SPETTACOLI
Dal Corriere Canadese
TORONTO – Padre scenografo, nonno falegname a Cinecittà ai tempi del cinema muto, un altro nonno maschera in un cinema di Roma, il regista Marco Turco che con “L’Oriana” ha inaugurato l’Italian Contemporary Film Festival, dice «il cinema ce l’ho nel sangue». Lo sceneggiatore e regista romano dopo aver conseguito la laurea in Storia e Filosofia si è avvicinato al cinema dapprima scrivendo recensioni per L’Unità e per la rivista Movie e poi facendo il grande salto con documentari, cortometraggi e film che, come egli stesso dice, «fanno discutere ». “In un altro paese”, che prende in esame i rapporti tra mafia e politica in Italia attraverso la ricostruzione delle vicende di Falcone e Borsellino, “Rino Gaetano: ma il cielo è sempre più blu”, “C’era una volta la città dei matti…” basato sulla vita dello psichiatra Franco Basaglia, “Altri tempi”, ambientato all’epoca della chiusura delle case di tolleranza operata dalla Legge Merlin. E “L’Oriana”, interpretata da Vittoria Puccini, che ripercorre la vita della grande scrittrice e giornalista italiana. Un personaggio spigoloso, forte e passionale.
Come mai ha deciso di portare sullo schermo un personaggio come quello della Fallaci, una donna dal carattere difficile e dalla provocazione facile? «Mi sono sempre piaciuti i personaggi, ho sempre amato raccontare personaggi che fossero fuori dagli schemi, ho cominciato raccontando la storia di Rino Gaetano, cantautore italiano negli anni settanta che era fuori da qualsiasi schieramento, sempre controcorrente. Poi ho continuato con la storia di Basaglia, un uomo che ha combattuto contro tutti e tutto. La Fallaci mi è sembrato un altro personaggio di questo genere e ho trovato stimolante l’idea di fare un film sulla vita proprio perché permetteva di raccontare da una parte la storia con la “s” maiuscola del 20esimo secolo: la Fallaci fin da ragazzina fu partigiana e poi nel resto della sua vita fu una giornalista e scrittrice che ha rappresentato a tutto tondo questo secolo con le sue contraddizioni e con le sue passioni».
La passione sembra essere stata presente in ogni scelta della Fallaci… «La Fallaci era una donna di grandissime passioni e questo ha provocato scontri violenti di opinione nei suoi confronti. Fin dall’inizio, da quando ha cominciato a fare la giornalista, è andata immediatamente a rompere degli schemi. Basta pensare a Il sesso inutile, un libro che è un manifesto del femminismo ante litteram in cui appunto attaccava il mondo dell’Islam molto prima della famosa polemica, che guardava a come il mondo dell’Islam trattava le donne. Poi ha continuato con il Vietnam ed i reportage da Saigon, le critiche alla politica degli Stati Uniti e allora la sinistra era tutta dalla sua parte. Quindi è andata ad Hanoi e ha criticato la dittatura comunista ed allora è diventata una bandiera della destra. Questa cosa è andata avanti per tutta la sua vita nel senso che ogni volta che lei diceva la sua opinione c’era qualcuno che la tirava per la giacca da una parte e dall’altra. Ha cominciato a quei tempi ed è finita con Berlusconi che cercava di cooptarla nel suo schieramento ma lei è rimasta al di fuori di tutti gli schieramenti e forse per questo non era molto amata».
La Fallaci ha comunque precorso i tempi da tanti punti di vista: femminista prima della nascita del femminismo, anti- americana quando tutti erano a favore degli americani e viceversa, bandiera della sinistra, poi della destra, sempre senza che lei accettasse di esserlo… «È vero. Lei aveva un suo rigore nel fare il suo lavoro, quello di raccontare dal suo punto di vista e lo faceva in modo esplicito. Ogni intervista della Fallaci è della Fallaci, lei è protagonista dell’intervista, racconta anche se stessa. Una cosa questa che ha fatto scuola a generazioni intere di giornalisti e giornaliste come ad esempio Concita De Gregorio. Questo è uno dei motivi per cui valeva la pena di raccontare questa donna, questa italiana, non ce ne sono mica tanti nel mondo di italiani che sono riusciti ad essere protagonisti… La Fallaci è andata a pestare i piedi a tante persone, è sempre stata dalla parte della critica e non dello schieramento, la sua caratteristica fondamentale è stata la libertà di pensiero».
