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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’Europa dopo il Covid

SOCIETA’

Dal Messaggero di sant’Antonio per l’estero, gennaio 2021

La commissaria europea per l’Innovazione, la Ricerca, la Cultura, l’Educazione e i Giovani, Mariya Gabriel, illustra le strategie dell’Ue per affrontare la fase post-pandemica

La pandemia causata dal virus SARS-CoV-2 ha inferto al mondo ferite paragonabili a quelle di una guerra mondiale. Ma, confidando su nuovi farmaci e vaccini, va maturando anche l’aspettativa di una ripresa della normalità dopo mesi vissuti in emergenza. Il Coronavirus ha rimesso in discussione i programmi di Stati e governi. E anche l’Europa inizia a guardare al futuro con priorità diverse. Abbiamo sentito in proposito Mariya Gabriel, commissaria europea per l’Innovazione, la Ricerca, la Cultura, l’Educazione e i Giovani.

Msa. Nel corso della pandemia, i giovani di molti Paesi dell’Ue hanno dovuto studiare per lunghi periodi a casa. Lei ritiene necessario un ripensamento dei criteri di costruzione o ristrutturazione di edifici scolastici e universitari per garantire, anche in caso di future pandemie, la fruibilità degli ambienti, oltre a una migliore organizzazione della mobilità e dei trasporti?

Gabriel. La pandemia ha avuto un impatto importante sui sistemi di istruzione e formazione in Europa. Ha esposto oltre 100 milioni di europei a nuovi modi di apprendere e insegnare. Non dobbiamo dimenticare che per gli studenti che vivono in contesti svantaggiati, le scuole svolgono anche il ruolo di rete di sicurezza sociale, sostegno scolastico e contatti sociali, a volte gli unici al di fuori della famiglia. È quindi di importanza strategica adattare le regole, migliorare la resilienza dei sistemi di istruzione e formazione, per renderli più inclusivi e digitalmente pronti per le sfide future, ma anche per l’era digitale in generale.

Dobbiamo prestare particolare attenzione alle infrastrutture digitali, alla connettività e alle attrezzature, ma anche alle competenze digitali di insegnanti e studenti, e ai nuovi sistemi educativi. È chiaro che l’apprendimento a distanza non può sostituire quello in presenza. Perciò la questione della costruzione o ristrutturazione di edifici scolastici e universitari è rilevante. Dobbiamo pensare a una migliore organizzazione dell’ambiente fisico di apprendimento, non solo quando adottiamo misure precauzionali per motivi di salute, ma soprattutto quando dobbiamo rispondere ai nuovi requisiti di uno spazio fisico di apprendimento compatibile con l’ambiente e la tecnologia. La necessità di tali investimenti nell’Ue era significativa anche prima della crisi del Covid-19, che ha semplicemente aggiunto un livello di complessità a una situazione già complicata. Occorre usare la crisi come punto di svolta e cercare di dotare gli edifici scolastici degli strumenti necessari per affrontare le sfide future. Dobbiamo investire nella banda larga e su infrastrutture tecnologiche all’avanguardia, dobbiamo aumentare l’efficienza energetica degli edifici. Inoltre, le richieste di nuovi metodi di insegnamento e processi di apprendimento richiedono il rapido adattamento dell’ambiente fisico e digitale nelle scuole e nelle università ai requisiti delle nuove competenze e pedagogie, compreso l’apprendimento a distanza. Credo che occorrano sempre più investimenti su infrastrutture educative innovative, digitali e green. Per coordinare meglio le azioni degli Stati membri nel rafforzare la cooperazione e gli scambi, abbiamo proposto la creazione di un hub europeo dell’educazione digitale. Collegherà le iniziative e i soggetti dell’educazione digitale, nazionali e regionali, e fungerà da think tank, supportando lo sviluppo di politiche e azioni pratiche, e monitorando lo sviluppo dell’educazione digitale in Europa. Garantiremo così l’accesso a una piattaforma europea di contenuti di alta qualità per condividere online risorse educative certificate, e collegarci a piattaforme educative già esistenti. Sosterremo la creazione di cinquanta centri di eccellenza professionale nell’ambito del programma «Erasmus+». Diventeranno punti di riferimento sia per la formazione iniziale dei giovani che per il perfezionamento e la riqualificazione continua degli adulti.

Un’altra iniziativa chiave è il lancio di «Education for Climate Coalition» per mobilitare scuole, università, studenti e insegnanti attraverso un rinnovato impegno contro il cambiamento climatico. Ho anche presentato il nuovo «Piano d’azione per l’educazione digitale» (2021-2027). I suoi principi fondamentali sono un’istruzione digitale di alta qualità, inclusiva e accessibile in Europa. Ecco perché viene proposta l’iniziativa «Connectivity 4 School» per sfruttare al meglio il sostegno dell’Ue per quanto riguarda la connettività digitale, l’accesso a internet e l’acquisto di apparecchiature digitali, applicazioni e piattaforme di e-learning per le aree rurali o remote. La mia ambizione è quella di incoraggiare la partecipazione femminile. Ad esempio, con l’Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT) miriamo a fornire 40 mila corsi di formazione, il 45 per cento dei quali rivolti a ragazze e donne. È importante sviluppare anche le competenze digitali avanzate. In questo contesto, estenderemo i tirocini di «Digital Opportunity». Infine, dobbiamo lavorare su come affrontare la disinformazione e fornire a scuole, insegnanti e alunni, strumenti di pensiero critico e creativo volti a favorire la realizzazione del loro potenziale.

