direttore responsabile Goffredo Morgia
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INFORMAZIONI DEL GIORNO – NEWS PER GLI ITALIANI ALL'ESTERO

L’audizione del direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del Maeci, Giampaolo Cantini, sulla riorganizzazione del settore avviata con la riforma

COOPERAZIONE ALLO SVILUPPO

Oggi alle Commissioni riunite Affari costituzionali ed Esteri della Camera dei Deputati ed Esteri del Senato

Il punto sul processo di riorganizzazione di Maeci e Direzione generale per rispondere all’intervento legislativo che ha riformato la cooperazione italiana. Sentita anche la direttrice della nuova Agenzia italiana per la cooperazione, Laura Frigenti

 

ROMA – Si è svolta questa mattina davanti alle Commissioni riunite Affari costituzionali ed Esteri della Camera dei Deputati ed Esteri del Senato l’audizione del direttore generale per la Cooperazione allo sviluppo del Maeci, Giampaolo Cantini, in merito alla riorganizzazione della stessa Direzione generale resasi necessaria in seguito alla riforma della cooperazione italiana (la legge n.125 approvata nell’agosto del 2014).

L’innovazione normativa ha infatti comportato un rinnovamento della stessa Direzione generale, il cui processo – ancora in corso – è stato riportato da Cantini al Parlamento, chiamato ad esprimersi nell’ambito dell’esame dello schema di decreto presidenziale recante il regolamento di riorganizzazione del Maeci.

Cantini ha precisato come ad oggi l’articolazione della Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo si trovi in una “situazione di ibrido”: provvisoriamente, infatti, in attesa del regolamento organizzativo richiesto della nuova norma, è stata soppressa l’unità tecnica centrale – assorbita dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo – ma sono rimasti i 12 uffici legati all’impostazione della legge precedente (la n.49 del 1987); uffici che dovranno ora ridursi a 7 tra uffici e unità e che saranno articolati – spiega il direttore generale – in base alle funzioni assegnate alla Direzione. A questo proposito Cantini cita quelle di indirizzo, programmazione e trattazione di alcune tematiche di politica estera, soffermandosi in particolare sull’area delle cooperazione multilaterale, con organizzazioni di analoga sfera di intervento afferenti alle Nazioni Unite, all’Ocse, a G7 e G20 e all’Unione Europea. In quest’ultimo caso, si evidenzia un’estensione dell’impegno del nostro Paese, che “si è dotato in questi anni di strumenti importanti per richiedere dei progetti in cooperazione delegata all’Unione Europea” e, in seguito all’avvenuto accreditamento da parte della Commissione, ha “ottenuto progetti importanti” che sono stati svolti con il Fondo europeo per lo Sviluppo e avanzato proposte relative ad incrementare anche l’utilizzo di modalità come il blending – la concessione di crediti e aiuti volti a mobilitare investimenti privati – su progetti di sviluppo ed elettrificazione rurale o la costruzione di infrastrutture in aree geografiche specifiche. Accanto a queste iniziative, l’Italia concorre all’impostazione di una programmazione congiunta in materia di cooperazione e alla revisione in corso degli strumenti di attuazione dell’Agenda per lo sviluppo sostenibile.

Affidati alla Direzione generale anche gli interventi di emergenza e assistenza umanitaria, di ripartizione della risorse tra le diverse materie di sua competenza e di valutazione della gestione dei fondi, con il ricorso a soggetti esterni con procedure di evidenza pubblica. Assicurata anche la funzione di segreteria e il supporto agli organi collegiali quali il Comitato congiunto – composto da ministro degli Esteri o vice ministro, direttore generale e direttore dell’Agenzia e che è sostanzialmente l’organo deliberativo, – il Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo, organo di governance e politico del settore, e il Consiglio nazionale per la cooperazione, che ha funzioni consultive, di proposta e di impulso.

Cantini segnala inoltre come nello schema di decreto all’esame delle Commissioni vi siano “alcune revisioni e aggiustamenti di competenze tra Direzioni generali del Maeci”. Tra quelle assegnate ora alla Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo, la politica europea di vicinato, le tematiche del finanziamento per lo sviluppo (inclusi strumenti di finanza innovativa o tematiche relative alle rimesse degli emigrati) e i rapporti con le banche multilaterali di sviluppo, competenze sino ad oggi svolte dalla Direzione generale per la Mondializzazione e le questioni globali. In particolare, il direttore generale tiene a segnalare come l’aiuto pubblico allo sviluppo sia solo una componente della cooperazione, cui si affiancano sempre più risorse derivanti da partenariato pubblico e privato o di natura unicamente privata.

Sull’articolazione delle competenze formulata dalla nuova normativa si sono soffermate nel corso del dibattito Lia Quartapelle (Pd), Maria Edera Spadoni (M5S) ed Elda Locatelli (Misto), sollecitazioni cui Cantini ha risposto evidenziando come lo schema delineato, pur di “architettura complessa”, poiché coinvolge ministro, vice ministro con delega alla cooperazione, Agenzia e Cassa depositi e prestiti nel ruolo che le viene ora affidato di “banca dello sviluppo”, e “in fase di rodaggio”, stia dimostrando operatività con un “raccordo tra i diversi attori fino ad oggi molto agevole”. Resta da ricordare come la fase di programmazione – da svolgersi in stretto rapporto con l’Agenzia – abbia scontato quest’anno i tempi necessari all’insediamento della stessa, con lo slittamento del bando dedicato agli organismi della società civile la cui pubblicazione viene annunciata però nelle prossime settimane, con graduatoria probabilmente nel prossimo mese di ottobre. In fase di finalizzazione – assicura Cantini – anche la convenzione con la Cassa depositi e prestiti nella nuova funzione assegnatagli dalla legge. In questo modo sarà possibile una sempre maggiore integrazione tra Maeci, Agenzia e Cassa che diverranno – assicura il direttore generale – “braccia operative di uno stesso organismo”.

Di seguito anche l’audizione di Laura Frigenti, direttrice dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, che ha segnalato di condividere le considerazioni di Cantini sulla “fase di rodaggio” degli organismi istituzionalmente preposti alla cooperazione italiana – la sua nomina risale a novembre 2015. Richiamata in particolare l’impostazione della normativa, che affida alla Direzione generale per la Cooperazione del Maeci il compito di vigilanza e indirizzo nei confronti dell’Agenzia, un’impostazione – rileva Frigenti – cui “dovrebbe convergere tutto il quadro normativo, anche quello secondario, ancora in fase di definizione”. Il suggerimento al legislatore è dunque quello di far aderire le norme e i regolamenti il più possibile allo “spirito della legge”. “Il rapporto pragmatico che si è instaurato con la Direzione generale ci ha consentito un operato di cui siamo orgogliosi, svolto nei tempi giusti e con qualità accettabile – ha rimarcato ancora Frigenti, pur augurandosi un “aggiustamento maggiore”, in linea con il dettato di una legge lungamente attesa. (V. P. – Inform)

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