. Questa somma di denaro in tanti Paesi di residenza delle nostre comunità rappresenta l’intero stipendio di un operaio”
BUENOS AIRES – Mariano Gazzola, consigliere del Cgie e coordinatore del Movimento Associativo Italiani all’estero (Maie) in Argentina, interviene sul pagamento di 300 euro richiesti per lo svolgimento delle pratiche di riconoscimento della cittadinanza italiana da parte dei residenti all’estero introdotto con un emendamento del senatore Giorgio Tonini (Pd) al decreto Irpef.
Gazzola, dopo aver criticato le prese di posizione sulla materia di alcuni parlamentari eletti all’estero, contesta il fatto che possa definirsi “contributo” “una somma di denaro che in tanti Paesi di residenza della nostra comunità rappresenta l’intero stipendio di un operaio”. “Viene definita tassa per il trattamento della domanda di riconoscimento ciò che in realtà altro non è che una sostanziale modifica alla legge di cittadinanza – prosegue Gazzola, ribadendo come con tale misura si finisca per circoscrivere attraverso “un balzello di 300 euro” il “principio di trasmissione della cittadinanza iure sanguinis”.
“Migliaia di cittadini (va ricordato che la legge dice che si è cittadini dalla nascita) che aspettano da anni il riconoscimento del proprio status civitatis, non solo ora dovranno dimostrare la propria discendenza italiana, ma dovranno poter anche dimostrare che le loro risorse economiche sono tali da potersi permettere di pagare 300 euro per iniziare la pratica – rileva l’esponente del Maie che si chiede anche se, nel caso di richieste da parte di più persone di una stessa famiglia (ad es. il figlio e il nipote di un emigrato) la cifra si raddoppi, non essendo emerse precisazioni in proposito.
Per Gazzola la misura inciderà dunque sulle lunghe liste di attesa accumulatesi in America latina, ma ciò perché “gran parte delle persone in attesa non potranno permettersi di pagare i 300 euro e rinunceranno al loro diritto”. Ribadita inoltre l’assenza di indicazioni nel testo del decreto sulla destinazione di risorse ricavate in tal modo, per cui si teme che il ricavato non giunga alle strutture consolari in difficoltà. (Inform)