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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’intervento della Presidente Casellati al Convegno “Italiani di Libia 1970-2020”, in occasione del 50esimo anniversario del rimpatrio della collettività italiana dal Paese nordafricano

SENATO DELLA REPUBBLICA

“In Libia migliaia di famiglie italiane dalla sera alla mattina persero diritti, case, affetti. Persero tutto”

(foto fonte Senato)

ROMA – “Nell’anno in cui ricorrono i 50 anni dal decreto ufficiale con il quale più di 20mila italiani vennero espulsi dal Paese, ritengo doveroso approfondire una pagina di storia per troppi anni dimenticata. Una pagina di storia che, come purtroppo ci ricordano le quotidiane cronache di guerra, ha tuttora un impatto strategico sul presente e sul futuro dei Paesi del Mediterraneo, a partire proprio dall’Italia”. Lo ha detto la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, al convegno “Italiani di Libia 1970-2020”, ospitato nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, e nel corso del quale è stato proiettato il documentario “Il Mare della nostra storia”, prodotto dall’Istituto Luce.

Casellati ha ringraziato “sentitamente  il presidente Casini, che ha fortemente voluto l’organizzazione di questo convegno qui in Senato”, e “per la sua presenza e per la sua instancabile attività Giovanna Ortu, presidente dell’Associazione Italiana dei Rimpatriati dalla Libia, da sempre in prima linea per il riconoscimento di migliaia di famiglie italiane che, dalla sera alla mattina, persero diritti, case, affetti. Persero tutto”.

La presidente del Senato ha sottolineato che “già nei mesi precedenti alle espulsioni, sin dall’insediamento del regime di Gheddafi, il loro travaglio era stato caratterizzato da una condizione al limite della sopravvivenza. Tra indicibili paure e sofferenze. I numeri delle confische effettuate non lasciano dubbi: 40 mila ettari di terra, 1700 case, 500 attività commerciali. Le Chiese trasformate in Moschee ” , ha detto Casellati rimarcando che “a fronte di tutto ciò, quello che si è poi registrato negli anni, pur tenendo conto dei parziali tentativi di risarcire economicamente gli esuli, è stata la mancanza di un riconoscimento storico, morale, simbolico”.

Casellati ha poi ricordato anche altri esuli. “Tre giorni fa, nell’Aula del Senato, abbiamo celebrato il Giorno del Ricordo in onore dei martiri delle foibe e dell’esodo giuliano dalmata” e “non c’è alcun dubbio sul fatto che, affrontando ed approfondendo queste vicende dal lato dei civili, delle vittime, delle persone, emergano in tutta la loro evidente drammaticità parallelismi non isolati e non casuali”.

“L’Italia – ha affermato Casellati – si dimostrò in entrambi i casi incapace di accogliere i propri figli di ritorno come cittadini titolari di pieni diritti e non, come troppo spesso accadde, come ‘fascisti’, ‘collaborazionisti dei fascisti’ o, per dirla con il linguaggio del documentario ‘Il Mare della nostra storia’, ‘coloni fascisti’. Un’accoglienza negata, al punto che chi non poté contare su una personale rete di amici o parenti fu ‘collocato’ nei campi profughi, tra l’indifferenza generale che spesso sfociava in aperto e conclamato fastidio”.

“Ma –ha aggiunto Casellati – i cicli della storia, per dirla con Giambattista Vico,ci richiamano però alla consapevolezza e la responsabilità delle nostre azioni. Così come l’attualità ci impone quotidianamente di fare i conti con le tragedie, le devastazioni e le paure che dalla sponda Sud del Mediterraneo hanno eco in tutta Europa. Il ‘rapporto particolare’ che sanciva il legame tra italiani e libici in quello che giustamente veniva definito il ‘bel suol d’amore’, vede oggi nella nostra politica estera, e contestualmente nel ruolo dell’Unione europea, una speranza; la speranza dell’avvio di un processo di pacificazione che metta al centro, finalmente, le donne e gli uomini, i bambini e gli anziani di Libia. Senza distinzioni, senza colorazioni, senza paura”,  ha concluso la presidente Casellati . (Inform)

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