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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’audizione del sottosegretario agli Esteri Vincenzo Amendola sulle conseguenze della Brexit per la rete diplomatico-consolare

SENATO DELLA REPUBBLICA

Comitato per le Questioni degli Italiani all’Estero

“Stiamo lavorando insieme a Palazzo Chigi ed al MEF, affinché possano essere approvati nella prossima legge di bilancio delle misure in particolare sul piano delle assunzioni che consenta di far fronte in modo strutturale alla crescente domanda dei servizi consolari nel Regno Unito…  In questo contesto la riapertura dell’ufficio consolare a Manchester diventa una priorità”

 

ROMA – Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla valorizzazione del reciproco contributo economico, culturale e civile tra la madrepatria e le comunità italiane all’estero si è svolta, presso il Comitato per le Questioni degli Italiani all’estero del Senato, l’audizione del sottosegretario agli Esteri e alla Cooperazione Internazionale Vincenzo Amendola, sulle conseguenze della Brexit per la rete diplomatico-consolare.

L’incontro è stato aperto dal presidente del Comitato Claudio Micheloni che ha ricordato come questa audizione faccia seguito al sopralluogo di una delegazione di senatori nel Regno Unito, svolto nello scorso mese di settembre. Micheloni, dopo aver segnalato che il Comitato intende approntare un progetto di risoluzione sulle conseguenze della Brexit per i cittadini italiani residenti nel Regno Unito, ha evidenziato come, nel corso della missione in Gran Bretagna, sia stato rilevato nella nostra comunità un forte stato d’ansia sugli esiti della brexit, con evidenti conseguenze sull’aumento delle richieste dei servizi consolari. Al riguardo il presidente, pur lodando l’intenso lavoro che la rete consolare sta svolgendo nel Regno Unito, ha segnalato la necessità di incrementare il personale consolare presso le sedi di Londra ed Edimburgo e di provvedere al più presto all’apertura del consolato a Manchester.

Ha poi preso la parola il sottosegretario Amendola che, dopo aver ricordato l’interesse dell’Italia per il trasferimento dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), ha sottolineato, per quanto riguarda la Brexit, come al 30 agosto 2017 risultino iscritti nel Regno Unito, presso gli schedari anagrafici degli uffici consolari italiani, 311.614 connazionali. Di questi 293.453 sono gli iscritti presso il Consolato Generale a Londra (erano 254.500 nel 2015). A loro si aggiungono i 18.161 cittadini registrati presso il Consolato generale in Edimburgo (erano 17.000 lo scorso maggio). Amendola ha rilevato come alla luce di stime attendibili sarebbero dunque circa 300.000  gli italiani stabilmente domiciliati in Inghilterra e in Galles. Uomini e donne che sono preoccupati per le conseguenze della Brexit sulle loro vite quotidiane, così come sono allarmati i cittadini britannici residenti nei paesi dell’Unione Europea. Alla luce di ciò Amendola ha confermato l’’impegno del Governo per il riconoscimento dei diritti acquisiti, anche dopo l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, priorità considerata non solo nel merito ma anche da un punto di vista temporale assicurando rapidamente i diritti dei nostri connazionali nel Regno Unito. Il sottosegretario ha inoltre segnalato come, nel corso dell’incontro del 22 settembre tra il Presidente del Consiglio Gentiloni  e il negoziatore europeo Barnier, sia stata sollevata la necessità di evitare che i nostri connazionali vengano sottoposti a procedure amministrative inutilmente complesse per il riconoscimento dei loro diritti acquisiti nel Regno Unito. Per quanto riguarda poi i principali timori

