SENATO DELLA REPUBLICA
Approvata dall’Assemblea la mozione Casini
“Non ci possono lasciare indifferenti i 160.000 cittadini italiani che vivono e soffrono in Venezuela un’emergenza senza precedenti, immersi in una quotidianità di paura e angoscia per il futuro. Dobbiamo come Paese assumerci la responsabilità di non abbandonarli. Sono connazionali che si appellano al loro Paese di origine e noi abbiamo il dovere di aiutarli, nel rispetto del principio di sovranità e di non ingerenza”
ROMA – L’Aula del Senato ha approvato ieri la mozione Casini sulla crisi economica e sociale in Venezuela. La mozione impegna il governo italiano ad adottare ogni iniziativa internazionale per ottenere dall’esecutivo venezuelano il ripristino della separazione dei poteri e la salvaguardia delle attribuzioni degli organi costituzionali. Nella mozione si chiede anche di favorire il dialogo tra Governo, opposizione e società civile e la liberazione dei prigionieri politici. In questo ambito si impegna inoltre il governo italiano ad adottare ogni iniziativa volta ad alleviare la crisi umanitaria del Paese e ad approvare un piano straordinario di assistenza ai connazionali residenti in Venezuela, anche attraverso un rafforzamento delle strutture consolari. Nella mozione si chiede infine di continuare a sostenere i legittimi interessi delle imprese italiane che operano in Venezuela e vantano crediti nei confronti del Governo.
Il dibattito in Aula è stato aperto dal ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale Angelino Alfano che ha in primo luogo ricordato sia l’anniversario della scomparsa del ricercatore italiano Giulio Regeni, sia la vicinanza del Venezuela al nostro Paese. Una vicinanza data da motivazioni storiche e dalla presenza in Venezuela di numerosi cittadini italiani e di origine italiana, provenienti da tutte le regioni , che nel dopoguerra furono accolti in maniera stabile contribuendo allo sviluppo del Paese.
“La situazione economica in Venezuela – ha spiegato Alfano dopo aver segnalato il preoccupante clima di violenza presente in questo Paese – è in costante peggioramento, stretta in una micidiale morsa tra la caduta del prezzo del greggio e le scelte di politica economica del Governo. Una situazione che ha eroso il sostegno popolare verso il Governo del presidente Maduro e ha permesso alle forze di opposizione, coagulate attorno al movimento politico denominato MUD, di ottenere nelle elezioni del dicembre 2015 una maggioranza di due terzi dei seggi nell’Assemblea nazionale. Il tutto è avvenuto in un normale contesto di alternanza democratica. Da allora, tuttavia, ha preso piede un drammatico scontro istituzionale determinato dalla contrapposizione tra l’Esecutivo e il Parlamento, dominato dalle forze dell’opposizione…. Questa paralisi dell’attività politica naturalmente – ha continuato Alfano – non fa che aggravare di giorno in giorno la crisi economica, sociale e di sicurezza. A questo punto viene naturale porsi un interrogativo: che ruolo può avere la comunità internazionale? Il Governo italiano ritiene che la comunità internazionale debba innanzitutto sostenere con forza un dialogo tra Governo e opposizione e concorrere a superare una crisi economica e sociale che è fonte di forte preoccupazione anche per l’intera regione sudamericana”.
Dopo aver sottolineato la volontà del Governo italiano di valorizzare e sostenere gli sforzi di mediazione della diplomazia vaticana volti a risolvere la crisi venezuelana, il ministro ha precisato la posizione italiana: “Siamo consapevoli della gravità della situazione in Venezuela. Ciò che vogliamo fare è contribuire affinché quel Paese ritrovi la pace e il dialogo. Non è, invece, nostra intenzione interferire negli affari interni di un Governo, anche perché sui meriti del Governo del presidente Chavez e del suo successore sarà la storia a pronunciarsi, come su ogni altra esperienza di governo. L’Italia ha sempre rispettato la sovrana decisione del popolo venezuelano di scegliere i propri rappresentanti e ha sempre collaborato in maniera costruttiva con ogni Governo legittimo senza mai entrare sul piano di un dibattito politico e ideologico. Credo nessuno possa negare che il Governo italiano abbia sempre mantenuto dei rapporti sia con le autorità di Caracas che con le opposizioni”.