Per fare il film come si è preparato, come ha studiato, se così si può dire, il personaggio Fallaci? «Quando mi hanno proposto di fare il film su Oriana Fallaci inizialmente ho avuto un po’ di paura, una certa esitazione perché ho pensato che la Fallaci rappresenta va la polemica con l’Islam che io in parte non condivido. Poi andandola a studiare ho capito che la Fallaci non era solo quello, la Fallaci era di più, era una giornalista donna che si è fatta strada in un mondo di uomini ed anche per questo era interessante raccontarla. Siccome il film nasce da una miniserie televisiva abbiamo avuto l’ambizione di raccontarla fin da ragazzina, da quando faceva la staffetta partigiana, fino alla sua scomparsa». Il suo film, ho letto, ha ricevuto tantissime critiche: la Fallaci, personaggio dal carattere non facile, nel film appare a detta di molti quasi isterica. Inoltre sembra sia stata data poca attenzione alle battaglie della giornalista come la lotta all’Islam radicale e si sia puntato sulla sua vita privata… «Io questo lo contesto perché della vita privata in realtà c’è poco e niente senonché si raccontano delle storie di amore della Fallaci: come spesso accadeva in quegli anni pubblico e privato si mescolavano. Come per esempio quando andò a fare la famosa intervista ad Alexandros Panagulis e Panagulis divenne poi il suo grande amore e lei lo raccontò al mondo. La vita privata della Fallaci è la vita pubblica della Fallaci, quella che lei ha raccontato nei suoi libri. Noi abbiamo raccontato quello che lei ha raccontato. La polemica rispetto all’Islam l’abbiamo considerata una parte della sua vita, non tutta: molti si aspettavano un film sulla polemica tra la giornalista e l’Islam ma la Fallaci non è solo questo, la Fallaci ha scritto decine di libri e quelli che riguardano l’Islam sono gli ultimi tre e sono dei libri polemici scritti dopo l’11 settembre con una ragione. Poi si può condividere o no quello che lei scrive in quei libri ma non si può certo dire che è stata incoerente perché la sua battaglia contro l’Islam è cominciata tanti anni prima per delle ragioni importanti che riguardano la libertà delle donne, il rispetto delle donne nel mondo Islam e questo nessuno lo può negare. Dopodiché lei ha assunto dei toni estremisti, se vogliamo. Ne La rabbia e l’orgoglio lei dice cosa pensa di quest’avanzata dell’Islam che a suo parere non conosce le regole della democrazia ». Lei condivide il pensiero della Fallaci? «Non condivido naturalmente. Non si può certo dire che tutti i musulmani sono antidemocratici però lei ha espresso una sua opinione e finché siamo nell’ambito delle opinioni tutto è lecito, nessuno può dire “questo non si deve dire”…»
Quanta attualità c’è nella sua campagna contro il fondamentalismo islamico? «All’inizio dell’articolo La rabbia e l’orgoglio la Fallaci fa una critica generale all’Islam e al mondo musulmano, sostiene che invaderà tutta l’Europa… Che un problema ci sia rispetto al mondo islamico nessuno lo può negare, io come ho detto non sono d’accordo sulle generalizzazioni perché non si può dire tutti i musulmani sono così, tutti gli ebrei sono così o tutti i neri sono così. Ogni persona ha una sua identità al di là della razza cui appartiene. Ci sono i musulmani che credono nella democrazia e i musulmani che non ci credono così come gli europei e gli occidentali. Certo il mondo occidentale ha fatto dei passi, ha percorso una sua strada storica, la religione è stata separata dallo Stato e questo nel mondo islamico ancora non accade, la religione si identifica con lo Stato, la costituzione la fanno la Sharia, il Corano e quindi dei problemi ci sono. Io da occidentale penso che quello che possiamo fare è aiutare i musulmani moderati e democratici ad avere partita vinta».
Lei ama fare film che fanno discutere, che accendono il dibattito… «Ho una formazione storica, sono laureato in Storia e Filosofia ed ho sempre amato la materia per cui i film che faccio hanno anche un po’ questo connotato: da una parte racconto dei personaggi fuori dagli schemi e dall’altro racconto i conflitti sociali. È importante anche spingere la gente a riflettere. » Progetti futuri? «Sto scrivendo un film con il mio sceneggiatore Alessandro Sermoneta ma per scaramanzia non voglio dire ancora nulla…» (Mariella Policheni – polichenim@corriere.com /Inform)