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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’audizione del segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni, sulla riorganizzazione del Maeci

CAMERA DEI DEPUTATI

Oggi alle Commissioni riunite Affari costituzionali ed Esteri della Camera dei Deputati ed Esteri del Senato

 

Le considerazioni sulle modifiche innescate nella struttura ministeriale dalla nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo, che ha portato con sé un aggiustamento di competenze ed uffici. Nel dibattito anche gli interventi di Renata Bueno (Misto, ripartizione America meridionale) sui fondi alla rete consolare e di Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa) sulla promozione di lingua e cultura italiana

 

ROMA – È proseguito oggi davanti alle Commissioni riunite Affari costituzionali ed Esteri della Camera dei Deputati ed Esteri del Senato l’approfondimento sul regolamento di riorganizzazione del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale con l’audizione del nuovo segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni.

Ad introdurre l’intervento il presidente della Commissione Esteri della Camera, Fabrizio Cicchitto, che ha ricordato l’alta competenza maturata dal segretario generale sul tema in oggetto, nonostante rivesta da pochissimo il nuovo incarico. Da parte sua Belloni ha rimarcato l’importanza del dialogo dell’amministrazione con il Parlamento, evidenziando come con incontri analoghi entrambe le parti abbiamo potuto e possano “imparare moltissimo” e “meglio comprendersi reciprocamente”. Ha ricordato inoltre come la riorganizzazione interna al Ministero si sia resa necessaria in seguito alla riforma della cooperazione allo sviluppo italiana, approvata nell’agosto del 2014, e come il confronto e la riflessione su tale regolamento sia tanto più necessaria vista l’estensione dell’ambito di attività del Maeci, che va ben oltre i confini nazionali.

Ricordando come sul riassetto della Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo – l’area più direttamente coinvolta dagli effetti del nuovo impianto normativo – abbia già riferito alle Commissioni il direttore generale Giampaolo Cantini (vedi http://comunicazioneinform.it/laudizione-del-direttore-generale-per-la-cooperazione-allo-sviluppo-del-maeci-giampaolo-cantini-sulla-riorganizzazione-del-settore-avviata-con-la-riforma/), Belloni precisa di volersi limitare a considerazioni di carattere generale e a rispondere a quesiti sul tema, ribadendo di avere lei stessa sottolineato in passato, anche ricoprendo la carica oggi svolta da Cantini, la necessità di mettere mano alla normativa sulla cooperazione. Esprime quindi apprezzamento per la nuova legge, che “delinea in maniera precisa e inequivoca i diversi ruoli, dell’Agenzia per la cooperazione, della Direzione generale, ministro e vice ministro” e il cui “valore aggiunto” è dato – segnala – dell’approvazione avvenuta “grazie ad un’ampio consenso”.

Ribadisce come la scelta di creazione dell’Agenzia – alternativa a modelli che invece demandano a soggetti terzi l’esecuzione e la gestione dei progetti di cooperazione – comporti la modifica “in senso riduttivo del ruolo della Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo, che pur mantiene i compiti di programmazione, controllo e valutazione dei progetti e di gestione delle emergenze”, riduzione che si riflette in modo analogo negli uffici del Maeci che passano da 96 a 90. “Nel dare attuazione alla legge si è inoltre colta l’occasione per aggiornamenti e adattamenti organizzativi resisi necessari dall’evoluzione del tempo e anche a seguito delle riforme già attuate, nel 2000, 2007 e 2010 – ricorda il segretario generale, motivando modifiche attuate anche in ragione di una più stretta coerenza con i provvedimenti che si sono susseguiti anche in conformità con la spending review.

Tornando alla riforma della cooperazione allo sviluppo, Belloni richiama tra le ragioni che ne hanno costituito la base, quella di “dotare il settore di professionalità tecniche specializzate, tali da consentire la qualità nell’identificazione dei progetti in linea con la programmazione della Direzione generale”: per questo il segretario generale condivide la richiesta formulata dalla direttrice dell’Agenzia, Laura Frigenti – anch’essa audita dalle Commissioni, – di garantire la presenza di professionalità – agronomi, ingegneri, infermieri etc. – indispensabili allo svolgimento dei compiti affidati a quest’ultima. “La scelta di un’agenzia gestionale ed esecutiva dei progetti di cooperazione comporta inevitabilmente il doversi dotare di qualifiche idonee all’esecuzione dei progetti – prosegue Belloni, che sottolinea come sia nel prioritario interesse dell’amministrazione il “mettere in atto in modo ordinato ciò che la nuova legge prescrive” e dunque rientri in tale interesse la “piena funzionalità dell’Agenzia”, tanto più in vista di un ampliamento degli interventi in linea con l’incremento dei fondi destinati alla cooperazione.