riscontrati nella collettività italiana nel corso delle sue missioni in Regno Unito Amendola ha segnalato le possibili conseguenze di un fallimento del negoziato, la complessità degli aspetti legati al conseguimento del permesso di residenza permanente, l’assicurazione sanitaria e in generale l’interpretazione della direttiva 38/2004 che disciplina la libertà di circolazione e di soggiorno nell’Unione europea. Il sottosegretario ha poi spiegato come le variabili della politica del Regno Unito rendano imprevedibili gli sviluppi negoziali e per questo occorra mantenere elevata la coesione dei 27 Paesi dell’Ue nonostante le difficoltà di dossier potenzialmente divisivi come quello relativo al regolamento delle pendenze finanziarie. Amendola ha anche ricordato come sul permesso di residenza permanente la Premier May, lo scorso 22 settembre a Firenze, abbia avviato una nuova dinamica negoziale che ha prodotto qualche risultato sul successivo ciclo di negoziati tra il 25 e il 28 settembre per quanto riguarda il dossier cittadini e in particolare sulla semplificazione delle procedure per ottenere il cosiddetto “settled status”. Il “settle staus” dovrebbe comunque essere concesso quasi automaticamente a quei cittadini europei che, in conseguenza del risultato del referendum di giugno 2016 sulla Brexit, lo avevano richiesto ed ottenuto. Per Amendola anche l’iscrizione all’Aire potrebbe essere riconosciuta e concorrere a provare la residenza. In proposito il sottosegretario ha anche reso noto come i britannici abbiano confermato di non voler richiedere la sottoscrizione della “Comprehensive Sickness Insurance” ai fini della concessione del permesso di residenza nel Paese. Per quanto concerne invece il ruolo della Corte di Giustizia in relazione allo status dei cittadini Ue nel Regno Unito ,  Amendola ha ricordato come la Premier May abbia precisato che,  in caso di incertezza sull’interpretazione di norme dell’unione europea, le Corti britanniche debbano essere in grado di tener conto delle sentenze della Corte di Giustizia per assicurarne una interpretazione coerente con la stessa Unione europea. Un’interpretazione che riguarda le sentenze future della Corte di Giustizia, in maniera da assicurare il costante adattamento alla giurisprudenza.

“Alcune associazioni dei cittadini – ha segnalato Amendola – chiedono una separazione dell’accordo sui cittadini dal resto dell’accordo di recesso. Tale soluzione al momento non è consentita dalle direttive negoziali dell’Ue, ma è un ipotesi di cui abbiamo preso nota mentre lavoriamo per chiudere prima possibile un’intesa sui tre dossier principali”.

Per quanto riguarda gli effetti della Brexit per i servizi consolari e le azioni poste in essere dalla Farnesina Amendola ha spiegato come “le incertezze abbiano portato ad un repentino fortissimo incremento in pochi mesi della domanda dei servizi consolari da parte dei connazionali che vivono nel Regno Unito, e in particolare nei settori dell’Aire, dello stato civile e della cittadinanza…. Gli adempimenti a carico del consolato di Londra a seguito di tale fenomeno – ha precisato – sono stati tanti e complessi: inserimento nell’anagrafe del nucleo familiare, comunicazione al comune dell’ultima residenza in Italia, adempimenti elettorali, rilascio dei documenti di identità con la nuova residenza… Per tali ragioni – ha continuato Amendola – la Farnesina sta lavorando sul piano di rafforzamento del Consolato generale a Londra…  Di fronte ai tanti problemi connessi alla Brexit il nostro Consolato generale e i nostri funzionari si sono distinti per capacità e qualità nei servizi. Ma noi dobbiamo rafforzare questa macchina consolare. Abbiamo quindi dovuto fare i conti con l’ormai cronica carenza di personale di ruolo e a contratto del Ministero, con le limitate risorse a disposizione e con le tante emergenze straordinarie di politica estera.. Le prime misure – ha precisato il sottosegretario – riguarderanno il rafforzamento dell’organico del Consolato generale di Londra. Ricorreremo allo strumento delle assegnazioni temporanee per consentire innanzitutto lo smaltimento degli arretrati e una più sostenibile ripartizione dei carichi di lavoro. E’ stato inoltre disposto un finanziamento alla sede per consentirle di impiegare lavoro interinale al fine di fronteggiare l’emergenza creata dall’ingente aumento delle iscrizioni all’Aire. Quest’ultime sono soluzioni temporanee ed emergenziali , ma il fatto che ricorriamo intanto ad esse dà l’idea di quanto sia seria la nostra situazione. La Brexit ha posto in essere una situazione troppo complessa per poterla affrontare in maniera ottimale con le risorse che abbiamo al momento a disposizione. Noi quindi continueremo a lavorare sul rafforzamento, sulla strutturazione che già è partita”.