La pandemia ha prodotto uno tsunami economico in Europa. Con il rischio concreto di un ulteriore indebolimento dell’Ue rispetto al crescente strapotere della Cina.

Le nostre relazioni con la Cina sono complesse e siamo realistici riguardo al suo crescente ruolo globale che comporta rischi e opportunità. Nel 2019 abbiamo adottato lo «EU-China Strategic Outlook» che descrive la Cina come un partner per la cooperazione sugli Obiettivi dello sviluppo sostenibile (SDG), come concorrente economico e rivale sistemico. Ricerca e innovazione sono aree significative in discussione con i partner cinesi. Questo dialogo è rilevante poiché le tecnologie emergenti saranno fondamentali per plasmare la ripresa di oggi e per garantire la prosperità di domani mentre, allo stesso tempo, se fossero utilizzate in modo improprio potrebbero essere dannose per i nostri sistemi democratici, sopprimere le opinioni individuali e violare i diritti umani. Inoltre, difenderemo i nostri interessi strategici, la sicurezza e la competitività. Ci assicureremo di proteggere e trasmettere la nostra visione della centralità dell’essere umano e dei nostri valori basati sui diritti umani, sia in patria che all’estero. Sto attualmente negoziando un’agenda congiunta Ue-Cina per la futura cooperazione in materia di scienza, tecnologia e innovazione. Finora la cooperazione è avvenuta principalmente nell’interesse della Cina, con poca reciprocità. La Cina ha spesso utilizzato la cooperazione con l’Ue come uno strumento autonomo per migliorare le sue capacità tecnologiche. C’è quindi un bisogno urgente di riequilibrare questo rapporto. Inoltre c’è un dialogo politico per promuovere la cooperazione nei settori dell’istruzione, della cultura, della gioventù, dello sport e gender. Anche in questo caso vi è un chiaro squilibrio soprattutto nel campo dell’istruzione. Ad esempio, solo 4 ricercatori post-doc europei sono attualmente ospitati in Cina mentre quasi 400 post-doc cinesi sono ospitati in Europa. Il mio messaggio resta chiaro: reciprocità e condizioni di parità. Per affrontare le sfide globali, l’Ue e la Cina possono collaborare per colmare le lacune legate alla connettività tra Europa e Asia. Tuttavia, l’impegno dovrebbe essere basato su regole di mercato, trasparenza, requisiti dell’Ue e internazionali, norme e standard, sostenibilità e condizioni di parità che servono a promuovere interessi e valori reciproci.

La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica sono i campi sui quali l’Europa può costruire un nuovo primato mondiale. Quali obiettivi intende raggiungere la Commissione europea nei prossimi anni?

Gli sforzi della Commissione europea vanno in tre direzioni principali: in primo luogo, dobbiamo diventare leader di alcune delle tecnologie future come la quantistica e l’intelligenza artificiale e ottenere autonomia tecnologica in aree chiave. In secondo luogo, ci sforziamo di costruire un’Unione europea in cui l’eccellenza possa essere trovata in qualsiasi Stato membro. Infine, dobbiamo garantire che i laureati di talento, così come i ricercatori, possano seguire percorsi chiari per trasformare il loro talento e i risultati della ricerca in prodotti e servizi innovativi a beneficio della società. Partendo dalla leadership tecnologica e dall’autonomia, «Horizon Europe» – il nuovo programma quadro dell’Ue per la ricerca e l’innovazione – insieme con le collaborazioni tra università europee fornirà i mezzi per garantire che l’Europa continui e rafforzi la nostra leadership in alcune delle tecnologie chiave per il futuro. I nostri sforzi faranno in modo che l’Europa disponga di un’autonomia tecnologica in aree essenziali per mantenere il nostro stile di vita. Mi riferisco, ad esempio, alle tecnologie in ambito sanitario (vaccini, respiratori), ambiente, biodiversità, produzione alimentare o cyber-security. Per raggiungere questa leadership tecnologica e questa autonomia, «Horizon Europe» punterà su un nuovo approccio ai partenariati europei per una cooperazione strategica tra soggetti pubblici e privati in aree critiche come energia, trasporti, biodiversità, salute, alimentazione.