Richiamate anche le nuove competenze affidate alla Dgcs, già citate da Cantini, – strumenti finanziari di cooperazione allo sviluppo, politiche di vicinato dell’Unione europea, banche e fondi multilaterali e finanziamento innovativo allo sviluppo, – il passaggio dell’Unità per l’autorizzazione di materiali d’armamento (Uama) – che resta autorità autonoma – sotto la responsabilità della segreteria generale, il passaggio della competenza sulla proprietà intellettuale e gli organismi multilaterali specializzati in ambito economico dalla Direzione generale per la mondializzazione a quella per la promozione del Sistema Paese e il recepimento dell’osservazione del Consiglio di Stato relativo alle esigenze specifiche di formazione del personale del Ministero. Ulteriori aggiustamenti riguardano poi il personale dirigenziale, cui viene richiesta una maggiore assunzione di responsabilità, e che rispondono a istanze di maggiore trasparenza e flessibilità nell’assegnazione dei posti, vista anche la progressiva riduzione del personale dovuta ad esigenze di contenimento della spesa pubblica, e l’ampliamento delle competenze dell’ispettorato in materia di anticorruzione e sicurezza.

In ultimo, il segretario generale richiama il passaggio di competenza relativo agli enti gestori dei corsi di lingua italiana all’estero dalla Direzione generale per gli italiani all’estero e quella per la promozione del Sistema Paese. “Si tratta di una proposta che abbiamo fatto per rendere più omogenea la trattazione della promozione linguistica, la cui competenza e fondi sono affidati alla Direzione generale per la promozione del Sistema Paese – spiega Belloni, chiarendo come la volontà sia anche “l’aggiornamento dei destinatari dei capitoli relativi alla promozione della lingua, che non sono solo gli italiani all’estero”. L’obiettivo è dunque quello di “creare una maggiore sinergia e integrazione tra questi programmi, utilizzando gli enti gestori anche per attività che non facciano riferimento unicamente agli italiani all’estero, pur mantenendo l’autonomia e la visibilità dell’insegnamento della lingua per la collettività italiana” e “cercando di razionalizzare la gestione di capitoli precedentemente frammentati tra le due Direzioni generali”.

Nel corso della discussione segnaliamo gli interventi dei deputati eletti nella circoscrizione Estero Renata Bueno (Misto, ripartizione America meridionale) che ha chiesto chiarimenti sulla destinazione di circa 2 milioni di euro stanziati quali fondi aggiuntivi alla rete consolare con un emendamento approvato con la Legge di stabilità; e Laura Garavini (Pd, ripartizione Europa) che si sofferma invece sull’articolazione delle competenze affidate a Direzione generale per gli italiani all’estero e promozione del Sistema Paese, auspicando che l’intervento sopra richiamato possa tradursi in un “rilancio della promozione di lingua e cultura italiana nel mondo”. Tra gli interventi anche quello di Lia Quartapelle (Pd), segretario della Commissione Affari Esteri della Camera, che rileva la maggiore incisività della nuova cooperazione italiana e si sofferma sull’articolazione geografica di competenze ed uffici che viene a configurarsi con la riorganizzazione del Maeci.

In sede di replica, Belloni ribadisce come il passaggio di competenze relativo agli enti gestori dei corsi di lingua e cultura italiana sia stato ispirato dalla volontà di “ottenere un rilancio dell’attività di promozione culturale che non si limita – rileva – all’insegnamento dell’italiano” e per aumentare la coerenza necessaria ad un incremento dei fondi per il settore, visto che quelli attuali “non sono comparabili con ciò che altri Paesi, con cui amiamo compararci, fanno, e sono assolutamente inadeguati”. Sui fondi aggiuntivi destinati alle rete consolare il segretario generale si dice disponibile a produrre un dettaglio del loro impiego, pur ricordando che “dinnanzi ad una comunità italiana molto consistente e con il progressivo incremento della nuova emigrazione il Maeci dovrebbe essere dotato di maggior risorse per fare vere politiche di valorizzazione della nostra comunità, politiche – segnala – che vanno oltre i pur necessari servizi quotidiani e che dovrebbero permetterci la valorizzazione delle comunità e dunque anche i ritorni – conclude Belloni, formulando un appello alle Commissioni per il reperimento di queste risorse. (Viviana Pansa – Inform)

 

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