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“L’Età dell’Angoscia”, ai Musei Capitolini la crisi dell’impero romano

 

ARTE ANTICA

Dal 28 gennaio al 4 ottobre la grande esposizione racconta gli anni da Commodo a Diocleziano

 

 

ROMA – La crisi dell’impero romano è al centro della mostra “L’Età dell’Angoscia” visitabile presso i Musei Capitolini da oggi 28 gennaio al prossimo 4 ottobre.

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è una grande esposizione di arte antica romana che ripercorre i secoli più critici della storia di Roma,  illustrando i grandi cambiamenti che segnarono l’età compresa tra i regni di Commodo (180-192 d.C.) e quello di Diocleziano (284-305 d.C.). “L’Età dell’Angoscia” si sofferma infatti  sui profondi cambiamenti che segnarono il III secolo d.C., secolo ritenuto tradizionalmente di “crisi” dell’impero, ma in realtà contenente in nuce alcuni dei germogli più fecondi destinati a mutare per sempre le età successive e ad aprire le porte verso la società tardo-antica.

In poco meno di centocinquanta anni, l’Impero giunse a cambiare totalmente la propria fisionomia, fino ad arrivare all’instaurazione della Tetrarchia, alla perdita del ruolo di capitale di Roma, ed alla divisione del territorio italico in diocesi equiparate al resto dell’Impero.

Sono gli stessi storici antichi a riflettere sulle profonde trasformazioni del proprio mondo, come ben si legge nelle parole di Cassio Dione che all’inizio del III secolo d.C. riferiva alla fine del regno di Marco Aurelio la fine dell’età d’oro: Dopo la morte di Marco, la storia passò da un Impero d’oro ad uno di ferro arrugginito. Determinante fu la fine della trasmissione del potere su base esclusivamente dinastica, e l’esorbitante potere che venne parallelamente a essere concentrato nelle mani dell’esercito, capace di imporre gli imperatori e di eliminarli. È un mondo che muta definitivamente la propria struttura sociale, con lo sfaldamento delle istituzioni e il parallelo emergere di nuove forze sociali.

La mostra – a cura di Eugenio La Rocca, Claudio Parisi Presicce e Annalisa Lo Monaco – racconta la diffusa crisi spirituale e religiosa che in un clima di ansia generalizzata portò a un abbandono delle religioni tradizionali e all’adesione sempre più massiccia al culto di divinità provenienti dall’Oriente: Iside, Cibele, Mithra, Sabazio. Oltre a loro, naturalmente, Cristo. L’ansia derivava da alcuni problemi concreti e materiali: guerre civili, crisi finanziarie ed economiche, carestie, epidemie (come quelle nel corso dei principati di Marco Aurelio e Gallieno) e la perenne pressione dei barbari ai confini.

Il percorso espositivo, che coinvolge prestigiosi musei internazionali, propone un susseguirsi di immagini che testimoniano proprio lo sgretolarsi dei valori civili, morali, e politici. Si tratta di circa 200 opere, di straordinario livello: statue in marmo e bronzo, a grandezza naturale, in alcuni casi di misura colossale, busti e ritratti, rilievi in marmo, sarcofagi e urne, mosaici pavimentali e decorazioni pittoriche parietali e ancora preziosi argenti da mensa, elementi architettonici e altari.

La mostra, quarto appuntamento del ciclo espositivo quinquennale “I Giorni di Roma”, è promossa da Roma Capitale (Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali) e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo. (Inform)

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