“La  situazione venutasi a creare in seguito alla Brexit – ha proseguito il sottosegretario – ci induce a riflettere su un piano più generale dei servizi consolari anche nell’Inghilterra settentrionale, perché la pressione è diretta e crescente anche verso i 21 uffici consolari onorari dipendenti dai consolati di  Londra ed Edimburgo, che pur lavorando con grande dedizione hanno dei limiti oggettivi di intervento. Stiamo perciò lavorando insieme a Palazzo Chigi ed al MEF, affinché possano essere approvati nella prossima legge di bilancio delle misure in particolare sul piano delle assunzioni che consenta di far fronte in modo strutturale alla crescente domanda dei servizi consolari nel Regno Unito… Lo scopo – ha continuato Amendola – è quello di rafforzare le risorse per le situazioni di emergenza, come la Brexit e il Venezuela, incrementando anche la nostra presenza. In questo contesto la riapertura dell’ufficio consolare a Manchester diventa una priorità”. “In conclusione – ha aggiunto il sottosegretario – vorrei rassicurare ancora una volta sul fatto che il Governo resta impegnato a lavorare, in stretto contato con gli altri Stati membri e con la Commissione Europea, per trovare un accordo rapido e soddisfacente volto a minimizzare gli affetti negativi della Brexit sui nostri connazionali e sulle nostre imprese. Allo stesso tempo manteniamo costantemente aperto il canale di comunicazione e assistenza con i connazionali toccati dal negoziato. Sappiamo tutti che sarà un processo molto complesso, ma lo gestiremo nella consapevolezza che occorre definire garanzia certa e ampia per i cittadini dell’Ue nel Regno Unito e per quelli britannici nell’Unione Europea, nonché modalità che assicurino un recesso ordinato e senza strappi di Londra dall’Ue”.

A seguire è intervenuto il senatore Aldo Di Biagio (AP-CpE-NCD) che si è unito alla richiesta del presidente Micheloni sulla necessità di riaprire al più presto il consolato di Manchester per risolvere il problema dell’erogazione dei servizi consolari. Sollevato da Di Biagio anche il problema, fatto emergere dalla Brexit,  dei passaporti italiani nel Regno Unito in possesso di persone con altre nazionalità, che di italiano hanno ben poco e che non hanno nessuna conoscenza della nostra lingua. Da Di Biagio è infine arrivato l’invito a non sottovalutare l’importante interscambio commerciale tra il Regno Unito e l’Italia. Una realtà che andrebbe salvaguardata dal nostro Governo in questa difficile fase di rapporti tra il Regno Unito e l’Unione europea.

