SENATO DELLA REPUBBLICA
Alla 7^ Commissione e al Comitato per le questioni degli italiani all’estero
L’incontro si è svolto nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo
ROMA – Nell’ambito dell’indagine conoscitiva sullo stato di diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo si è svolta al Senato, davanti alla 7ma Commissione e al Comitato per le questioni degli italiani all’estero, l’audizione di Paolo Balboni, presidente del Centro linguistico di Ateneo e direttore del Centro di ricerca sulla didattica delle lingue dell’università Ca’ Foscari.
L’incontro è stato introdotto dal presidente del Comitato Claudio Micheloni che ha ricordato come in una recente missione a Zurigo alcuni esponenti del Comitato abbia avuto modo di incontrare i rappresentanti del mondo della diffusione della lingua e cultura italiana presenti in quell’area. Micheloni ha anche annunciato che domenica prossima prenderà il via la missione che porterà una delegazione del Comitato a Buenos Aires, San Paolo e Caracas.
Ha poi preso la parola Paolo Balboni che ha in primo luogo sottolineato la necessità di una visione di insieme per la promozione della nostra lingua e cultura all’estero. Una guida che consenta di capire a chi debba rivolgersi l’offerta della lingua italiana. Secondo Balboni infatti c’è chi nel mondo studia la nostra lingua perché o “si sente ancora italiano”, ad esempio nel sud del Brasile dove si contano
43 associazioni di docenti di italiano e la discendenza ha un valore reale, o per motivazioni di lavoro, è il caso dei Balcani dove la presenza di grandi industrie del nostro Paese (ad esempio Fiat) sta facendo moltiplicare il numero dei studenti di economia e ingegneria che vogliono apprendere la nostra lingua. Stesso discorso anche per la Grecia dove l’italiano è studiato da chi lavora nel settore turistico. Per Balboni vi è un poi un terzo ambito di diffusione della nostra lingua, ovvero le scuole di elite in Cile, Argentina, Turchia, Russia e Nord America. “Da un lato quindi – ha spiegato Balboni – abbiamo gli italiani all’estero che vogliono conservare le loro radici, dall’altro vi sono scuole di italiano dove si crea classe dirigente. Sto parlando di due investimenti completamente diversi, pur se rivolti a discendenti di italiani. .. Noi- ha proseguito Balboni – siamo abituati a dire, la scuola italiana non va bene, ma all’estero, soprattutto per quanto riguarda il liceo scientifico, la nostra scuola gode di molto prestigio ed è vista come una realtà equilibrata… Tutti questi settori della promozione della nostra lingua all’estero, – ha aggiunto Balboni – compreso quello che si rivolge ai Paesi dove non sono presenti discendenti italiani, avrebbero bisogno di una cabina di regia politica, oggi mancante, che sappia indicare dove vogliamo andare con l’italiano nel mondo”. Balboni ha anche segnalato l’esigenza di avere maggiori certezze sui tempi e sull’entità delle scarse risorse pubbliche erogate ogni anno per le strutture, come enti gestori e Dante Alighieri, che operano per la diffusione della nostra lingua nel mondo.
Ha poi ripreso la parola il presidente Micheloni che ha sottolineato sia la necessità di avere un unico luogo volto ad elaborare e gestire i progetti per la promozione linguistica all’estero, sia la sua contrarietà ad un possibile intervento del Maeci su questa materia che non tenga conto del lavoro portato avanti dal Comitato e dalla 7° Commissione su questa materia. Dal canto suo il senatore del Pd Francesco Giacobbe, eletto nella ripartizione Asia, Africa, Oceania e Antartide, ha evidenziato come a tutt’oggi la lingua italiana debba fronteggiare la crescente competizione delle lingue del Medio Oriente. Giacobbe ha anche segnalato la necessità di coinvolgere le scuole pubbliche e private dei vari Paesi nella diffusione di massa della lingua italiana. Anche Giacobbe si è poi soffermato sulla necessità di dare certezze all’erogazione dei fondi pubblici per gli enti gestori e di coordinare gli interventi per la promozione della lingua italiana all’estero. Il senatore del Pd ha infine chiesto a Paolo Balboni indicazioni su possibili soluzioni a questi problemi. A seguire è intervenuta la senatrice Maria Mussini (Misto- MovimentoX) che ha ricordato come negli ultimi anni la mancanza di una politica in questo settore abbia finito per cristallizzare la dispersione delle varie iniziative per l’estero. “Io non contraria agli ente gestori, – ha precisato la Mussini – ma chiunque operi all’interno del sistema per la promozione della lingua all’estero deve avere un coordinamento centrale… Se si vuole l’italiano come lingua e veicolo di cultura ci deve essere una linea politica nazionale, un centro pensante, altrimenti l’italiano diventerebbe un bene di mercato così come gli altri, e come tale verrebbe gestito”.
Dopo l’intervento del vice presidente del Comitato Claudio Zin (Maie) che ha ricordato come spesso per molti connazionali in Argentina l’invio degli studenti nelle scuole italiane rappresenta una tradizione di famiglia ed ha auspicato la valorizzazione delle vere scuole italiane all’estero, in sede di replica Paolo Balboni, si è detto contrario alla possibile creazione di un’agenzia terza per il coordinamento degli interventi per la lingua italiana all’estero. “Non c’è bisogno – ha spiegato Balboni – di un’agenzia che diventi agente, cioè che faccia le cose che possono essere portate avanti da un esecutivo in ogni sua concretizzazione, ad esempio da un sottosegretario, dopo aver sentito le linee guida che gli vengono dal Parlamento ed in particolare dai parlamentari eletti nella circoscrizione Estero. Per un’ipotetica agenzia vedo invece un gruppo di esperti che abbia il compito di informare il decisore della linea politica e il decisore operativo Questo possiamo farlo , ci sono le persone e le competenze, ma non c’è bisogno di un’ulteriore Ente”. Balboni ha inoltre segnalato l’esigenza sia di evitare competizioni nella promozione della nostra lingua fra Istituti Italiani di Cultura e i Comitati della Dante, ad esempio nei paesi dove gli iscritti ai corsi della Dante sono nettamente preponderanti, sia di puntare negli Stati Uniti, dove i discendenti italiani sono perfettamente integrati, su una diffusione linguistica basata sullo status italiano e sul lusso. Balboni ha infine auspicato la realizzazione di un indagine conoscitiva volta a capire in quale aree geografiche l’insegnamento dell’italiano venga recepito come riscoperta delle radici culturali da parte dei discendenti, oppure visto come un simbolo di lusso o semplice strumento di lavoro. (G.M. – Inform)