“La situazione in Venezuela – ha proseguito Alfano – ci preoccupa anche per tutti i suoi riflessi sulla vita e sulla sicurezza della numerosa collettività italiana (circa 160.000 persone). Per far fronte alle sue esigenze, o almeno a una parte di esse, abbiamo fatto delle proposte concrete durante i numerosi incontri avuti con le autorità venezuelane. Le proposte sono state reiterate a ogni occasione anche dalla nostra ambasciata. Purtroppo, ad oggi, i nostri interlocutori hanno preferito ignorare la nostra mano tesa. La situazione degli italiani in Venezuela – ha poi ricordato il ministro – è costantemente monitorata da tutte le nostre strutture operative, sia in loco che a Roma: l’ambasciata, i consolati a Caracas e Maracaibo, l’Unità di crisi della Farnesina, la Direzione generale per gli italiani all’estero. La Farnesina ha rafforzato la capacità operativa delle sedi, inviando nel 2016 ben cinque unità aggiuntive di personale da Roma (tre al consolato generale a Caracas e due all’ambasciata). Ho dato disposizioni affinché altre sei unità partano prossimamente e che quattro impiegati siano assunti a contratto localmente. Non vorremmo fermarci qui. Abbiamo bisogno, e non solo in Venezuela, di più personale di ruolo addetto all’attività consolare e, dopo molti anni di blocco del turnover, ci auguriamo di poter riprendere ad assumere quest’anno grazie ai fondi inseriti in legge di bilancio. Abbiamo bisogno anche di incrementare – ha precisato il ministro – l’attuale contingente di personale assunto a contratto localmente. Al riguardo, prendo atto con favore dell’intenzione del senatore Micheloni di presentare una proposta normativa che permetta alla Farnesina l’assunzione di personale locale, oltre che di rafforzare la protezione delle nostre strutture diplomatiche”.
“Ci rendiamo conto – ha spiegato Alfano – che le dimensioni della nostra collettività in Venezuela sono tali da rendere gli sforzi posti in essere fisiologicamente insufficienti a soddisfare completamente aspettative ed esigenze. Scontiamo, come dicevo prima, la limitata collaborazione delle autorità locali. A queste abbiamo chiesto da oltre un anno di consentirci di provvedere alle esigenze di carattere sanitario della collettività italiana, con una deroga al divieto di importazione di medicinali, che non ci è stata concessa. Il ministro Delcy Rodriguez si era personalmente impegnato con il mio predecessore a sopperire alle esigenze della collettività e le era stata consegnata una lista di medicinali indispensabili e urgenti che tuttavia non sono mai stati distribuiti. Non ha inoltre avuto maggior fortuna la nostra disponibilità ad alleviare, tramite le Nazioni Unite, la situazione di scarsità nel Paese di beni di prima necessità. Nonostante questa situazione, – prosegue il ministro – qualche risultato l’abbiamo ottenuto. E’ stato finalmente risolto il problema del tasso di calcolo del cambio per le integrazioni al minimo delle pensioni. Era un provvedimento di giustizia sostanziale e sono lieto che, seppur dopo qualche tempo, siamo riusciti ad attuarlo. Siamo così riusciti ad assicurare ai 3.780 connazionali percettori delle pensioni più colpite dall’inflazione un’integrazione al minimo pensionistico italiano, a partire da questo gennaio. E un risultato importante, ma non possiamo e non vogliamo fermarci qui, per cui siamo naturalmente pronti a valutare altre situazioni problematiche che dovessero riguardare i nostri pensionati. Inoltre, nei limitati margini di cui disponiamo, intendiamo rafforzare le risorse finanziarie destinate all’assistenza della nostra collettività. Nell’anno da poco concluso, gli uffici consolari in Caracas e Maracaibo hanno complessivamente effettuato 954 interventi di assistenza. Vi posso assicurare che, in questo ambito, continueremo a mantenere alta l’attenzione”. Per quanto poi riguarda l’azione portata avanti a favore e a tutela delle nostre imprese operanti in Venezuela, il ministro ha segnalato come sia stata fatta presente più volte al Governo venezuelano l’insostenibilità per le aziende italiane dell’accumularsi di pesanti crediti pubblici. “Nel frattempo – precisa Alfano – ho chiesto una ricognizione dei crediti pendenti delle nostre imprese e dei nostri cittadini in Venezuela per valutare se sia possibile, tra gli strumenti previsti dalla legge, individuare delle modalità perché siano risarciti”
“La situazione in cui versa oggi il Venezuela – ha concluso il ministro – non può e non deve lasciarci indifferenti. Allo stesso modo non ci possono lasciare indifferenti i 160.000 cittadini italiani che vivono e soffrono un’emergenza senza precedenti, immersi in una quotidianità di paura e angoscia per il futuro. .. Dobbiamo come Paese assumerci la responsabilità di non abbandonarli. Si tratta di italiani che si appellano al loro Paese di origine e noi abbiamo il dovere di aiutarli, nel rispetto del principio di sovranità e di non ingerenza”. (Inform)