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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

Le radici migratorie della Repubblica: l’analisi dello storico Toni Ricciardi al Museo dell’Emigrazione Veneta di Belluno

ITALIANI ALL’ESTERO

Durante la presentazione del volume Una repubblica fondata sull’emigrazione. Marcinelle: storia e simbolo, lo storico ha evidenziato come i flussi migratori abbiano rappresentato una componente strutturale e non marginale nella costruzione politica ed economica della democrazia italiana

 

BELLUNO –  Il 16 ottobre, nella sala del Museo dell’Emigrazione Veneta (MEV), lo storico delle migrazioni dell’Università di Ginevra Toni Ricciardi ( anche deputato eletto nella circoscrizione Estero-ripartizione Europa, ndr) ha presentato il suo ultimo libro, Una repubblica fondata sull’emigrazione. Marcinelle: storia e simbolo. L’incontro, moderato da Patrizia Burigo, presidente del Comitato di gestione della Biblioteca delle migrazioni “Dino Buzzati”, ha aperto ufficialmente il ciclo di appuntamenti “Orizzonti di confine”.

La tesi centrale: l’emigrazione come scelta politica e strutturale

Nel corso del suo intervento – riferisce l’Associazione Bellunesi nel Mondo, presso cui ha sede il MEV, Ricciardi ha esposto il nucleo concettuale della sua ricerca, offrendo una lettura rigorosa del fenomeno migratorio italiano nel secondo dopoguerra.

“L’emigrazione non fu solo una conseguenza della povertà e della disoccupazione del dopoguerra, bensì anche una componente strutturale del progetto politico, economico e internazionale della nuova Repubblica”, ha spiegato lo storico. Analizzando la contemporaneità tra i passaggi istituzionali del 1946 — dal referendum istituzionale agli accordi bilaterali per la fornitura di manodopera in cambio di carbone — Ricciardi ha rimarcato la singolarità di quel tornante storico: “Esattamente due giorni prima della prima seduta dell’Assemblea Costituente, l’Italia sigla un accordo con il Belgio: 50.000 minatori in cambio di carbone”.

Il rapporto con la Costituzione e la memoria collettiva

Il saggio pone l’accento sulla particolarità del caso italiano rispetto ad altre democrazie occidentali, evidenziando come la questione migratoria sia stata recepita direttamente all’interno della carta fondamentale dello Stato.

Come sottolineato dall’autore durante la presentazione, “non esiste costituzione di un paese democratico al mondo che abbia avvertito l’esigenza, come l’Italia, di dover sancire e scrivere nella carta fondante i nuovi principi”, inserendo nell’articolo 35 (terza parte dedicata ai rapporti economici) il riconoscimento e la tutela della libertà di emigrazione. L’incontro al MEV ha così offerto un momento di profonda riflessione storiografica, collegando le ricorrenze dei settant’anni da Marcinelle e degli ottant’anni della Repubblica alle dinamiche di lungo periodo che hanno plasmato l’identità sociale, economica e politica dell’Italia contemporanea. (Inform)

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