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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Marco Fedi (Pd) sul nuovo piano di riorganizzazione della rete estera

RETE CONSOLARE
Marco Fedi (Pd) sul nuovo piano di riorganizzazione della rete estera
Per il parlamentare le chiusure sono il frutto di una spending review “ampiamente disattesa”

ROMA – “Aprire nuove sedi consolari è certamente un dovere, ma lo è anche mantenere i servizi nelle aree di tradizionale presenza”: è quanto afferma Marco Fedi, deputato eletto per il Pd nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, manifestando le sue perplessità in merito alla nuova fase di riorganizzazione della rete consolare italiana all’estero, che coinvolgerebbe anche le sedi australiane di Brisbane e Adelaide.
Fedi, ribadendo come la discussione sulla materia sarebbe dovuta avvenire prima e nell’ambito dei lavori delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, ritiene che le chiusure non siano determinate dal decreto di spending review, che si basa invece – come richiamato dallo stesso titolo del decreto – sull’invarianza dei servizi ai cittadini.
“Invarianza dei servizi ai cittadini non è un termine generico che richiami un astratto equilibrio del sistema bensì un riferimento ad aspetti oggettivi e concreti. In che modo, chiudendo un Consolato – domanda il parlamentare democratico – si può avere un’invarianza dei servizi ai cittadini? Evidentemente si può decidere che ci sia o non ci sia un servizio. La conclusione è che nella spending review non c’era la decisione di chiudere i consolati, come si cerca di far credere. Anzi, proprio la mancata attuazione della spending review ha mantenuto sostanzialmente invariati i costi amministrativi e il Mae, di conseguenza, ha deciso di sacrificare i servizi”.
“Con una spending review ampiamente disattesa, quindi, la Farnesina non riesce a garantire la propria rete diplomatico-consolare nel mondo. Ma ciò significa non garantire servizi alle imprese. Significa – prosegue Fedi – non garantire servizi a tutti i cittadini italiani, non solo a chi dimora all’estero da molti anni”.
“Adelaide, Brisbane, Newark, Tolosa, altre città europee nel mirino della chiusura, non sono unicamente luoghi dell’emigrazione italiana nel mondo, sono anche meta di aziende e imprese, di rapporti commerciali importanti, sono ponte verso l’Asia-Pacifico, sono parte di quella promozione dell’Italia nel mondo di cui la Farnesina vorrebbe essere protagonista. La vera domanda è chiedersi in che modo sia possibile garantire servizi ai connazionali nel mondo continuando a sviluppare anche una nuova e originale presenza italiana all’estero, fatta di ricercatori, nuovi migranti, giovani italiani in cerca di realizzazione professionale e umana – rileva l’esponente democratico, chiedendosi quali servizi alternativi potranno sostituire “il vuoto” determinato dalle chiusure – la distanza tra Adelaide e Melbourne, ricorda, è di circa 700 km, – dal momento che gli strumenti telematici come il sistema “Secoli” risultano essere ancora in “fase sperimentale”. Richiamata inoltre la necessità di “non disperdere le esperienze maturate dal personale assunto localmente garantendo in ogni caso l’eventuale assegnazione ad altre sedi”. Fedi si chiede infine come verranno potenziante la “sedi riceventi”, ricordando come quelle di Melbourne e Sydney “già oggi non hanno sufficiente personale di ruolo per rispondere alle esigenze locali”, considerando anche “che le sedi australiane non sembrano essere tra le più ambite dal personale di ruolo”. (Inform)
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