Dal canto suo il presidente del Comitato Claudio Micheloni ha in primo luogo rinnovato la richiesta di una data certa per la riapertura del consolato a Manchester. “Se ho capito bene – ha continuato Micheloni – per le assunzioni nelle altre sedi sarà probabilmente necessario un intervento in legge di stabilità. Mi piacerebbe chiarire questo punto, perché c’è una disponibilità a sostenere questo intervento in maniera trasversale. E’vero che io apprezzo la strategia ordinaria dell’Ue,  – ha aggiunto Micheloni passando all questione del negoziato sulla Brexir – che quando negozia con un Paese terzo applica il principio del ‘nulla è concordato finché tutto non è stato concordato’, cioè se ci sono dieci accordi o li prendono tutti e dieci o non se ne fa niente, ma oggi questa strategia in questo contesto non la si può applicare, perché stiamo parlando di un Paese che diventerà terzo. Stiamo parlando di 4 milioni e mezzo di cittadini che hanno tentato con noi di costruire l’Unione Europea. E’dunque assolutamente legittimo chiedere un accordo per questi cittadini che non diventino ostaggi di un ‘tutto e o in niente’. Quindi la nostra risoluzione andrà in questo senso”. Da Micheloni è stata poi segnalata la necessità di apportare alcune modifiche alla legge volta all’acquisizione della cittadinanza ad esempio prevedendo un livello minimo di conoscenza della lingua italiana per coloro che fanno richiesta della nostra cittadinanza. Una soluzione che, per Micheloni, risolverebbe una parte dei problemi come quello delle tante domande depositate.  “Io credo che su questo – ha precisato il presidente – anche con l’opposizione il Comitato potrebbe trovare un’intesa…Collegato a questo tema c’è quello delle persone anziane all’estero che vogliono morire italiane. Quindi bisogna prevedere una linea di recupero della cittadinanza per chi è nato italiano e all’estero ha dovuto rinunciare alla cittadinanza d’origine per obbligo delle leggi degli Stati di accoglienza , si potrebbero ad esempio riaprire i termini per due anni. Questa potrebbe essere fatta – ha aggiunto Micheloni –  collegandola ad un intervento finanziario nella legge di stabilità aumentando, ad esempio, da 300 a 350 il costo della domanda della cittadinanza”. Micheloni ha inoltre annunciato che il Comitato chiederà un incontro informale con il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda , affinché venga dato il massimo sostegno possibile agli uffici nel Regno Unito, ICE e la Camera di Commercio, per proteggere il nostro interscambio commerciale con questo Paese anche in caso di un possibile esito negativo del negoziato della Brexit.

Micheloni ha infine ringraziato il sottosegretario Amendola per aver organizzato un incontro con il Maeci e con i rappresentanti dei patronati e al riguardo ha sottolineato la necessità, prima di fare passi avanti nella direzione di eventuali collaborazioni o convenzioni,  di tenere presente i risultati dell’indagine conoscitiva sui patronati all’estero svolta dal Comitato e delle relative  criticità emerse.

In sede di replica il sottosegretario Amendola ha evidenziato l’esigenza di portare avanti il negoziato sulla Brexit senza attitudini vendicative nei confronti della Gran Bretagna, che rimane un Paese amico e un partner nella costruzione della sicurezza in Europa. “Questo – ha aggiunto il sottosegretario  – significa continuare a intensificare i nostri rapporti commerciali con questo Paese”. Dopo aver rilevato la dimensione a 360 gradi del lavoro svolto dal Consolato generale di Londra, Amendola ha ricordato come spesso il nostro passaporto sia acquisito in altri Paesi non per un legame con l’italianità, ma per motivazioni di mobilità. “Un’iniziativa difficile da mettere in campo – ha continuato il sottosegretario – è quella della registrazione all’Aire che non è obbligatoria, ma consente di difendere i nostri cittadini e di proteggerli. L’inscrizione permette inoltre al nostro Consolato di rendere la cittadinanza in quel paese molto più forte e di far sì che nel negoziato sulla Brexit l’Aire venga considerata dalle autorità inglesi non come un qualcosa di secondario. L’aire ci permette inoltre di combattere il sommerso e di avere una radiografia aggiornata di quanti sono gli italiani nel Regno Unito “. Amendola ha poi confermato la volontà del Maeci di mettere a norma, con la prossima legge di stabilità, il sistema ordinario degli uffici nella rete diplomatico-consolare e di rispettare l’impegno politico per la riapertura del consolato a Manchester.  Il sottosegretario ha anche sottolineato la necessità di introdurre, per la concessione della cittadinanza italiana, alcuni elementi , come ad esempio la conoscenza minima della lingua italiana. Un intervento normativo che potrebbe essere realizzato prima della fine della legislatura.

Amendola ha infine rilevato l’importanza dei lavori portati avanti dal Comitato in merito alla questione dei patronati ed ha posto in evidenza l’esigenza che il Sistema Italia, nel campo della sussidiarietà, sia presente in tutto il mondo ovviamente nella chiarezza dei ruoli, dei compiti e delle responsabilità. Il sottosegretario ha poi annunciato che il prossimo incontro con i parlamentari eletti all’estero sarà con i rappresentanti delle regioni italiane che si occupano di italiani all’estero. (G.M. – Inform)

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