Il nostro secondo obiettivo è garantire un alto livello di innovazione in tutta Europa. Il principale divario economico in Europa non è nel Prodotto interno lordo pro-capite o nell’indice di produttività, ma nella performance dell’innovazione. Un divario che in Europa è più grande che in qualsiasi altro indicatore economico. Il nuovo «Spazio europeo dell’istruzione» condurrà a un aumento dell’eccellenza dell’istruzione negli istituti superiori. Allo stesso modo, il rafforzamento della ricerca europea mira a sostenere tutti i ricercatori affinché abbiano accesso a strutture all’avanguardia. Inoltre, per chiudere il triangolo della conoscenza (istruzione-ricerca-innovazione) dobbiamo creare un’area europea in grado di offrire la diffusione dell’innovazione in tutte le aree del continente. I nostri talenti devono poter disporre dei mezzi per creare imprese e start-up innovative, indipendentemente dal luogo di residenza.

Il nostro terzo obiettivo è garantire che le idee e i risultati della ricerca vengano trasformati in soluzioni innovative per affrontare le sfide socioeconomiche: la ripresa post Covid-19, il cambiamento climatico e la digitalizzazione, senza lasciare indietro nessuno. Vogliamo sostenere i processi di innovazione con il nuovo Consiglio europeo per l’innovazione (EIC) e l’Istituto europeo per l’innovazione e la tecnologia (EIT). L’EIC, da un lato, sosterrà i risultati della ricerca per trasformarli in innovazione, e dall’altro sosterrà le start-up tecnologiche affinché diventino leader globali attraverso l’acceleratore EIC. Inoltre, l’EIT integrerà l’EIC, aggiungendo la dimensione regionale, e accompagnerà i laureati nei loro percorsi di innovazione.

L’Europa sta invecchiando rapidamente. Occorrono nuove politiche per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro e sviluppare le aree economicamente più arretrate.

La crisi del Coronavirus ha conseguenze negative soprattutto per le prospettive occupazionali dei giovani. Sono più facilmente licenziati rispetto ai lavoratori più anziani ed esperti, e i neodiplomati e neolaureati potrebbero avere più difficoltà a trovare il loro primo impiego. L’estate scorsa abbiamo lanciato una proposta ambiziosa per promuovere l’occupazione giovanile: «Bridge to Jobs – reinforcing the Youth Guarantee» («Ponte verso il lavoro – rafforzare le garanzie per i giovani»). Si basa sulla storia di successo che ha aiutato più di 3 milioni e mezzo di giovani, ogni anno dal 2014, a trovare lavoro, istruzione continua, tirocini o apprendistato. Ora abbiamo proposto di rafforzare questa iniziativa per raggiungere un più ampio target, tra i 15 e i 29 anni, per venire incontro a milioni di giovani a rischio disoccupazione e in difficoltà ad accedere al mercato del lavoro. Tutto questo attraverso approcci personalizzati, fornendo ai giovani livelli adeguati di orientamento e aiutandoli a trovare corsi di formazione su misura se il miglioramento delle competenze si dovesse rivelare necessario. Quello che non è cambiato è il forte impegno di offrire loro un lavoro, una formazione continua, un tirocinio o un apprendistato entro quattro mesi. Gli Stati membri dell’Ue hanno già accettato la nostra proposta a tempo di record, vista l’urgenza di agire, il che significa che presto vedremo i risultati. Un’altra iniziativa che intendo proporre durante il mio mandato è un programma europeo per le «micro credenziali» (certificati di studio e acquisizione di specifiche competenze in determinati campi, ndr) per ampliare le opportunità dell’apprendimento permanente nell’istruzione superiore. Ciò non esclude che, in futuro, possa essere inclusa anche l’istruzione non formale: tutti sono a conoscenza delle capacità e delle competenze che si maturano, per esempio, attraverso il volontariato e lo sport.

Crede che un partenariato più efficiente tra l’Ue e gli Stati africani, soprattutto nell’area sub-sahariana, potrebbe favorire lo sviluppo dei Paesi da cui partono i flussi migratori verso l’Europa?

La questione migratoria deve essere vista concentrandosi sulle cause profonde del fenomeno, promuovendo una crescita economica inclusiva, uno sviluppo sostenibile, la creazione di posti di lavoro, l’istruzione e lo sviluppo delle competenze, ma allo stesso tempo sostenendo la pace, la sicurezza, il buon governo, difendendo i diritti umani e lo stato di diritto. Questo approccio si riflette nella nostra proposta di una strategia per l’Africa con cinque partnership: per una transizione verde e l’accesso all’energia, per una trasformazione digitale, per la crescita sostenibile e l’occupazione, per la pace e la sicurezza, per la migrazione e la mobilità. Uno degli esempi eccezionali della cooperazione in materia di ricerca e innovazione tra l’Ue e l’Unione africana è il partenariato per le sperimentazioni cliniche dei Paesi europei e di quelli in via di sviluppo (EDCTP): viene finanziata la ricerca clinica di strumenti medici per rilevare, trattare e prevenire le malattie infettive legate alla povertà nell’Africa sub-sahariana. (Intervista a cura di Alessandro Bettero – Il Messaggero di sant’Antonio, edizione italiana per l’estero /Inform)

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