direttore responsabile Goffredo Morgia
Registr. Trib. Roma n.338/2007 del 19-07-2007
INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’audizione del Ministro degli Affari Esteri Luigi Di Maio sulla gestione del fenomeno migratorio nell’area Schengen

CAMERA DEI DEPUTATI

Al Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen

Patto su immigrazione e asilo: condurre l’Unione Europea verso quei principi di condivisione che, da troppo tempo l’Italia invoca

 

ROMA – Si è riunito alla Camera dei Deputati il Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, di vigilanza sull’attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione. Si tratta nel particolare dell’indagine conoscitiva: “Gestione del fenomeno migratorio nell’area Schengen, con particolare riferimento all’attualità dell’Accordo di Schengen, nonché al controllo e alla prevenzione delle attività transnazionali legate al traffico di migranti e alla tratta di persone”. Luigi Di Maio, Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, è stato accompagnato in audizione dal Capo di Gabinetto, Ettore Francesco Sequi, e dal Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del Maeci, Luigi Maria Vignali. Introdotto dal Presidente di Commissione, Eugenio Zoffili, ha dunque aperto il dibattito il Ministro Di Maio, partendo dal decreto “Paesi sicuri”. Al centro del decreto si pongono efficienza e rapidità delle procedure, quale garanzia per quei migranti che hanno diritto alla protezione internazionale, le cui domande scontano spesso tempi di elaborazione assai lunghi a causa della mole di richieste di chi non ha i requisiti. Sono questi i punti cardine che hanno ispirato, lo scorso 4 ottobre, il decreto “Paesi sicuri”: uno strumento di cui i principali Paesi europei, come Germania, Francia e Regno Unito, dispongono da sempre. “Il nostro decreto stabilisce che le domande provenienti dai 13 Paesi considerati sicuri siano esaminate con una procedura accelerata. I Paesi inclusi nel decreto sono Algeria, Albania, Bosnia Erzegovina, Capo Verde, Ghana, Kossovo, Macedonia del Nord, Marocco, Montenegro, Senegal, Serbia, Tunisia e Ucraina. Ciò non toglie che l’analisi delle richieste d’asilo provenienti da altri Paesi continuerà ad essere portata avanti dalle Commissioni territoriali, nel rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione e dal diritto internazionale. Qualora sussistano gravi motivi per cui uno di quei Paesi non sia più da considerarsi sicuro, continuerà ad essere portata avanti un’analisi caso per caso anche prendendo dei provvedimenti nei confronti di categorie vulnerabili”, ha spiegato Di Maio fornendo alcuni dati.

 

“Per dare una misura dell’impatto positivo che questo decreto avrà bisogna considerare che più di un terzo dei migranti arrivati regolarmente in Italia quest’anno proviene da questi Paesi. Nel corso del 2019 sono arrivati in Europa attraverso il Mediterraneo oltre 110.000 migranti irregolari di cui il 10% in Italia. L’andamento degli arrivi nel nostro Paese è stato in continua diminuzione, passando dai 180.000 arrivi del 2016 ai circa 11.000 sbarcati del 2019: il 53% in meno rispetto al 2018 quando già avevamo visto una forte diminuzione”, ha aggiunto Di Maio precisando che i principali luoghi di partenza per l’area del Mediterraneo nel 2019 risultano essere Libia e Tunisia mentre per numero di immigrati irregolari il primato spetta alla Tunisia, seguita dal Pakistan. “In Spagna gli arrivi sono stati la metà come per l’Italia mentre la situazione appare problematica nell’est del Mediterraneo, con il picco del 50% in più per la Grecia. Ciò testimonia la mutabilità di questo fenomeno, che non può essere considerato da un punto di vista nazionale; tutti i Paesi dell’Unione devono collaborare e servono risorse adeguate con un piano di sviluppo per l’Africa”, ha evidenziato Di Maio ricordando che, da questo punto di vista, l’Italia è seconda solo alla Germania in termini di sostegno volontario al fondo fiduciario dell’Unione Europea per l’Africa. L’Italia è inoltre impegnata per il prossimo quadro finanziario pluriennale dell’Unione, ossia per il periodo 2021-2027, affinché una quota rilevante di risorse venga assegnata al settore della migrazione; a livello nazionale, invece, il Fondo per l’Africa, istituito presso il Ministero degli Esteri, ha già permesso di finanziare progetti per 220 milioni di euro per Libia, Niger e Tunisia per iniziative di accoglienza a favore di rifugiati e migranti, rimpatri volontari, campagne informative, assistenza tecnica per lo smantellamento di organizzazioni criminali di trafficanti di esseri umani. “Nella legge di bilancio abbiamo rafforzato il Fondo Africa con una dotazione di 30 milioni per il 2020, rinominandolo e rendendolo più versatile per poter intervenire in quei Paesi dove l’emergenza migratoria è forte andando anche oltre il continente africano”, ha precisato Di Maio soffermandosi sui rapporti bilaterali intessuti con i Paesi da cui partono i flussi migratori verso l’Italia e che tanto hanno contribuito alla riduzione degli arrivi.

 

Il Ministro ha ricordato la missione dello scorso novembre a Rabat, volta a rilanciare il rapporto con il Marocco. Un analogo lavoro viene portato avanti con la Tunisia, con la quale si sta negoziando un nuovo accordo che avrà ad oggetto anche meccanismi di riammissione più efficienti. “Conto di recarmi in Tunisia molto presto; in merito alla cooperazione giudiziaria l’Italia ha recentemente promosso una revisione degli accordi bilaterali in materia, in particolare quelli di estradizione e assistenza giudiziaria, nonché un accordo sul trasferimento dei detenuti. Con l’Algeria abbiamo una forte partnership strategica e confidiamo in una maggiore stabilità di quel Paese. La cooperazione con Algeri è particolarmente proficua in materia giudiziaria ed anche sotto l’aspetto dei rimpatri e dei flussi migratori. Monitoriamo il fenomeni dei cosiddetti ‘sbarchi fantasma’ soprattutto sulle coste della Sardegna a partire dall’Algeria, sebbene il primo Paese di destinazione resti la Spagna. Sono poi in diminuzione anche gli sbarchi dalla Nigeria dove continuiamo a finanziare progetti per il rafforzamento delle capacità istituzionali del Paese nel contrasto al terrorismo, ai traffici illeciti, ai flussi migratori irregolari in particolare attraverso corsi di formazione per le forze di sicurezza nigeriane”, ha aggiunto Di Maio sottolineando come la situazione in Libia resti una priorità assoluta per l’Italia. “Solo un dialogo condiviso e autentico può garantire una situazione durevole per la Libia: per questo la scorsa settimana ho riunito a Roma i rappresentanti dei Paesi vicini alla Libia, per dare un segnale di attenzione a quei Paesi maggiormente coinvolti nella crisi libica e non facenti parte del percorso partito da Berlino. Abbiamo chiesto ai libici di lavorare su alcuni aspetti del memorandum stilato, che ha avuto effetti molto positivi per la diminuzione dei flussi verso il nostro Paese. L’obiettivo primario è il miglioramento delle condizioni nei centri di detenzione ufficiali: le stime parlano di 700.000 migranti presenti in Libia e abbiamo la responsabilità d’intervenire. Nei campi, ad oggi, ci sono circa 2000 persone. Proprio per questo la Libia è stata al centro dei progetti finanziati dal Fondo Africa e della nostra cooperazione allo sviluppo, assicurando un’assistenza ai migranti e agli sfollati”, ha spiegato Di Maio sottolineando che esistono due strumenti in questo senso: quello dei rimpatri volontari organizzati dall’OIM ed il meccanismo di transito di emergenza dell’Alto commissario per i rifugiati.

 

Il Ministro ha anche evidenziato la richiesta di incentivo degli sforzi rivolta alle istituzioni europee, ossia agli altri Paesi membri, nonché alle Nazioni Unite: una sinergia che potrebbe essere maggiormente incisiva per la risoluzione della situazione in Libia. “Desidero sottolineare quanto l’Italia si sia spesa per l’accoglienza, attraverso i corridoi umanitari ed i reinsediamenti europei: abbiamo proceduto al trasferimento di rifugiati dalla Libia e da altri Paesi. Siamo l’unico Paese europeo impegnato in evacuazioni dirette dalla Libia e siamo un esempio positivo per tutta l’Unione Europea. Puntiamo all’accoglienza per chi ne ha diritto ed ai rimpatri per tutti gli altri: sono elementi cruciali per la coerenza dell’intero quadro migratorio. Ad oggi l’Italia ha firmato accordi di riammissione con circa 30 Paesi: alcuni funzionano bene, altri necessitano di correttivi. Stiamo lavorando per accrescere e migliorare le relazioni bilaterali, come è avvenuto con il Marocco e con la Tunisia. Possiamo già contare su alcuni accordi di riammissione con alcuni Paesi, conclusi dall’Unione Europea: si tratta di 17 accordi e 6 protocolli operativi, che vanno a favore di tutti gli Stati membri dell’Unione, ma crediamo che il loro numero e la loro efficacia debbano essere aumentati”, ha puntualizzato Di Maio dedicando infine una riflessione sull’UE. “Le nuove istituzioni dell’Unione Europea si sono insediate e la priorità della Commissione è il nuovo patto sull’immigrazione e sull’asilo; nuove proposte in tal senso dovrebbero essere avanzate nel febbraio prossimo. È il momento d’incidere per condurre l’Unione Europea verso quei principi di solidarietà e condivisione che, da troppo tempo, l’Italia invoca. L’intesa raggiunta a La Valletta il 23 settembre scorso tra Italia, Germania, Francia e Malta è stato solo un passo iniziale: il significato è stato per lo più politico e va implementato. Ora è il momento d’insistere a Bruxelles”, ha concluso Di Maio. (Maria Stella Rombolà/Inform)

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail
Powered by Comunicazione Inform | Designed by ComunicazioneInform